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mercoledì 11 maggio 2016

L'uccelletto di Robert Frost





Proprio ho sperato che volasse via,
e non cantasse sempre davanti a casa mia;
gli ho battuto le mani dal limitare
quando non l'ho potuto più sopportare.

Mio in parte il torto deve essere stato.
l'uccelletto non era stonato.
E qualcosa non va, qualcosa manca
in chi vuol far tacere uno che canta.

domenica 24 agosto 2014

Invictus - William Ernest Henley





Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come l'abisso da un estremo all'altro,
Ringrazio qualunque divinità esista
Per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato, né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è insanguinato, ma indomito.
Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretta sia la porta,
Quanto carica di punizioni la sentenza,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley

venerdì 6 settembre 2013

mercoledì 3 luglio 2013

venerdì 28 giugno 2013

William Blake - Canti dell'innocenza


Vedere il mondo in un granello di sabbia
E un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere nel palmo della mano l’infinito
E l’eternità in un’ora.

giovedì 27 giugno 2013

Poesia n. 1129 Emily Dickinson


Di’ tutta la verità ma dilla obliqua -
il successo è nel cerchio -
sarebbe troppa luce per la nostra
debole gioia
la superba sorpresa del vero -
Come il lampo è accettato dal bambino
se con dolci parole lo si attenua -
così la verità può gradualmente
illuminare – altrimenti ci accieca -

giovedì 30 maggio 2013

Ciao Franca...


Quel nobel era anche tuo

monologo sullo stupro

mercoledì 29 maggio 2013

Officina corale all'Abbazia di Fossanova

Il 9 Giugno nell'affascinante cornice dell'Abbazia di Fossanova concerto del coro Officina Corale.

E vai Viviana!!

mercoledì 15 maggio 2013

Notte dei musei

Sabato 18 maggio torna la Notte dei musei a Roma, ossia la possibilità di accesso libero e gratuito a musei e spazi culturali aperti al pubblico in orario serale.
Il programma è scaricabile in formato PDF

Programma Notte dei Musei 2013

Salgado all'Ara Pacis


 


Sebastião Salgado ha presentato a Roma in anteprima mondiale il suo nuovo lavoro “Genesi”, un progetto lungo otto anni in cui il fotografo brasiliano è stato in giro per il mondo per “ricongiungerci con il mondo com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo”. La mostra sarà inaugurata il 15 maggio a Roma presso il Museo dell’Ara Pacis e si svolgerà in contemporanea anche in altre tre grandi capitali e cioè Londra, Rio De Janeiro e Toronto.
La mostra comprende oltre 200 foto, tutte in bianco e nero, suddivise in cinque sezioni: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, L’Africa, Il grande Nord, L’Amazzonia e il Pantanal

 

“Vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perchè desidero tornare alle origini del pianeta. Se l’uomo vuole sopravvivere deve imparare a preservare quello che ha. E anche a ricostruire quello che ha distrutto”.

mercoledì 18 gennaio 2012

Lee Carrell Il sangue che resta

Oggi parliamo di una storia piena di fascino e magia.

Jennifer Lee Carrell, Il sangue che resta Superpocket


«Amavo Angus, Kate.
Per lui ho lasciato il palcoscenico, l’adulazione del mondo, perché mi bastava. Ne è valsa la pena.
Lei in particolare può capire quale importanza abbia.
Non le sto chiedendo di trovare il suo assassino.
Le sto chiedendo di trovare il manoscritto. Mi aiuterà?»


