mercoledì 18 gennaio 2012

Lee Carrell Il sangue che resta

Oggi parliamo di una storia piena di fascino e magia.

Jennifer Lee Carrell, Il sangue che resta Superpocket


«Amavo Angus, Kate.
Per lui ho lasciato il palcoscenico, l’adulazione del mondo, perché mi bastava. Ne è valsa la pena.
Lei in particolare può capire quale importanza abbia.
Non le sto chiedendo di trovare il suo assassino.
Le sto chiedendo di trovare il manoscritto. Mi aiuterà?»


Anno del Signore 1606. Nella residenza reale di Hampton Court l’atteso debutto del Macbeth, la tragedia più fosca di William Shakespeare, si macchia di sangue: un attore trova la morte in un delitto che riecheggia l’efferata violenza della finzione scenica. Da allora, per la gente di teatro, il Macbeth diventa il “dramma scozzese”, la tragedia innominabile perché maledetta. Quattrocento anni dopo, nel castello di Dunsinnan sulle gelide colline della Scozia, dove Macbeth fu assassinato, una compagnia di attori si è radunata per le prove di una nuova messinscena della tragedia, diretta da Kate Stanley, la brillante studiosa che di Shakespeare conosce ogni riferimento all’occulto. Quando l’attrice che interpreta Lady Macbeth sparisce all’improvviso, la leggenda della maledizione riaccende antiche superstizioni e paure. E Kate, tormentata da spaventose visioni notturne, capisce che il pericolo è reale e che solo cercando tra le pagine di una versione perduta dell’“opera senza nome”, potrà scoprire l’identità di un serial killer inafferrabile, e sventare il crudele disegno che fa di lei stessa la prossima vittima.


La tragedia maledetta di Shakespeare
L’ossessione di un serial killer


Una leggenda che si tinge di sangue


Premetto che non amo i romanzi scritti in prima persona. Non li amo perché trovo siano ristretti nella narrazione. Non mi piace che il protagonista si racconti; mi piace una narrazione estranea ai personaggi, che li descriva per come sono esteriormente, con i loro pregi e difetti, che ci racconti ciò che provano interiormente anche se il sentimento che li pervade è inconfessabile. Un personaggio che si narra è per forza di cose mendace o poco interessante. Mendace perché non ammetterebbe mai di avere pensieri poco onorevoli o molto cattivi; poco interessante perché se il personaggio non ha un lato oscuro e un carattere sfaccettato allora non vale la pena conoscerlo.


Questa storia è scritta in prima persona e ciò già esclude la protagonista dal novero dei personaggi interessanti. Fortunatamente lo sono gli altri e lo è anche l’oggetto del contendere: Macbeth, la tragedia di Shakespeare su cui è nata una sorta di superstizione tra gli artisti teatrali che vuole non si debba nominare o lo si debba fare il meno possibile. Se andassimo a spulciare pubblicazioni sul teatro o interviste ad attori troveremmo spesso la definizione di Scottish Play per indicare il Macbeth.


Tutto il romanzo non è che un tributo al Macbeth in tutte le sue sfumature.


Innanzitutto saremo trasportati nella meravigliosa Scozia, teatro della tragedia shakespeariana e anche degli eventi narrati.



Saliremo sulla collina di Dunsinnan Hill, luogo instabile poiché indicato dalla tradizione locale come collina del Piccolo Popolo (Fate). E si sa, chi si inoltra da solo su un luogo delle Fate potrebbe varcare la soglia del loro mondo per non fare più ritorno.





Ci inoltreremo nella foresta di Birnam, citata nel Macbeth, dove solo un albero è sopravvissuto all’antica foresta primordiale.


Scopriremo alcuni aspetti della Wicca, la magia cosiddetta bianca, che si contrappone alla stregoneria o magia nera. La Wicca è un tributo alla natura e i suoi rituali possono richiedere strumenti quali coltelli e calderoni.












Scopriremo che John Dee, astrologo della regina Elisabetta I, possedeva uno specchio di ossidiana con il quale tentava di evocare visioni del futuro.




Conosceremo l’attrice Ellen Terry, che si dice sia stata la miglior lady Macbeth nella storia del teatro.


Conosceremo anche il regista Beerbohm Tree che girò una pellicola sul Macbeth all’epoca del cinema muto, della quale ci rimane solo qualche fotogramma.




Ma soprattutto ci immergeremo in paesaggi affascinanti e oscuri, luoghi che ancora conservano le energie che in epoche dimenticate furono evocate e incanalate attraverso la costruzione dei cerchi di pietre. Colli e laghi che ospitano castelli ai loro piedi...
... e ancora risuonano delle urla di antichi delitti e della presenza di spiriti tormentati.








