venerdì 7 giugno 2013

Ingiustizia è fatta






di Erri De LucaIl potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù, figlio di Giuseppe, è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.
Da Micromega

giovedì 6 giugno 2013

L'oscurità della logica



E’ appena uscita una che voleva i quiz di logica
 
Le dò il libro, lo compra e poi mi dice: aspetti! qui dice esercizi svolti di logica non quiz!
 
Così sono costretta a spiegarle che un esercizio svolto vuol dire che ha anche la soluzione spiegata passo per passo, così se lo sbagli capisci anche perchè.
 
Poi mi chiede quanto costa. non rispondo e aspetto che giri il libro.
 
Dopo un certo numero di secondi mi chiede: 18? come è scritto qui?
 
Avrei voluto dirle: NO! Il prezzo di questo libro sarà la tua vita e la tua anima immortale che da ora e in eterno sarà mia!
 
Certo che costa 18 euro brutta idiota! Cosa credi che il numero scritto lì dietro sia il numero di volte che  dovrai leggerlo prima di capire cos’è la logica?!
 
A volte è davvero complicato apprezzare gli umani; più li frequento più amo gli animali.

SENTENZA CUCCHI: DICHIARAZIONE DI ANTONIO MARCHESI DI AMNESTY

 

‘Non possiamo che attendere di conoscere le motivazioni di questa sentenza per comprendere se avra’ dato o meno una spiegazione convincente di quanto accaduto a Stefano Cucchi’ - ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

‘Sin d'ora, esprimiamo vicinanza ai suoi familiari e appoggiamo la loro esigenza di verita’ e giustizia, difficili da raggiungere - in questo come in altri casi - ogniqualvolta una persona perde la vita nelle mani delle forze di polizia. Auspichiamo che eventuali ulteriori responsabilita’ che dovessero emergere per la morte di Stefano Cucchi possano essere accertate in successivi gradi di giudizio’.

FINE DEL COMUNICATO                                                                    
Roma, 5 giugno 2013

mercoledì 5 giugno 2013

Femminicidio: analisi di Corigliano


Da Micromega:
Al delitto della giovane Fabiana di Corgliano Calabro è seguita la solita retorica del lutto inatteso e imprevedibile. Nulla di più sbagliato: quel delitto (insieme a tanti altri simili ad esso) è frutto di un clima culturale retrivo e opprimente, che costringe la donna a una sottomissione permanente alla famiglia, alle aspettative del collettivo, e infine al maschio.
di Barbara Befani e Fabio Sabatini

È insopportabile la retorica che vuole “sotto shock” il villaggio, stavolta Corigliano Calabro, in cui si è consumato l’ennesimo femminicidio. È insopportabile la retorica che attribuisce un lutto inatteso e imprevedibile a una famiglia ignara e innocente.

È insopportabile perché ad essere responsabile di questo femminicidio, di tutti quelli avvenuti e di quelli che verranno, è la cultura medievale e sessista condivisa e coltivata nella famiglia, nel villaggio e nel resto del paese. È difficile credere che si senta davvero “sotto shock” un paese in cui tutti sapevano che l’assassino era un violento che girava con il coltello in tasca, che già era stato denunciato per aver spaccato il naso alla vittima, prendendola a pugni, per gelosia (denuncia subito ritirata). Una madre che, appena vede uscire l’assassino dall’ospedale, gli domanda soltanto, secondo il racconto di Niccolò Zancan su La Stampa: “Dove me l’hai buttata?”. Parole che, di per sé, fanno pensare alla vittima come a un oggetto di cui disfarsi o, nell’ipotesi migliore, a un oggetto da consegnare al primo uomo che se la fosse presa in carico. E un padre che si limita ad affermare la sua “mancanza di approvazione” per un uomo che spacca il naso di sua figlia, mostrando apertamente di volerla possedere come un oggetto.

Un villaggio, quello che si presume sotto shock, nel cui bar sport, severo e insindacabile tribunale degli eventi cittadini, circolano commenti dai toni assolutori, che ricordano i problemi che il carnefice, poverino, deve aver avuto per colpa della madre che metteva le corna al padre con un direttore del Comune. Insomma la colpa è sempre di un’altra donna.

Chissà quante volte la famiglia, quel paese, quella cultura, devono aver mandato a Fabiana certi messaggi che la spingevano a sopportare la situazione, a mettere il suo benessere e la sua felicità dopo quella dell’uomo. A farle confondere, prima di dire basta, “amore maschile” con “volontà di controllo” e “amore femminile” con “cedimento alla volontà di controllo”.

Messaggi che sono continuati a pervenire subito dopo il femminicidio, con l’arcivescovo (considerato la massima autorità locale, chiamata a consolare la famiglia della vittima e dare pubblicamente una ragione dell’accaduto al posto di una istituzione dello Stato), che dichiara: “Preghiamo per colui che ha commesso il terribile omicidio, perché prendendo consapevolezza della gravità di quanto ha compiuto non sia sopraffatto da irrimediabili sensi di colpa ma si incontri col Dio della verità e della misericordia, che a tutti offre una strada possibile di giustizia, perdono, conversione, cambiamento di vita”.

