giovedì 17 maggio 2012

L'inverno sta arrivando


Cala la notte, e la mia guardia ha inizio.
 Non si concluderà fino alla mia morte.
Io non avrò moglie, non possiederò terra, non sarò padre di figli.
 Non porterò corona e non vorrò gloria. Io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò.
 Io sono la spada delle tenebre.
Io sono la sentinella che veglia sul muro.
Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l'alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini.
Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della Notte.
Per questa notte e per tutte le notti a venire.

Giuramento dei Guardiani della notte

mercoledì 11 aprile 2012

James Rollins, L'ultima eclissi

Ecco l'ultima fatica di uno dei miei autori preferiti: L'ultima eclissi edito da Nord
Andiamo subito alla quarta di copertina:

San Francisco. Durante un'eclissi totale di sole, un violentissimo terremoto scuote la città, che viene ridotta a un cumulo di macerie. E purtroppo non si tratta di un disastro isolato: nello stesso momento, infatti, l'intera costa occidentale del continente americano, dall'Alaska alla Terra del Fuoco, è colpita da una serie di calamità naturali... Okinawa. Karen Grace, un'antropologa di fama mondiale, non crede ai suoi occhi: al largo del Giappone sono emerse due enormi piramidi di metallo, coperte d'iscrizioni in una lingua sconosciuta. E, all'interno di una di esse, Karen trova un manufatto a forma di stella, realizzato con un materiale impossibile da ottenere anche con le tecniche più avanzate e che possiede proprietà sconcertanti... Oceano Pacifico. È un'emergenza nazionale quella che costringe Jack Kirkland, ex ufficiale della US Navy, a rientrare in servizio: l'Air Force One è precipitato in mare, trascinando verso una morte orribile il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, quando giunge sul luogo dell'incidente, Jack si trova di fronte a uno scenario stupefacente: nelle profondità dell'oceano, i rottami dell'aereo sono stati attirati da un gigantesco pilastro rivestito di scritte indecifrabili. Ma Jack capirà ben presto che svelare il mistero di quell'antica colonna è solo il primo passo per fermare la catena di catastrofi che si è abbattuta sulla Terra e che rischia di sterminare il genere umano.


Il romanzo di Rollins ci porta nelle profondità dell’Oceano Pacifico alla ricerca di un antichissimo manufatto dotato di proprietà assolutamente uniche.

Come sempre però il nostro James non ci farà stare fermi per troppo tempo in un singolo luogo. Ecco che ci troveremo a studiare una lingua quasi del tutto ignota ai più e non ancora tradotta per intero: il rongorongo, lingua scritta dell’Isola di Pasqua.


Particolarmente interessante è l’indubbia affinità tra questa lingua e i glifi trovati nella valle dell’Indo, più precisamente a Mohenjo Daro, sito archeologico famoso per i suoi alti livelli di radioattività tutt’ora inspiegati.


Attraverseremo l’intrico di rovine megalitiche di Nan Madol, nell’isola di Pohnpei in Micronesia.

L'area archeologica è composta da circa 100 piccoli isolotti artificiali collegati fra loro da una rete di canali artificiali e ha un'estensione di circa 18 km². La più grande struttura ancora in piedi è il Nan Douwas, le cui mura perimetrali si innalzano per 8 metri e gli edifici interni contengono cripte funerarie.




Devo ammettere che non è il più bel racconto di Rollins. Sarà forse colpa della predilezione che ho per le storie della Sigma force.

La caratteristica che amo di più nel nostro autore è proprio la capacità di intessere una trama avventurosa e fantasiosa intorno a dati scientifici e storici reali e documentabili.

Qui forse manca questa miscellanea tra fantasia e realtà.

Resta comunque un’ottima storia da vivere con gli occhi della mente e della fantasia.

Per i fan di James Rollins.

mercoledì 18 gennaio 2012

Lee Carrell Il sangue che resta

Oggi parliamo di una storia piena di fascino e magia.

Jennifer Lee Carrell, Il sangue che resta Superpocket


«Amavo Angus, Kate.
Per lui ho lasciato il palcoscenico, l’adulazione del mondo, perché mi bastava. Ne è valsa la pena.
Lei in particolare può capire quale importanza abbia.
Non le sto chiedendo di trovare il suo assassino.
Le sto chiedendo di trovare il manoscritto. Mi aiuterà?»