Lettura affascinante più per gli spunti che offre che per la capacità narrativa.


Ora non ci resta che andare a leggerci Macbeth!


Nulla esiste tranne ciò che non esiste” Macbeth, Shakespeare

giovedì 5 gennaio 2012

Glenn Cooper, Il marchio del diavolo




Eccoci a parlare dell’ultima di Glenn Cooper, Il marchio del diavolo, Edizioni Nord.



Cooper ci ha stregato con le sue opere precedenti: la biblioteca dei morti, Il libro delle anime e La mappa del destino.



Anche questa volta si cimenterà in una narrazione politemporale (non so se ho inventato la parola ma rende bene l’idea di una trama dispiegata su diverse assi temporali).



Devo dire che ho trovato un livello leggermente sotto tono rispetto ai lavori precedenti. Resta comunque una storia piena di stimoli per l’immaginario e per la voglia di saperne di più sui luoghi e i personaggi.



Ecco la quarta:



Un enigma attraversa la storia di Roma e sfida antiche maledizioni in Il marchio del diavolo di Glenn Cooper. Già affermato autore-best seller di la Biblioteca dei morti e de La mappa del destino, Cooper accosta epoche storiche molto diverse tra di loro in un giallo storico che lascia in bilico il lettore fino all’ultima pagina. Siamo tra le splendide rovine romane e una serie di scheletri ritrovati in un columbarium del I secolo d.C. dà il via a misteriosi e drammatici accadimenti. Questi resti sono l’imput per lo scioglimento di enigmi millenari, di simboli astrologici e di un libro maledetto. A chi toccherà risolvere il mistero dovrà mettere a rischio la propria pelle e quella di chi ama, scavando in un passato nebuloso e intricato. L’autore fa un salto nel passato riconducendo la storia ad una leggendaria eclissi lunare del 1139 che un uomo attende come una profezia. E’ notte e centododici stelle apparse in quel momento svelano all’umanità che saranno 112 i Papi che si succederanno al soglio pontificio prima della fine del mondo. L’uomo aspettava questo momento astrale per un segno unico, una profezia destinata a svelarsi nel tempo. Nella Città Eterna del 64 D.C. la capitale è nuovamente in fiamme. Un conflitto religioso divampa nelle case e tra i sacrali monumenti: all’inizio sembra esserci sotto un gioco di poteri, invece i colpevoli sono i seguaci di un culto religioso settario. Gli adoratori del demonio vengono però presto smascherati e uccisi dai cristiani. In un intricato e coinvolgente salto temporale Glenn Cooper ci conduce nell’ultimo scorcio di passato, conducendoci in una Cambridge del 1584 dai toni noir, in cui Christopher Marlowe combatte contro un nemico sconosciuto che da migliaia di generazioni si porta dietro. Per Marlowe però non è ancora giunto il momento della battaglia finale, deve solo inviare un messaggio per chi lo succederà. Quale posto migliore per nascondere un segreto che tra le pagine di un libro? Nella scrittura e in una tragedia che glorifica la sua discendenza, Marlowe tramanda il messaggio. Spetterà a chi viene dopo di lui snodare l’inghippo e procedere verso lo scontro finale. In Il marchio del diavolo il luogo è Roma e il tempo è il 2011







Cooper ci trasporterà indietro nel tempo fino al I secolo d. C. nelle catacombe di San Callisto








nella Roma imperiale di Nerone che perseguitò i cristiani accusandoli dell’incendio della Città Eterna del quale forse fu responsabile egli stesso.



Assisteremo all’ispirazione di Malachia il vescovo Irlandese che, intorno al 1140, profetizzò le successioni papali, sino al tempo in cui Petrus Romanus chiuderà la lista dei papi assistendo alla caduta di Roma.



"In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus,



qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis



collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen"



La traduzione è la seguente:




"Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il



romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste



saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile



giudice giudicherà il suo popolo. E così sia."







Saremo poi catapultati in piena età elisabettiana, quando Christopher Marlowe scrisse il suo Faust (1590) del quale esistono due versioni. Fu quello un periodo di lotte furiose e tragiche tra cattolici e protestanti, lotte che insanguinarono anche troni come quello di Scozia, quando Maria Stuart fu fatta decapitare per tradimento da Elisabetta I.







Sembra che Marlowe abbia fatto parte dei servizi segreti della regina Elisabetta, sotto la guida di Walsingham e sembra che abbia intrattenuto rapporti con John Dee, matematico, alchimista, ermetico e astrologo di fiducia della regina.



