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venerdì 24 settembre 2010

Raimondo di Sangro, alchimista

Sto leggendo un libro che parla di Raimondo di Sangro. Personaggio a dir poco curioso!

Raimondo di Sangro principe di Sansevero (Torremaggiore 1710 – Napoli 1771) fu un uomo d’armi, letterato, editore, primo Gran Maestro della Massoneria napoletana, nonchè prolifico inventore e intraprendente mecenate.

Nei laboratori sotterranei del suo palazzo, in largo San Domenico Maggiore, si dedicò a sperimentazioni nei più disparati campi delle scienze e delle arti, dalla chimica all’idrostatica, dalla tipografia alla meccanica, raggiungendo risultati che apparvero “prodigiosi” ai contemporanei. In virtù della sua concezione prevalentemente esoterica della conoscenza, di Sangro fu però sempre restio a rivelare nei dettagli i “segreti” delle sue invenzioni.

Il suo messaggio intellettuale è così passato alla posterità soprattutto attraverso il ricco simbolismo della Cappella Sansevero, meraviglia dell’arte mondiale, del cui suggestivo progetto iconografico il principe fu geniale ideatore. Parte di quel messaggio egli affidò anche ai suoi scritti, e in particolare alla Lettera Apologetica, opera che destò sconcerto sia per l’eccezionalità tipografica sia per il controverso contenuto, tanto da essere giudicata “una sentina di tutte l’eresie” e, in quanto tale, proibita dalla Chiesa romana.

Così lo ricorda l’iscrizione apposta sulla sua lapide: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.



La fama di alchimista e audace sperimentatore di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre 250 anni, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal principe di Sansevero.

In realtà, il Cristo velato è un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra, come si può constatare da un’osservazione scrupolosa e come attestano vari documenti coevi alla realizzazione della statua.



Nella Cavea sotterranea sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, ovvero gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro. Le Macchine furono realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, sotto la direzione di Raimondo di Sangro; il reperimento di atti notarili e fedi di credito consente di datare questi “lavori” al 1763-64. I due studi anatomici costituiscono le presenze più enigmatiche della Cappella Sansevero. Ancora oggi, a circa due secoli e mezzo di distanza, non si sa attraverso quali procedimenti o adoperando quali materiali si sia potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio.



La Breve nota, anonima guida settecentesca al Palazzo e alla Cappella Sansevero, parla di “iniezione”: è stato ipotizzato, quindi, che Salerno abbia inoculato in due cadaveri una sostanza – forse a base di mercurio – creata in laboratorio dal principe, la quale avrebbe permesso la “metallizzazione” dei vasi sanguigni. L’altra possibilità è che il sistema circolatorio sia frutto, in parte o nella sua interezza, di una ricostruzione effettuata con diversi materiali, tra cui la cera d’api e alcuni coloranti. Questa seconda ipotesi non priverebbe le due Macchine della loro eccezionalità: stupisce infatti che il sistema artero-venoso sia riprodotto con notevole verosimiglianza e fin nei vasi più sottili, nonostante all’epoca le conoscenze di anatomia non fossero così precise. Ossa e crani sono senz’altro quelli di due veri scheletri umani