Anno del Signore 1606. Nella residenza reale di Hampton Court l’atteso debutto del Macbeth, la tragedia più fosca di William Shakespeare, si macchia di sangue: un attore trova la morte in un delitto che riecheggia l’efferata violenza della finzione scenica. Da allora, per la gente di teatro, il Macbeth diventa il “dramma scozzese”, la tragedia innominabile perché maledetta. Quattrocento anni dopo, nel castello di Dunsinnan sulle gelide colline della Scozia, dove Macbeth fu assassinato, una compagnia di attori si è radunata per le prove di una nuova messinscena della tragedia, diretta da Kate Stanley, la brillante studiosa che di Shakespeare conosce ogni riferimento all’occulto. Quando l’attrice che interpreta Lady Macbeth sparisce all’improvviso, la leggenda della maledizione riaccende antiche superstizioni e paure. E Kate, tormentata da spaventose visioni notturne, capisce che il pericolo è reale e che solo cercando tra le pagine di una versione perduta dell’“opera senza nome”, potrà scoprire l’identità di un serial killer inafferrabile, e sventare il crudele disegno che fa di lei stessa la prossima vittima.


La tragedia maledetta di Shakespeare
L’ossessione di un serial killer


Una leggenda che si tinge di sangue


Premetto che non amo i romanzi scritti in prima persona. Non li amo perché trovo siano ristretti nella narrazione. Non mi piace che il protagonista si racconti; mi piace una narrazione estranea ai personaggi, che li descriva per come sono esteriormente, con i loro pregi e difetti, che ci racconti ciò che provano interiormente anche se il sentimento che li pervade è inconfessabile. Un personaggio che si narra è per forza di cose mendace o poco interessante. Mendace perché non ammetterebbe mai di avere pensieri poco onorevoli o molto cattivi; poco interessante perché se il personaggio non ha un lato oscuro e un carattere sfaccettato allora non vale la pena conoscerlo.


Questa storia è scritta in prima persona e ciò già esclude la protagonista dal novero dei personaggi interessanti. Fortunatamente lo sono gli altri e lo è anche l’oggetto del contendere: Macbeth, la tragedia di Shakespeare su cui è nata una sorta di superstizione tra gli artisti teatrali che vuole non si debba nominare o lo si debba fare il meno possibile. Se andassimo a spulciare pubblicazioni sul teatro o interviste ad attori troveremmo spesso la definizione di Scottish Play per indicare il Macbeth.


Tutto il romanzo non è che un tributo al Macbeth in tutte le sue sfumature.


Innanzitutto saremo trasportati nella meravigliosa Scozia, teatro della tragedia shakespeariana e anche degli eventi narrati.



Saliremo sulla collina di Dunsinnan Hill, luogo instabile poiché indicato dalla tradizione locale come collina del Piccolo Popolo (Fate). E si sa, chi si inoltra da solo su un luogo delle Fate potrebbe varcare la soglia del loro mondo per non fare più ritorno.





Ci inoltreremo nella foresta di Birnam, citata nel Macbeth, dove solo un albero è sopravvissuto all’antica foresta primordiale.


Scopriremo alcuni aspetti della Wicca, la magia cosiddetta bianca, che si contrappone alla stregoneria o magia nera. La Wicca è un tributo alla natura e i suoi rituali possono richiedere strumenti quali coltelli e calderoni.












Scopriremo che John Dee, astrologo della regina Elisabetta I, possedeva uno specchio di ossidiana con il quale tentava di evocare visioni del futuro.




Conosceremo l’attrice Ellen Terry, che si dice sia stata la miglior lady Macbeth nella storia del teatro.


Conosceremo anche il regista Beerbohm Tree che girò una pellicola sul Macbeth all’epoca del cinema muto, della quale ci rimane solo qualche fotogramma.




Ma soprattutto ci immergeremo in paesaggi affascinanti e oscuri, luoghi che ancora conservano le energie che in epoche dimenticate furono evocate e incanalate attraverso la costruzione dei cerchi di pietre. Colli e laghi che ospitano castelli ai loro piedi...
... e ancora risuonano delle urla di antichi delitti e della presenza di spiriti tormentati.








Lettura affascinante più per gli spunti che offre che per la capacità narrativa.


Ora non ci resta che andare a leggerci Macbeth!


