mercoledì 26 novembre 2008

Le pillole rosse dell’arte

È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. (Morpheus)

Su Wikiartpedia c’è scritto: il Luther Blissett Project nasce nella primavera del 1994 come il più riuscito esperimento di nome multiplo.
Chi o cosa è Luther Blissett?
- Luther Blissett è un nome collettivo, un efficace strumento per la guerriglia semiologica dalle potenzialità estremamente sovversive.
- L’idea del progetto è fondata sull’etica della condivisione e della circolazione dei saperi e delle idee. Non esiste il genio ma una grande performance globale in cui tutti concorrono a creare tutto. La proprietà privata delle idee non esiste, così come non esistono meriti individuali
- Luther Blissett è allo stesso tempo uno e molti. La sua natura è sottile e sfuggente. Chiunque può utilizzare il suo nome ma nessuno può possederlo, né ingabbiarlo in un’appartenenza. In questo modo egli supera la centralità dell’individuo e dell’identità e diviene un tutt’uno con il mutamento.

Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà? (Morpheus)

Tra le azioni attribuibili a questo nome collettivo ce ne sono un paio che potremmo ricordare.
Nel 1994 la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ cadde nel tranello della ricerca di una persona scomparsa: l'artista inglese Harry Kipper scomparve mentre stava facendo, in mountain bike, un particolare giro (di "turismo psicogeografico") d'Europa per tracciare una linea immaginaria che, unendo varie città, formasse la parola "ART". in realtà Harry Kipper era un altro nome collettivo al quale fu attribuita la paternità dello pseudonimo Blissett.
La decisione di mettere in scena la scomparsa da un lato sottolineava il rifiuto del Genio e l’affermazione della socializzazione dei saperi e della collettività delle idee, dall’altro rappresentava un’inchiesta sui media e una prova della natura transnazionale del fenomeno Luther Blissett. La notte tra il 2 e il 3 gennaio 1995, dopo aver passato il filtro dell’ANSA Blissett diffuse la notizia della scomparsa dell‘artista in Friuli. Il giorno dopo veniva riportata testualmente da tutta la stampa regionale. Pochi giorni dopo anche la trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto?’ si mise sulle tracce di Harry Kipper. Nonostante i dubbi del regista, che sospettava che la scomparsa stessa potesse essere una performance, la troupe, dopo aver ricostruito gli ultimi eventi in Italia si recò in Inghilterra per intervistare alcuni membri della Psychogeographical Association. Poco prima che il servizio andasse in onda un collaboratore della trasmissione scoprì l’inesistenza di Kipper e il servizio saltò.