giovedì 28 maggio 2009

Il tunnel della morte

Dal sito Crop on line:
Il Waverly Hills Sanatorium venne inaugurato e aperto nel 1910 a Louisville, nel Kentucky.
Agli inizi del secolo, nello stato scoppiò un’epidemia tremenda di tubercolosi e l’ospedale fu costruito con l’intento di curare i malati e di trovare una cura efficace contro il diffondersi della malattia. Nel centro vi lavorava un’equipe di medici ricercatori molto importante, che utilizzava strumenti all’avanguardia per quei tempi. Era un centro troppo piccolo per poter fronteggiare l’avanzata della “morte bianca” (così era chiamata la tubercolosi a quei tempi, ndr), infatti era provvisto di soli quaranta posti letto, così nel 1924 vennero stanziati diversi milioni di dollari per ampliare lo stabile e nel 1926 il sanatorio venne definitivamente aperto al pubblico. Purtroppo non si era ancora scoperta la causa scatenante della malattia, quindi medici ed infermieri continuarono ad applicare le loro “cure” e a fare esperimenti sui poveri pazienti già debilitati. Ci sono testimonianze che portano fino ai giorni nostri le terribili torture che subivano i malati in nome della medicina e della ricerca…Si pensava che per debellare il male bastasse una rigida dieta basata su un tipo di alimentazione corretta (di cui non si hanno ulteriori dettagli), oppure semplicemente respirando per molto tempo aria fresca: parecchi pazienti vennero lasciati in locali con correnti d’aria anche d’inverno, possiamo immaginare che molti morirono per questo, visto che già le loro difese immunitarie erano rese nulle dalla malattia.I medici pensavano che oltre all’aria aperta bisognava aiutarli anche a respirare meglio, e a molti vennero impiantati dei palloncini nel torace con lo scopo di ampliare la superficie polmonare, altri venivano bombardati da raggi UV ad alta concentrazione per uccidere i batteri, ma l’unico risultato che ottennero fu quello di uccidere i degenti.
Si calcola che in questo luogo vi morirono circa 63.000 persone.Nei sotterranei del Waverly Hills c’era un tunnel fornito di rotaie ferroviarie che serviva inizialmente al personale per arrivare al sanatorio in caso di cattivo tempo.Quando i morti iniziarono ad essere troppi e subentrò la necessità di nascondere i cadaveri ai parenti e all’opinione pubblica, il tunnel venne trasformato in un enorme fossa comune. Prese così il nome di tunnel della morte: i medici lasciavano appesi i corpi e vi praticavano dei lunghi tagli in corrispondenza dei polmoni in modo che si svuotassero dai batteri della malattia, dopodichè venivano sepolti o cremati. Tutta la verità rimase nascosta li sotto per anni.L’Orrore continuò fino al 1961 quando il sanatorio venne chiuso, ma già nel 1962 venne riaperto col nome di Woodhaven Geriatrics Sanitarium.Girarono ancora voci sulle torture a cui venivano sottoposti gli infermi: si parla di sevizie, percosse e persino dell’uso, o meglio dell’abuso tramite elettroshock. Finalmente questo martirio ebbe definitivamente fine agli inizi degli anni ’80, quando la struttura venne chiusa per sempre.

Oggi è un luogo totalmente abbandonato a se stesso e all’opera dei vandali.Molti curiosi e ricercatori entrano nel sanatorio per vedere di persona questo luogo orrendo e per raccogliere prove delle forze misteriose che ancora sembrano abitare quei luoghi.Addirittura, alcune agenzie di viaggi organizzano vere e proprie gite nel tunnel!Strane voci (che sembrano dire di allontanarsi), presenze anomale (strane immagini in movimento davanti alle finestre) e strani aumenti improvvisi della temperatura, sono stati registrati in corrispondenza del quinto piano, in particolare intorno alla stanza 502.In quella stanza, si dice, morirono due infermiere. Nel 1928 un’infermiera di 29 anni, incinta, venne trovata impiccata, ma il corpo venne scoperto parecchio tempo dopo. Dalle indagini e soprattutto dall’esame autoptico, venne dichiarata come causa della morte il suicidio. Nel 1932 un’altra infermiera si tolse la vita nella stessa stanza gettandosi dal balcone.Questi fatti hanno ispirato il film “The death tunnel” principalmente girato proprio all’interno del Waverly Hills Sanatorium. Negli extra del dvd si possono vedere tutte le scene tagliate e soprattutto i momenti di pausa tra una scena e l’altra dove si notano strani fenomeni.Anche internet e zeppo di video strani, soprattutto su youtube.Anche molte trasmissioni americane dedicate al paranormale si sono interessate al caso e sono reperibili sempre in rete in lingua originale.