Le atmosfere cupe evocate da Cooper sembrano fuoriuscire dalle pagine pervadendo l’ambiente, nonostante ciò non posso dire di essere stata catturata da questa lettura.



Forse la totale mancanza di carisma della protagonista, una suora, smonta leggermente il naturale coinvolgimento del lettore che non riesce ad immedesimarsi in una protagonista così dimessa ai limiti della sciatteria.



Molto più interessanti sono i personaggi che circondano la nostra suorina; parenti spavaldi (come la sorella della protagonista: Micaela), irruenti (come il fratello: Zazo), intelligenti (come il padre: Carlo).



Ne consiglio comunque la lettura se, come me, siete affascinati dal teatro elisabettiano, se amate Roma e avete letto qualcosa sulla profezie di Malachia.






FAUST: Ah, Faust,
ora hai solo un'ora di vita,
poi sarai dannato per sempre.
Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate,
che il tempo cessi e la mezzanotte non arrivi mai.
Occhio lieto della natura, sorgi, sorgi di nuovo e fai
un giorno eterno, o fai che un'ora duri
un anno, un mese, una settimana, un giorno,
che Faust possa pentirsi e salvare l'anima.
Lente lente currite noctis equi (lentamente, lentamente correte, o cavalli della notte).
Le stelle ruotano, il tempo corre, l'orologio suonerà,
verrà il demonio e Faust sarà dannato

mercoledì 4 gennaio 2012

Eroe di Caparezzza






“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

Sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe





martedì 3 gennaio 2012

Finale di partita

Sul sito della 7 c'è uno speciale di Diego Bianchi chiamato 'Finale di partita'. Lo trovate anche sul suo blog.

E' un assoluta prova di genio sarcastico-romanesca tutta incentrata sugli ultimi avvenimenti del nostro triste e bel paese.
Descrivere il documentario, prodotto e diretto dallo stesso Bianchi alias Zoro, non rende assolutamente giustizia.
Sicuramente chi è di Roma lo apprezzerà maggiormente, ma lo consiglio a tutti gli anti berlusconiani.
Zoro è un giornalista e blogger che collabora con giornali e trasmissioni come quella della Dandini sia su Rai 3 che sulla 7.

venerdì 2 dicembre 2011

Resti caucasoidi in America

Sempre il libro di Rollins offre uno spunto molto interessante: esistono diversi resti umani di origini caucasoidi su territorio americano. I nativi, come è noto hanno un DNA ascrivibile ai ceppi asiatici, quindi questi resti non sono di nativi americani, né dei popoli mongoli che migrarono attraverso lo stretto di Bering in epoca glaciale.
La foto qui sopra mostra una ricostruzione facciale dell'uomo di Kennewick.

Questo è il nome dato ai resti di un uomo preistorico ritrovato nel letto del Fiume Columbia vicino a Kennewick, nello stato di Washington (U.S.A.), il 28 giugno 1996. La scoperta dell'uomo di Kennewick fu accidentale: fu trovato durante una gara di idroplano da una coppia di spettatori .


Il ritrovamento dei resti scatenò discussioni riguardanti la relazione con i diritti religiosi dei nativi americani e l'archeologia. Basandosi sulla normativa "Atto di Protezione e Rimpatrio delle Tombe dei Nativi Americani", cinque gruppi di nativi americani (Nez Perce, Umatilla, Yakama, Wannapum e Colville) reclamarono i resti ritrovati come loro proprietà per essere seppelliti secondo la tradizione. Solamente gli Umatilla proseguirono con la petizione presso la corte.


Nel febbraio del 2004 la corte decise che se non si fosse trovata una relazione culturale tra le tribù ed i resti, avrebbe permesso di approfondire gli studi scientifici.


Nel luglio 2005 scienziati provenienti da tutti gli Stati Uniti si riunirono a Seattle per dieci giorni a studiare i resti, facendo misurazioni dettagliate e determinando la causa della morte. Dalle ricerche emerse che il cranio era di un Caucasoide e dalla datazione con il metodo del carbonio-14 risultava avere 9000 anni.


Questi risultati esclusero che si trattasse di un nativo americano, e ipotizzavano che un individuo di provenienza europea avesse raggiunto l'America attraversando lo Stretto di Bering nel periodo di glaciazione di quell'area.


Partendo da uno stampo del cranio, gli anatomisti James C.Chatters e Thomas Mc Clelland hanno ricostruito il viso dell'uomo di Kennewick.