“Nulla esiste tranne ciò che non esiste” Macbeth, Shakespeare

lunedì 23 maggio 2011

Il labirinto dei libri segreti

Devo dire che non è il libro dell’anno, ma non posso nascondere l’innegabile fascino profuso da alcune pagine. La trama è piena di difetti; a tratti il lettore faticherà non poco a mettere insieme i tasselli, visti i continui salti nel tempo operati dagli autori. A me piace il romanzo svolto su diversi piani temporali; mi piace viaggiare avanti e indietro e visitare le innumerevoli stanze del tempo che compongono la storia, ma alcuni salti temporali risultano ridondanti e la continua frammentazione del tessuto di questa trama rimane alla lunga indigesta.


Ho comunque apprezzato alcuni attimi di illuminazione. La qualità più bella di questo libro è l’atmosfera di una città magica e sfuggente per i suoi mille aspetti: Parigi.


Antica, bellissima e piena di piccoli e grandi segreti. Teatro della vita di tanti personaggi che hanno dato un’impronta indelebile alla storia europea e mondiale attraverso l’arte.



Seguiremo così Oscar Wilde in Rue des Beaux Arts, l’hotel che lo ospitò fino alla morte;



saremo accanto a Jim Morrison (vero protagonista della storia) in Rue Beautreillis 17 dove visse gli ultimi giorni della sua vita e dove morì in circostanze non chiare a giugno del 1971.



Visiteremo una Ile de Citè (sede di Notre Dame) di epoca romana, quando l’isola ospitava un bosco sacro per i Galli e dove i loro sacerdoti, i druidi, officiavano cerimonie che ancor oggi celebriamo come festa popolare il 31 ottobre


Conosceremo in particolare un druido il cui nome attraverserà i secoli per tornare nel 19° secolo ad incarnarsi nel fondatore dello spiritismo: Allan Kardec.



Tutti questi artisti e pensatori e molti altri che non ho nominato ma che appaiono nel libro sono accomunati dalla loro destinazione finale: il cimitero di Pere Lachaise






Luogo di eterno riposo per i morti e di meditazione per i vivi che visitano gli innumerevoli artisti e attori della storia lì sepolti.



Potremo così ammirare la tomba monumentale di Wilde






Il dolmen di Allan Kardec






E la lapide di Jim Morrison rimasta senza il busto che lo ritraeva, rubato da qualche idiota. Sulla lapide c’è una frase scritta in greco che sarà il leit motiv del libro:



Κατα τον δαιμόνα εαυτού – Segui lo spirito che ti appartiene



Un passo di questo strano libro evoca l’atmosfera di Pere Lachaise in modo particolare:




“E’la vostra ultima occasione, la nostra ultima speranza. In questo grembo o tomba, noi siamo liberi dal brulichio delle strade. Dovunque nuovi seguaci si aggiungono alla nostra processione. Ci troverai nel luogo dove puoi trovare insieme racconti di re, dèi in terra, guerrieri, ma soprattutto cuori di amanti ciondolanti come gioelli. Io sono una guida nel labirinto, un crocevia, un luogo dove gli spettri risiedono per sussurrare alle orecchie dei viaggiatori e interessarli al loro destino”



giovedì 19 maggio 2011

Doors - The crystal ship



Il libro che sto leggendo mi ha fatto rispolverare il ricordo di una canzone dei Doors e mi ha fatto conoscere una poesia di Jim Morrison della quale riporto solo i versi citati nel libro.



Del libro parlerò quando lo avrò finito.