Anno del Signore 1606. Nella residenza reale di Hampton Court l’atteso debutto del Macbeth, la tragedia più fosca di William Shakespeare, si macchia di sangue: un attore trova la morte in un delitto che riecheggia l’efferata violenza della finzione scenica. Da allora, per la gente di teatro, il Macbeth diventa il “dramma scozzese”, la tragedia innominabile perché maledetta. Quattrocento anni dopo, nel castello di Dunsinnan sulle gelide colline della Scozia, dove Macbeth fu assassinato, una compagnia di attori si è radunata per le prove di una nuova messinscena della tragedia, diretta da Kate Stanley, la brillante studiosa che di Shakespeare conosce ogni riferimento all’occulto. Quando l’attrice che interpreta Lady Macbeth sparisce all’improvviso, la leggenda della maledizione riaccende antiche superstizioni e paure. E Kate, tormentata da spaventose visioni notturne, capisce che il pericolo è reale e che solo cercando tra le pagine di una versione perduta dell’“opera senza nome”, potrà scoprire l’identità di un serial killer inafferrabile, e sventare il crudele disegno che fa di lei stessa la prossima vittima.


La tragedia maledetta di Shakespeare
L’ossessione di un serial killer


Una leggenda che si tinge di sangue


Premetto che non amo i romanzi scritti in prima persona. Non li amo perché trovo siano ristretti nella narrazione. Non mi piace che il protagonista si racconti; mi piace una narrazione estranea ai personaggi, che li descriva per come sono esteriormente, con i loro pregi e difetti, che ci racconti ciò che provano interiormente anche se il sentimento che li pervade è inconfessabile. Un personaggio che si narra è per forza di cose mendace o poco interessante. Mendace perché non ammetterebbe mai di avere pensieri poco onorevoli o molto cattivi; poco interessante perché se il personaggio non ha un lato oscuro e un carattere sfaccettato allora non vale la pena conoscerlo.


Questa storia è scritta in prima persona e ciò già esclude la protagonista dal novero dei personaggi interessanti. Fortunatamente lo sono gli altri e lo è anche l’oggetto del contendere: Macbeth, la tragedia di Shakespeare su cui è nata una sorta di superstizione tra gli artisti teatrali che vuole non si debba nominare o lo si debba fare il meno possibile. Se andassimo a spulciare pubblicazioni sul teatro o interviste ad attori troveremmo spesso la definizione di Scottish Play per indicare il Macbeth.


Tutto il romanzo non è che un tributo al Macbeth in tutte le sue sfumature.


Innanzitutto saremo trasportati nella meravigliosa Scozia, teatro della tragedia shakespeariana e anche degli eventi narrati.



Saliremo sulla collina di Dunsinnan Hill, luogo instabile poiché indicato dalla tradizione locale come collina del Piccolo Popolo (Fate). E si sa, chi si inoltra da solo su un luogo delle Fate potrebbe varcare la soglia del loro mondo per non fare più ritorno.





Ci inoltreremo nella foresta di Birnam, citata nel Macbeth, dove solo un albero è sopravvissuto all’antica foresta primordiale.


Scopriremo alcuni aspetti della Wicca, la magia cosiddetta bianca, che si contrappone alla stregoneria o magia nera. La Wicca è un tributo alla natura e i suoi rituali possono richiedere strumenti quali coltelli e calderoni.












Scopriremo che John Dee, astrologo della regina Elisabetta I, possedeva uno specchio di ossidiana con il quale tentava di evocare visioni del futuro.




Conosceremo l’attrice Ellen Terry, che si dice sia stata la miglior lady Macbeth nella storia del teatro.


Conosceremo anche il regista Beerbohm Tree che girò una pellicola sul Macbeth all’epoca del cinema muto, della quale ci rimane solo qualche fotogramma.




Ma soprattutto ci immergeremo in paesaggi affascinanti e oscuri, luoghi che ancora conservano le energie che in epoche dimenticate furono evocate e incanalate attraverso la costruzione dei cerchi di pietre. Colli e laghi che ospitano castelli ai loro piedi...
... e ancora risuonano delle urla di antichi delitti e della presenza di spiriti tormentati.








Lettura affascinante più per gli spunti che offre che per la capacità narrativa.


Ora non ci resta che andare a leggerci Macbeth!


Nulla esiste tranne ciò che non esiste” Macbeth, Shakespeare