Il suo corpo fu sepolto intenzionalmente sulla riva del fiume, la sua non fu una morte accidentale come si era sospettato. Aveva meno di 40 anni e nel fianco aveva conficcata una punta di lancia, ma l'incidente era accaduto quando l'uomo aveva 15 o 20 anni. Non fu quindi la causa della sua morte. Mancano informazioni precise su dove l'uomo era vissuto, quale fu la sua alimentazione, da dove veniva. Le analisi chimiche delle ossa e dello smalto dei denti ci daranno queste risposte nel prossimo futuro. Resta da chiarire anche come mai la forma del cranio è stretta e allungata, "cauicasoide", non affine a quella degli indiani d'America ma piuttosto agli Ainu.


Abbiamo anche altri ritrovamenti disseminati nel territorio USA.


La mummia della Caverna dello Spirito è un reperto antropologico scoperto nel 1940 all'interno della Caverna dello Spirito, una grotta naturale situata in Nevada nella regione del Bacino dei Grandi Laghi.


Il corpo, di sesso maschile e denominato Spirit Cave Man ("uomo della Caverna dello Spirito") è in parte mummificato, coperto con stuoie finemente tessute e mocassini realizzati con pelli di tre animali diversi e lavorati in modo ricercato. All'epoca del ritrovamento fu attribuita un'età di 2000 anni fa, ma nel 1996 una successiva rivalutazione con l'analisi del carbonio 14 portò a una stima di 9400 anni. Ulteriori analisi condotte da Douglas W. Owsley per conto della Smithsonian Institution, hano portato infine a una stima di 10630 anni.


Lo studio del cranio eseguito dalla Smithsonian Institution e dall'Università del Tennessee rivela un'origine europoide di tipo caucasico. A fianco dell'uomo furono rinvenuti i resti di un altro essere umano di sesso femminile morto a un'età stimata di 14 anni.


Negli anni successivi furono rinvenuti ulteriori resti di tipo europoide-caucasico, come l'Uomo di Kennewick (9600 anni) nello Stato di Washington e la Donna di Peñon (13000 anni) in Messico, le mummie dei Paracas e quelle dei Chachapoyas in Sud America.


Questi ritrovamenti hanno dato origine ad alcune nuove teorie su una migrazione di origine europea risalente a 15000-20000 anni fa poi soppiantata, anche con metodi violenti (vedi ad esempio resti del massacro dei Si-Te-Cah ritrovati nella Cava di Lovelock vicino a Lovelock in Nevada) dalle invasioni mongoloidi giunte dalla Siberia; similmente a ciò che accadde agli Ainu (a cui si attribuisce un'altra teoria colonizzatrice non mongoloide dell'America) in Giappone.

Similarità tra Ebraico e Uto Azteco



Nel Teschio sacro di James Rollins si parla di una teoria archeologica singolare riguardante le origini di alcune popolazioni di nativi americani. la teoria deriva dalla credenza Mormone che i nativi altro non siano che una tribù israelitica esiliata ai tempi dell’esodo, che attraversò il pianeta per giungere nel continente americano. Al di là delle suggestioni religiose troviamo degli studi genetici e linguistici. Gli studi genetici ci dicono che i nativi hanno origini asiatiche anche se alcuni dati rilevano delle affinità con ceppi semitici.



Sono invece sorprendenti le conclusioni degli studi linguistici.



Qui troverete l’articolo di Sorenson Was there hebrew languagew in ancient america, che rileva sostanziali somiglianze tra la lingua semitica e l’uto azteco (ceppo linguistico che riunisce gran parte delle popolazioni native del ovest (da nord a sud)



http://maxwellinstitute.byu.edu/publications/jbms/?vol=9&num=2&id=228



Ecco un assaggio della comparazione linguistica fatta da Sorenson















































































































HEBREW/SEMITIC



UA



baraq 'lightning'



berok (derived from *pïrok) 'lightning'



sekem/sikm- 'shoulder'



*sikum/sïka 'shoulder'



kilyah/kolyah 'kidney'



*kali 'kidney'



mayim/meem 'water'



meme-t 'ocean'



EGYPTIAN



UA



i'w 'old'



*yo'o 'old'



sd 'tail'



*sari 'tail, dog'



qdi/qty 'go round'



*koti/koli 'turn around, return'



(Coptic kote 'go round, turn self')



thw 'drunkard'



*tïku '(be) drunk'



dbh 'ask'



*t—pina/*tïpiwa 'ask'



qni 'sheaf, bundle'



*kuni/kuna 'bag'



bit 'bee'



*pita 'wasp, bee'



km '(be) black'



*koma 'dark color, black, brown, gray'



(Coptic kmom v., kame adj. '[be] black')



dqrw 'fruit'



*taka/tuku 'fruit'



sbk 'crocodile god'



sipak-tli 'crocodile' (Nahuatl)





ecco un elenco (da Wikipedia) delle popolazioni con ceppo linguistic uto azteco



Lingue Uto-azteche settentrionali



Si tratta in tutto di 16 lingue (di cui 3 estinte) suddivise in quattro gruppi:





Lingue Uto-azteche meridionali



Si tratta di circa 60 lingue, di cui ne sopravvivono 48, suddivise in due gruppi principali:



martedì 29 novembre 2011

James Rollins, Il teschio sacro


Eccomi di nuovo a parlare di libri.
Non potevo perdermi l'ultimo di James Rollins!