Da ‘IL GIARDINO SEPARATO’ di Jim Morrison



La morte rende angeli tutti noi



e ci dà ali dove avevamo spalle



lisce come corvine grinfie






The crystal ship (testo)




Before you sleep unto



Unconsciousness



I'd like to have another kiss



Another flashing



Chanche at bliss



Another kiss



Another kiss



The days are bright



And filled with pain



Enclose me in your gentle rain



The time you ran



Was too insane



We'll meet again



We'll meet again



Oh tell me where



Your freedom lies



The streets are fields that never die



Deliver me from reasons why



You'd rather cry



I'd rather fly



The crystal ship



Is being filled



A thousand girl



A thousand thrills



A million ways to spend your time



When we get back



I'll drop a line







La nave di cristallo (traduzione)




Prima che tu scivoli nel sonno



Dell'incoscienza



Vorrei avere un altro bacio



Un'altra risplendente



Opportunità di beatitudine



Un altro bacio



Un altro bacio



I giorni sono luminosi



E pieni di dolore



Avvolgimi nella tua dolce pioggia



Il tempo da cui sei fuggita



Era troppo insensato



Ci incontreremo ancora



Ci incontreremo ancora



Dimmi dove



Giace la tua libertà



Le strade sono campi che non muoiono mai



Salvami dalle ragioni per cui



Tu dovresti piangere



Ed io dovrei volare



La nave di cristallo



Sta per essere riempita



Mille ragazze



Mille brividi



Un milione di modi per passare il tempo



Quando torneremo



Ti scriverò

video

venerdì 24 settembre 2010

Raimondo di Sangro, alchimista

Sto leggendo un libro che parla di Raimondo di Sangro. Personaggio a dir poco curioso!

Raimondo di Sangro principe di Sansevero (Torremaggiore 1710 – Napoli 1771) fu un uomo d’armi, letterato, editore, primo Gran Maestro della Massoneria napoletana, nonchè prolifico inventore e intraprendente mecenate.

Nei laboratori sotterranei del suo palazzo, in largo San Domenico Maggiore, si dedicò a sperimentazioni nei più disparati campi delle scienze e delle arti, dalla chimica all’idrostatica, dalla tipografia alla meccanica, raggiungendo risultati che apparvero “prodigiosi” ai contemporanei. In virtù della sua concezione prevalentemente esoterica della conoscenza, di Sangro fu però sempre restio a rivelare nei dettagli i “segreti” delle sue invenzioni.

Il suo messaggio intellettuale è così passato alla posterità soprattutto attraverso il ricco simbolismo della Cappella Sansevero, meraviglia dell’arte mondiale, del cui suggestivo progetto iconografico il principe fu geniale ideatore. Parte di quel messaggio egli affidò anche ai suoi scritti, e in particolare alla Lettera Apologetica, opera che destò sconcerto sia per l’eccezionalità tipografica sia per il controverso contenuto, tanto da essere giudicata “una sentina di tutte l’eresie” e, in quanto tale, proibita dalla Chiesa romana.

Così lo ricorda l’iscrizione apposta sulla sua lapide: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.



La fama di alchimista e audace sperimentatore di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre 250 anni, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal principe di Sansevero.

In realtà, il Cristo velato è un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra, come si può constatare da un’osservazione scrupolosa e come attestano vari documenti coevi alla realizzazione della statua.



Nella Cavea sotterranea sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, ovvero gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro. Le Macchine furono realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, sotto la direzione di Raimondo di Sangro; il reperimento di atti notarili e fedi di credito consente di datare questi “lavori” al 1763-64. I due studi anatomici costituiscono le presenze più enigmatiche della Cappella Sansevero. Ancora oggi, a circa due secoli e mezzo di distanza, non si sa attraverso quali procedimenti o adoperando quali materiali si sia potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio.



La Breve nota, anonima guida settecentesca al Palazzo e alla Cappella Sansevero, parla di “iniezione”: è stato ipotizzato, quindi, che Salerno abbia inoculato in due cadaveri una sostanza – forse a base di mercurio – creata in laboratorio dal principe, la quale avrebbe permesso la “metallizzazione” dei vasi sanguigni. L’altra possibilità è che il sistema circolatorio sia frutto, in parte o nella sua interezza, di una ricostruzione effettuata con diversi materiali, tra cui la cera d’api e alcuni coloranti. Questa seconda ipotesi non priverebbe le due Macchine della loro eccezionalità: stupisce infatti che il sistema artero-venoso sia riprodotto con notevole verosimiglianza e fin nei vasi più sottili, nonostante all’epoca le conoscenze di anatomia non fossero così precise. Ossa e crani sono senz’altro quelli di due veri scheletri umani


venerdì 11 giugno 2010

Dormono sulla collina - DeAndrè



Dove se n'è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov'è Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l'altro che uscì già morto di galera.