mercoledì 25 marzo 2009

La misura del Tempo e dello Spazio: Annunaki parte 3

Il professor H.V. Hilprecht, nel 1906, affermò che «tutte le moltiplicazioni e le divisioni di tavolette provenienti dalle biblioteche di Nippur e di Sippar e da quella di Assurbanipal si basano sul numero 12.960.000». Questo numero, dedusse il professore, era correlato a 25.920 (12.960 x 2). Qual è l’importanza di questo numero? Semplice: 25.920 anni è il “grande anno”, ovvero la durata di un ciclo precessionale.Il calcolo di Hilprecht è ormai accettato e la maggior parte degli studiosi ammettono che la Precessione degli Equinozi fosse conosciuta dai Sumeri. Manco a dirlo, lo stesso fenomeno era noto in India, agli Egizi, e ai Maya (sarebbe bene dire agli Olmechi). Sul fenomeno stesso – ovvero il lentissimo movimento circolare dell’asse terrestre, in seguito al quale la posizione delle costellazioni appare “retrocedere” nel firmamento – si basa lo Zodiaco. Che era già in uso, anche questo è un fatto ormai appurato, appunto a Sumer. La funzione dello Zodiaco è paragonabile a quella di un gigantesco orologio, in cui i segmenti, invece di essere le ore, sono i segni zodiacali.Questo orologio permette di misurare il tempo, con precisione perfetta, sul lunghissimo periodo; visto che ogni segno copre un periodo di 2.160 anni. Ora: sorvoliamo sul fatto che non si spiega come avessero fatto a calcolare un fenomeno che richiede un arco di tempo lunghissimo per essere avvertito (lo spostamento è di un grado ogni 72 anni), e di strumentazioni sofisticate per essere osservato e calcolato (come facevano a calcolare – anche ammettendo notassero il movimento – gli angoli, e quindi a dedurre il cerchio… col goniometro?); ma a che serve un orologio di queste dimensioni a una civiltà emergente, senza una lunga Storia alle spalle, e che – ufficialmente – è perdurata per circa 2.000 anni? A una farfalla, per capirci, servirebbe a qualcosa uno strumento di misura del tempo tarato su vent’anni? Per altro, l’intero sistema sessagesimale introdotto dai Sumeri per la misura del tempo – che abbiamo ereditato e ci pare l’unico possibile, ma ovviamente non è affatto così – così come il moderno calendario, basato su quello di Nippur, erano impostati per essere utilizzati in relazione al grande anno, quali suoi sottomultipli. (E potremmo da qui far partire un torrente d’inchiostro numerologico con sorprendenti corrispondenze, ma vi risparmio!).Quindi, i Sumeri di fatto utilizzavano – e noi stessi lo facciamo, senza saperlo – un sistema di calcolo del tempo extralarge.Perché? Forse, perché la loro reale Storia – o la Storia che avevano ereditato – necessitava di un tale strumento. Forse, perché per chi aveva progettato questo orologio, la vita di un essere umano era paragonabile a quella di una farfalla.




La misura del tempo e dello spazio: Annunaki parte 2


Le straordinarie conoscenze astronomiche dei Sumeri sono uno degli elementi che con maggior forza spinge a credere che questo popolo avesse avuto dei “maestri” estremamente edotti dal punto di vista scientifico. (Parliamo qui di Astronomia, ma lo stesso stupore lo abbiamo di fronte alle loro conoscenze matematiche, geometriche, architettoniche – basti pensare ai perfetti orientamenti e proporzioni delle Piramidi e di tanti altri monumenti). Riguardo le reali conoscenze astronomiche dei Sumeri, però, la realtà si confonde inestricabilmente con la fantasia. Soprattutto nell’era di Internet! Il problema è che non si presta sufficiente attenzione alla verifica delle fonti, così gli autori – in buona fede – creano una sorta di “telefono senza fili” man mano ingigantendo o perdendo pezzi per strada, così spesso si trovano informazioni inesatte anche in eccellenti articoli o libri. I pezzi che si perdono più spesso sono i “forse” e le desinenze in “-ebbe”; quelle del condizionale… Detto questo, le conoscenze effettive degli antichi mesopotamici non sono certo cosa da poco. E sono vaste e sorprendenti. Perlomeno al limite dell’inspiegabile. Tanto che l’ipotesi extraterrestre diventa forse più facile da accettare piuttosto che altre.Ma vediamo cosa di certo sapevano i Sumeri. E visto che si rischia di prendere grossi granchi, poiché le traduzioni e interpretazioni delle tavolette cuneiformi sono spesso controverse, muoviamoci su un terreno più sicuro: quello delle conoscenze – comprovate e indiscutibili – degli antichi Greci.Questi dichiaravano senza giri di parole che le loro conoscenze astronomiche le avevano apprese dai Caldei. Ovvero i mesopotamici. Tanto che il termine stesso “Caldeo” era sinonimo di “Astronomo”.I mesopotamici, a loro volta, scrivevano che le conoscenze erano ereditate da documenti precedenti, più antichi, e si premuravano sempre di segnalare che erano traduzioni dall’“Antica Lingua”: il Sumero. Non rischiamo di sbagliare, quindi, se elencando una serie di strabilianti nozioni dei Greci – senza nulla togliere al genio dei filosofi – deduciamo che sia “farina del sacco” dei Sumeri.Avevano corretta nozione del sistema eliocentrico e di tutti i moti della Terra, ne conoscevano le esatte dimensioni, e quanto distasse la Luna. Conoscevano di certo Mercurio – che tutt’ora non è semplicissimo da individuare. Sapevano che le stelle si trovano a distanze che rasentano l’infinito; l’esistenza dei meteoriti era un fatto pacifico (e non lo è stato fino al secolo scorso!), così come la periodicità delle comete. Erano in grado di prevedere le eclissi, e ne conoscevano le cause e le dinamiche; sapevano che la Terra era sospesa nello spazio da “milioni di anni”.E conoscevano persino il complesso fenomeno della Precessione degli Equinozi, di cui parliamo più avanti. Molti passi dei Principia di Newton altro non sono che la traduzione del De facie di Plutarco. Per esempio la definizione della forza centripeta, e il passo in cui Plutarco spiega che la Luna procede nella sua orbita circolare attorno alla Terra e non cade per via della compensazione tra attrazione centripeta e forza centrifuga. Il genio Sir Isaac era un sostenitore della superiorità culturale degli antichi, e senza imbarazzo affermava di avere l’obiettivo di riscoprire le conoscenze andate perdute nei secoli. Tant’è vero che le sue fonti erano appunto le opere degli antichi. Ricercava, apertamente, quella stessa prisca sapientia (conoscenza primitiva) che si narrava fosse stata incisa da Ermete Trismegisto – semidio che l’aveva ricevuta dagli dèi! – su due colonne scoperte da