Nel 1995 una finta telefonata all’ANSA generò una notizia falsa che venne pubblicata sul Resto del carlino: una prostituta sieropositiva bucava deliberatamente i preservativi per infettare tutti i suoi clienti. La classica leggenda metropolitana che viaggia da sé una volta innescato il meccanismo. Lo scopo dell’azione era mettere a nudo i meccanismi di amplificazione delle isterie collettive.
Un discorso più articolato merita la storia di Darko Maver. Ricordo che nel 1999 sulla rivista Flesh Out (ex Flesh Art) apparve il necrologio di Darko Maver, fotografo, con retrospettiva sulla sua arte. Darko Maver, nato a Krupanj nel 1962 era morto nel Carcere di Podgorica il 13 gennaio 1999 durante i bombardamenti Nato. Dalla rivendicazione di Luther Blisset sappiamo che “Darko Maver era nato e vissuto nell'area dei balcani, la stessa oggi spolpata viva dagli interessi economici e geopolitici dei potenti, dalle milizie delle diverse etnie e dalla macchina-avvoltoio dei media. Darko Maver era un artista politicamente scomodo, le sue performance difficili da digerire; ciononostante era ormai pronto per essere assimilato dal sistema dell'arte. Debitamente omogeneizzata, privata della sua forza espressiva la sua opera era già pronta al viatico canonico che attraverso le gallerie, le mostre, il mercato porta alla pace eterna del museo, apice di un processo anestetico, sterilizzante, disarmante..”
Le foto di Maver ritraevano cadaveri mutilati dagli orrori della guerra, corpi che in realtà erano manichini in vetroresina e materiali plastici creati allo scopo di sottolineare lo spirito morboso con cui i media affrontavano la tragedia jugoslava e le terribili storie dei massacri etnici. La 48" Biennale di Venezia e alcune riviste d'arte diedero spazio e notorietà a questo singolare artista. La sua fama crebbe nell’ambiente e alla sua morte vennero organizzate retrospettive. Fu così che Maver finì in un museo. Ma, come dice Blissett “il museo: vero e proprio tempio dove si cerimonia l'arte, è un luogo che falsifica, avvilendola, l'arte che contiene, così come il carcere falsifica rendendola irriconoscibile la vita che nega. E il teorema, una volta ancora, si dimostra esatto: un artista (un'identità), una poetica, le opere e il sistema è pronto a fagocitare tutto, a tradurre in merce quanto era vita”
C’è solo un problema in questa storia; Darko Maver non poteva essere fagocitato poiché non è mai esistito. “Darko Maver, vero nome di un noto criminologo sloveno, è una creatura mediatica. Costruito nei dettagli per penetrare le difese immunitarie del sistema artistico, novello cavallo di Troia, Darko Maver non ha fallito. Nel momento del suo recupero - inevitabile sorte di ogni pensiero/azione per quanto estremo e radicale - nel momento in cui il cappio si serrava, è svanito, rivelando tutto il suo potenziale. (…) Le agghiaccianti foto, presunta testimonianza della sua attività all'accademia di Belgrado, ritraevano autentici feti e aborti che sono stati creduti senza fatica sculture in PVC e vetroresina di proporzioni giganti e persino indossabili! L'ormai famosa opera 'Tanz der Spinne' è composta di immagini reali di omicidi, stupri e violenze di vario genere; nessun manichino è mai esistito e nessun giornale serbo ha mai recensito le performance di Maver. Tutto questo repertorio di immagini raccapriccianti è reperibile nel sito Internet rotten.com e in altri simili, a disposizione di chiunque abbia lo stomaco per vederle.Lo stesso volto di Darko Maver, riprodotto su diverse riviste e decine di siti web, è in realtà quello di Roberto Capelli, storico membro del Luther Blissett Project bolognese.
La verità delle immagini credute simulazioni compensa l'inesistenza di un artista creduto reale.Ma un'artista, per essere tale, necessita di una poetica, di una teorizzazione del suo lavoro. Ecco 'La Dimensione degli Extracorpi' e altri testi deliranti e assolutamente illeggibili - parodia di tutta una serie di teorie nauseabonde sulla mutazione/contaminazione - in cui è impossibile trovare un senso qualsiasi ma di cui un grosso critico, durante l'ultima esposizione del 'caso Darko Maver' il 9-9-'99 a Roma, ha attribuito indignato la paternità a niente meno che Francis Bacon!
In principio erano due siti Internet, l'unica testimonianza dell'esistenza di Maver. Ma Internet come medium non fornisce alcuna garanzia anzi, la facilità di confondere le identità è parte della sua natura; l'essere presente in rete era per l'artista serbo decisamente troppo poco perché qualcuno si interessasse alla sua opera. Darko Maver, o almeno le sue opere, dovevano concretizzarsi materialmente per essere notate, e così è stato
.”
Nel 1998 una galleria di Lubiana espose alcune foto; si diffuse la voce che gli originali in vetroresina erano stati distrutti per censura. Giunsero notizie di un’incriminazione del fotografo per propaganda sovversiva e alla fine l’arresto e la morte in carcere.

Dalla morte al mito il passo è breve. È il momento della celebrazione dell'artista serbo morto sotto i bombardamenti NATO. Il 12-6-99 alla Biennale dei Giovani Artisti, a Roma, il gruppo teatrale Sciattoproduzie dedica all'artista serbo il suo spettacolo-performance intitolato appunto 'Awakening, a tribute to Darko Maver' ed espone nuovamente il materiale documentario sulla sua opera.
Il 23 settembre, alla 48° Esposizione Internazionale d'Arte a Venezia, venne presentato il documentario 'Darko Maver - L'arte della guerra'.
Il 25 dello stesso mese il Centro di Produzioni Multimediali Forte Prenestino di Roma ospitò una retrospettiva dedicata all'opera di Maver. In mostra, oltre alla documentazione delle performance di 'Tanz der Spinne', le opere giovanili fino ad allora inedite, per lo più sculture e collage, realizzate nei primi anni '80.
La presenza di Maver alla biennale veneziana rappresentò senz'altro il massimo obbiettivo perseguibile nel lungo processo dimostrativo della permeabilità di un sistema come quello dell'arte
.”
Immagino che ci siano stati critici e artisti che all’epoca avranno affermato di aver conosciuto Maver.
Come in Matrix, la simulazione fu talmente verosimile da superare la percezione della realtà.
Luther Blissett ci ha offerto la sua pillola rossa e ci ha aperto gli occhi sul mondo caotico dei falsi miti che un ristretto gruppo di individui decide di creare e di farci osannare. L’arte non è tale se non è certificata? Darko Maver, come l’eseguibile di un virus ha infettato e sovvertito il sistema che lo ha ospitato.

So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente, quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole e controlli, senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro. (Neo)