Ecco la quarta:





Utah, 18 maggio. Centinaia di cadaveri mummificati raccolti intorno a un teschio rivestito d'oro: a prima vista, sembra il macabro epilogo di un antico rituale suicida; ma, per l'antropologa Margaret Grantham, c'è qualcosa che non quadra. Anzitutto, sebbene risalgano al XII secolo, i resti trovati in quella caverna nel cuore delle Montagne Rocciose non sono riconducibili a nessuna popolazione indigena; inoltre l'arma usata è un pugnale forgiato in una particolarissima lega d'acciaio, impossibile da realizzare anche con le tecniche più all'avanguardia. Washington, 30 maggio. Painter Crowe, direttore della Sigma Force, è sconcertato: sua nipote Kai, un'attivista per i diritti dei nativi americani, è stata accusata di aver fatto esplodere la bomba che ha distrutto una grotta nello Utah, causando la morte della professoressa Grantham. Convinto che la ragazza sia innocente, Painter si lancia nelle indagini e, insieme con l'amico e collega Grayson Pierce, scopre che quella misteriosa necropoli e quell'enigmatico teschio sacro sono soltanto il primo tassello di un complotto che risale all'epoca coloniale e che rischia di minare le fondamenta stesse degli Stati Uniti. Perché la Dichiarazione d'Indipendenza e la storia della nascita della nazione americana forse sono soltanto una menzogna, una menzogna ideata per occultare una sconvolgente verità...


Grandioso ritorno del nostro amato Rollins e della squadra Sigma al completo.







Percorreremo il globo in lungo e in largo in pieno stile Sigma, cominciando dai superbi paesaggi delle Montagne Rocciose del NordAmerica.





Ci imbatteremo in un antico metallo, l’acciaio Damasco. Il segreto della sua forgiatura è andato perduto nei secoli e ad oggi ancora non è stato riprodotto.






Uno studio sull’acciaio Damasco è stato condotto da un gruppo di ricercatori coordinati da Peter Paufler della Technical University di Dresda e i cui risultati sono stati pubblicati su Nature. L’analisi al microscopio elettronico di una lama saracena del XVII secolo, ha rilevato la presenza di nanotubi di carbonio e, in alcuni casi, di nanocavi in carbonio.















Seguiremo le tracce della civiltà scomparsa degli Anasazi




E scopriremo che l’11 giugno 1776, mentre la questione dell’indipendenza americana veniva discussa, i capi irochesi in visita vennero formalmente invitati nella sala d’incontro del Congresso Continentale. Sia Ben Franklin sia Thomas Jefferson adottarono parti della costituzione irochese per sviluppare la costituzione degli USA.


La risoluzione 331 ottobre 1988 riconosce l’influenza della costituzione irochese sui documenti che costituiscono i fondamenti dello stato americano, prima dei quali la dichiarazione d’indipendenza






Sembra che lo stemma americano nasconda un antico tributo ai nativi: le frecce.











Faremo un salto in Islanda, dove la dorsale atlantica produce continuamente nuove terre grazie alle eruzioni vulcaniche degli hot spots.








visiteremo il Super Kamiokande, l’osservatorio di neutrini giapponese dotato di una cisterna di acqua ultra pura che viene attraversata dai neutrini individuati da fotomoltiplicatori.








Cercheremo le tracce della spedizione di Meriwether Lewis e William Clark, condotta tra il 1806 e il 1808 su ordine di Thomas Jefferson. Ffu la prima spedizione statunitense a raggiungere la costa pacifica via terra. Sembra che Jefferson volesse ottenere il maggior numero di informazioni possibile sui nativi di quei territori inesplorati e sembra che questa sia stata la motivazione principale della spedizione.




Incredibilmente Lewis e Clark non videro Yellowstone anche se vi passarono accanto (circa di 60 Km). I nativi infatti furono talmente evasivi su quell’area che indirizzarono gli esploratori un po’ più a nord, come se avessero voluto tenerli lontani da quella terra di geyser.