La misura del tempo e dello spazio: Annunaki parte 1

Tratto da Hera 110 - Marzo 2009
di Daniele Bonfanti L’ipotesi degli antichi astronauti, di cui per fortuna negli ultimi anni si comincia a poter parlare senza troppe riserve e senza venire presi in giro anche in ambito accademico, non è nata con Sitchin, ma molto prima. Ha trovato precursori letterari in vari scrittori, poi è stata ventilata da autori come Charles Fort e il duo Bergier & Pauwels, proposta in maniera esplosiva negli anni Sessanta da Erich Von Däniken (con tanti meriti e tanti demeriti, quest’ultimo…) e da Peter Kolosimo. Sitchin ha affrontato però il problema in maniera inedita, collocando la teoria in un contesto più ampio, più circostanziato e documentato, e fornendole lo spessore che ha consentito a tale ipotesi di approdare anche in ambienti scientifici. E nasce da un semplice ragionamento. In Mesopotamia – ci insegnano a scuola – la civiltà nasce “all’improvviso”, i Sumeri paiono sbucare dal nulla già in possesso di avanzate conoscenze tecnico- scientifiche, e di una sofisticata cultura. Prima, niente. Poco più che scimmioni un po’ svegli. Bene, sappiamo che questo è semplicemente risibile. Quindi, le ipotesi sono due. Uno: c’era qualcuno prima, da cui i Sumeri ereditarono le proprie conoscenze, e di cui si è persa traccia. Una civiltà precedente e con una lunga Storia alle spalle. Due: la cultura è di provenienza esotica; qualcuno ce l’ha portata dall’esterno. Ora, noi, nel 2009, sappiamo con certezza che l’ipotesi uno è vera. Cioè, sappiamo che prima dei Sumeri fiorirono altre civiltà. A Gerico, 8000 anni prima di Cristo si sviluppava una cultura raffinata. E Gerico non era – come i più ottusi ambienti nonostante tutto continuano a sostenere – una specie di solitaria eccezione. C’erano molte altre città sul Giordano, sue contemporanee, come Tell Ghassul. In Turchia la città di Catal Hüyük è di gran lunga precedente alla civiltà Sumera. Le ricerche sui “Popoli del Mare” continuano a portare a risultati eccezionali. E da molti anni ricercatori come Graham Hancock e Robert Bauval girano il mondo collezionando indizi importanti che portano a supporre che la civiltà sia iniziata molto prima di quanto insegna la Storia ufficiale. Quindi, per quanto ancora i dati in nostro possesso siano lacunosi, e in alcuni casi contraddittori, sappiamo che i Sumeri ereditarono da qualcuno le loro conoscenze, e da questo qualcuno probabilmente le ereditarono anche gli Egizi, la civiltà Indiana, e quelle dell’America Centrale. E questo spiegherebbe i molti parallelismi tra queste culture, che tuttavia da un punto di vista antropologico non sembrano derivare l’una dall’altra, ma piuttosto, appunto, da un ceppo precedente e comune. Questo smonta il valore dell’ipotesi due, quella esotica o, appunto, extraterrestre? La risposta è no. Infatti, a deporre a favore di questa ipotesi c’è, in primo luogo, la tesi dei popoli antichi stessi.