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l'altra d'amore.

E Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.

E Lizzie che inseguì la vita
lontano, e dall'Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono i generali
che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto

dove i figli della guerra
partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male

hanno rimandato a casa
le loro spoglie nelle barriere
legate strette perché sembrassero intere.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dov'è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.

Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo.

Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate

sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

mercoledì 3 febbraio 2010

Una Foglia



L’essenza di una Foglia,
è così malinconica
cade verso la terra – sola,
liberandosi delle gocce di pioggia
lungo il breve cammino.

Può la Memoria,
al pari della Foglia – sola,
liberarsi dei ricordi
sotto il Sole del Crepuscolo d’Autunno?

I rami, tesi al Vento
Non reclamano la Perdita
ma chi può dire che la resina
non sia il pianto dell’Albero – che cerca il suo Tesoro?

di Alessandro Cossu

lunedì 14 dicembre 2009

Lamia

Dopo aver visto il bellissimo Drag me to Hell di Sam Raimi mi è venuta voglia di rispolverare il mito della Lamia.

Lamia era figlia di Belo, il re di Libia. Fu amata da Zeus dal quale ebbe numerosi figli. La gelosa Era, moglie di Zeus, fece sì che i figli di Lamia morissero strangolati (solo Scilla, il mostro situato sullo stretto di Messina di cui narra l’Odissea, riuscì a scampare alla furia di Era).

Lamia si nascose in una caverna e diventò un mostro orribile, geloso delle madri più felici di lei delle quali spiava i figli per poi rapirli. Sembra inoltre che Era avesse privato Lamia del sonno, ma Zeus le concesse il privilegio di potersi togliere gli occhi ed appoggiarli dentro un vaso per poter riposare: quando Lamia era priva degli occhi non era pericolosa. Lamia poteva trasformarsi in animale e donna bellissima, inoltre poteva presentarsi in numero maggiore di uno (solitamente tre).
Le lamie apparivano nei trivi cercavando i giovani per berne il sangue dopo averli sfiniti con i rapporti sessuali.
Un’antica tradizione dei dintorni del Parnaso comprende una “Lamia del mare”, un demone che catturava i giovani che suonavano il flauto sulla spiaggia a mezzanotte e a mezzogiorno. Se questi rifiutavano di unirsi in matrimonio con lei, erano brutalmente uccisi. Probabilmente questa creatura è erede delle sirene, che seducevano i marinai col loro canto per privarli d’ogni bene, anch’esse erano donne alate, ma avevano il volto e il tronco di donne umane

Lamia rimase, con le medesime connotazioni di divinità malevola, anche nella cultura romana. Fu presto associata alla figura della strega, dalla quale rimase inscindibile anche nel Medioevo e nel Rinascimento: le cause sono da ricercarsi nel fatto che i delitti erano compiuti prevalentemente nottetempo e le vittime preferite erano i bambini (dei quali le streghe cercavano soprattutto il grasso, per preparare unguenti, e il sangue, che per la sua purezza poteva far da tramite col demonio). Un’altra caratteristica che accomuna queste creature sia alle streghe che ai vampiri è la capacità di trasformarsi in uccello notturno, per non essere riconosciute quando entravano nelle case a cercare le loro vittime.
Sia il popolo greco che quello romano manifestavano atteggiamenti contradditori nei confronti delle donne, una sorta d’ammirazione/timore: accanto alle capacità seduttive convivevano enormi potenzialità distruttive

I due dipinti sono di William Waterhouse (1909)