Quell’arcivescovo che si preoccupa solo di lui, il carnefice, affinché sia perdonato e non sia sopraffatto dai sensi di colpa. Direbbe mai un arcivescovo che una donna non deve essere sopraffatta dai sensi di colpa? Quell’Arcivescovo che per rimediare alla vicenda sottolinea il bisogno di “puntare su un umanesimo che vede l’uomo per quello che è, bisogna ripartire dall’uomo e metterlo al centro”. No, caro Arcivescovo, questa vicenda ci insegna che l’uomo è già al centro, semmai è la donna che dovrebbe essere messa al centro. Ma per l’Arcivescovo, così come per il resto dell’umanità che continua a usare la parola “uomo” per riferirsi alla generica umanità, le donne non sono persone.

Fabiana è morta come un cane. È stata bruciata viva a 15 anni perché non voleva appartenere a un uomo, a colui che si era messo in testa di esserne il proprietario, con la collaborazione delle famiglie, del paese, della società, del sistema.

Eppure, nelle dichiarazioni del vescovo e nei giornali, nessuna condanna di questo sistema, del clima culturale retrivo e opprimente che costringe la donna a una sottomissione permanente alla famiglia, alle aspettative del collettivo, e infine al maschio, descritto bene da Domenico Naso sul Fatto Quotidiano. “La trattava come un oggetto”, hanno riferito i compagni di scuola della vittima ai giornalisti. Ma nessuno ha sentito il bisogno di denunciare l’oggettificazione del corpo femminile che perpetua la pretesa, il diritto, da parte del maschio, di trattare la propria compagna come un oggetto di sua proprietà.

martedì 4 giugno 2013

TURCHIA, APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL

Amnesty International ha lanciato un appello al primo ministro della Turchia Recep Tayyp Erdo?an chiedendogli di porre fine immediatamente all'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, garantire il diritto alla liberta’ di espressione e di riunione e avviare un'indagine rapida, indipendente e imparziale sull'uso eccessivo della forza al fine di consegnare alla giustizia i funzionari di polizia responsabili dei maltrattamenti dei manifestanti.
L’appello puo’ essere firmato sul sito www.amnesty.it
Ulteriori informazioni
 
A partire dal 29 maggio, oltre 2000 persone sono rimaste ferite in tutta la Turchia quando la polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti.
 
Le proteste sono iniziate il 27 maggio a Gezi Park, in piazza Taksim, nel centro di Istanbul. Alcune centinaia di manifestanti avevano occupato il parco per manifestare contro la sua distruzione per far posto a un nuovo centro commerciale. Nelle prime ore del 29 maggio la polizia ha iniziato a disperderli facendo ricorso a uso eccessivo della forza e a gas lacrimogeni. Durante la notte di giovedi’ 30 maggio, quasi 3000 manifestanti si sono uniti alla protesta. Nelle prime ore del mattino, sono stati allontanati dal parco dalla polizia con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Decine di persone sono rimaste ferite durante l'intervento della polizia.
 
A partire da venerdi’ 31 maggio, le proteste si sono diffuse in tutto il paese e, da domenica 2 giugno, ci sono state centinaia di proteste in 67 province. In base a quanto riportato dall'Associazione medica turca, almeno 1500 persone sono rimaste ferite a Istanbul, 414 ad Ankara e altre 420 a Smirne. L'Associazione medica turca ha dichiarato che la maggior parte delle lesioni sono state causate dall'uso di cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. 
 
Amnesty International condanna l'ampio uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti pacifici. Alcuni video hanno filmato la polizia mentre spara deliberatamente lacrimogeni contro i manifestanti. I gas lacrimogeni, sparati irresponsabilmente ad altezza di persona e in spazi ristretti se non chiusi, persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, sono stati responsabili del maggior numero di ferimenti.
 
Le autorita’ affermano di aver arrestato oltre 1000 persone. Decine di video amatoriali hanno filmato scene delle manifestazioni e mostrano poliziotti che picchiano, prendono a calci e colpiscono con manganelli i manifestanti, anche quando questi sono resi inermi dagli effetti dei gas lacrimogeni.
Nei giorni scorsi, Amnesty International Turchia ha messo a disposizione i suoi uffici di Istanbul per fornire riparo ai manifestanti e soccorsi a quelli feriti

venerdì 31 maggio 2013

Jeux



Torre Canon EOS 1100 D 1/100 sec F/5,6 ISO 1600


Scacchiera  Canon EOS 1100 D 1/100 F/5,6 ISO 1600


 Dado Canon EOS 1100 D 1/100 sec F/5,6 ISO 1600

 
Dadi  Canon EOS 1100 D 1/100 sec F/5,6 ISO 1600


Scrabble Canon EOS 1100 D1/125 sec F/5,6 ISO 3200


Neri Canon EOS 1100 D 1/100 sec F/6,3 ISO 1600

giovedì 30 maggio 2013

Colors

Leva su Canon EOS 1100D 1/60 sec F/4,5 ISO 6400

 Insetto su Canon EOS 1100D 1/100 F/14 ISO 400
 Wall-e su Canon EOS 1100D 1/400 sec F/5,6 ISO 100
Suonatori a Trastevere su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 400

Ciao Franca...


Quel nobel era anche tuo

monologo sullo stupro

mercoledì 29 maggio 2013

Officina corale all'Abbazia di Fossanova

Il 9 Giugno nell'affascinante cornice dell'Abbazia di Fossanova concerto del coro Officina Corale.

E vai Viviana!!

martedì 28 maggio 2013

Le Terre del Ghiaccio e del Fuoco



Bussola su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400




Clessidra su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400




Anello su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400




Orologio solare su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400




Orologio e clessidra su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400





Notturlabio su Canon EOS 1100D 1/125 sec F/5,6 ISO 6400