Come si è detto, loro dicevano esplicitamente di aver ricevuto gli insegnamenti da gente scesa dal cielo. Quindi, si può dire che sostengano l’ipotesi esotica! A questo si somma la gran quantità di manufatti (come gli Ooparts, gli oggetti “fuori posto” che continuano a essere ritrovati un po’ dappertutto, e la cui realizzazione presuppone una tecnologia di alto livello) e conoscenze scientifiche che una civiltà precedente terrestre, per quanto avanzata, difficilmente avrebbe potuto produrre – perlomeno senza lasciare una traccia duratura. Ovvero: se questa superciviltà precedente era terrestre, che fine ha fatto? L’ipotesi è quella di un immenso disastro. Ma è davvero possibile che la nostra civiltà attuale, per esempio, possa essere spazzata via da un cataclisma tale per cui tra dodici, tredicimila anni, non si trovi più traccia di noi?La risposta che danno gli esperti è che probabilmente è possibile.Ma andiamo oltre e cogliamo un punto importante: le due ipotesi si escludono a vicenda? In verità no, per niente. E – anche qui – basterebbe dare ascolto a ciò che sostengono gli antichi. Infatti, i Sumeri narrano di essere stati preceduti da altre genti, e così fanno gli Egizi e gli Indiani; narrano di cicli, di guerre e di distruzione, e di periodi di regnanti semidivini. Lo fanno parlando di date e di anni – quindi, lo ripeto, ritenendo Storia e non Mito ciò di cui riferiscono.La lista dei re di Manetone – sacerdote egizio del III secolo a.C. ripreso da Cornelio Agrippa – si spinge indietro fino a stabilire l’inizio del regno di Ptah in Egitto circa nel 21.000 a.C., e Ptah è un nome non di origine egizia, ma semitica. Veniva quindi, come d’altra parte gli Egizi stessi spiegano, da oltre il Mare. E lo stretto del Mar Rosso, che separa l’Egitto dalla zona mesopotamica, veniva chiamato Ta-Neter: “Luogo degli dèi”. Gli storici sono concordi nell’affermare che la lista dei Re di Manetone è corretta per quanto riguarda i sovrani umani – da Menes in poi – e concordano persino nel ritenere che Ptah, Ra, Osiride, Thot, e gli altri primissimi sovrani siano realmente esistiti. Ovviamente si ritiene però, in ambito “ufficiale”, si tratti di eroi divinizzati, ma umani.Ma questi regnanti dei tempi antichi, dicono invece le cronache, erano “coloro che erano scesi dal cielo”.

venerdì 20 febbraio 2009

La tomba inquieta


Da Repubblica:
Aalsten, paesino del profondo nord dell'Olanda, come tutti I paesetti ha una chiesa e un cimitero.
E' nel cimitero che l'enigma si ripete da mesi: il coperchio di una tomba, 450 chili di granito, si sposta da solo lasciando il sepolcro a cielo aperto.
Il tutto ha avuto inizio quando una famiglia ha trovato la tomba di un parente scoperchiata. Pensando ad un atto di vandalismo, si è rivolta alla polizia. Il fatto però si è ripetuto ben quattro volte senza che gli agenti riuscissero ad individuare i responsabili. Regolarmente quando i parenti o il sagrestano andavano a controllare la tomba, la trovavano aperta, con il pesante coperchio spostato lateralmente di oltre un metro. A questo punto la polizia ha preso la cosa a cuore e in gran segreto ha installato una telecamera proprio di fronte alla sepoltura.
Quel che è successo dopo lo spiega meglio di tutti Anna Van der Meer, portavoce della polizia frisone: "Assurdo, da brividi, assolutamente incredibile. Quando ho visto il nostro video sono rimasta di stucco. Si vede la pietra scivolare di lato, quasi cadere per terra. Poi tocca la tomba di fianco e si ferma lasciando il sepolcro in gran parte scoperchiato con un movimento di più di un metro. Il Dvd è stato secretato e spedito alla scientifica di Amsterdam.