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mercoledì 3 dicembre 2014

Pijamose Roma! Il Nero l'ha fatto - Romanzo criminale


In Romanzo criminale serie tv il Nero aveva il suo fascino.
risultava un ragazzo spietato con un suo codice di comportamento se non proprio d'onore.




Nella realtà storica Massimo Carminati veniva definito da Giuseppucci alias Libanese come 'un bravo ragazzo'.
 
Da La Repubblica di oggi ecco il suo excursus: 
"La storia di Massimo Carminati, 56 anni, milanese di nascita ma romano di adozione, si sviluppa proprio in quel periodo. Giovane, silenzioso, discreto, immerso nella piccola borghesia dell'epoca, frequenta subito gli ambienti dell'estrema destra e dopo aver militato in organizzazioni come il Fuan e Avanguardia nazionale, aderisce in pieno ai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari: la banda più decisa politicamente e più efficace da un punto di vista militare della galassia terroristica fascista. Stringe subito amicizia con i suoi compagni di liceo, l'Istituto paritario Federico Tozzi del quartiere di Monteverde: Alessandro Alibrandi, figlio di un noto giudice della Capitale, Franco Anselmi, ex missino e fondatore dei Nar, e Valerio Fioravanti, promettente attore poi condannato in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna (2 agosto del 1980, 85 morti e 218 feriti) assieme alla sua compagna Francesca Mambro.

Un gruppo compatto, immerso nella militanza attiva, già disposto a tutto. A colpire, uccidere, morire. Hanno un loro punto di ritrovo, come succedeva spesso all'epoca. Non c'erano internet e i cellulari; per vedersi bisognava uscire di casa e incontrarsi in un posto che si presidiava stabilmente. Una piazza, un incrocio, un bar. La base di Carminati e dei suoi amici era il "Fungo": una torre alta e moderna nel quartiere Eur sulla cui cima spicca un ristorante che domina la città. All'epoca era noto per essere un ritrovo di neofascisti. Faceva parte di quei tanti luoghi che trasformavano Roma, come molte città, in un territorio a macchia di leopardo: alcune presidiate dai ragazzi di sinistra, altre da quelli di destra. A metà degli anni '70, il Fungo era anche frequentato dagli elementi di quella che sarebbe diventata una delle bande più potenti a Roma e in Italia: la Banda della Magliana.

Fu in questo luogo che Massimo Carminati iniziò il suo doppio percorso della militanza neofascista e della malavita organizzata. Ricorda Daniele Bianchessi nel suo libro "Un attimo... vent'anni": "Pur partecipando solo marginalmente a scontri e sparatorie della miniguerra che ha insanguinato la Capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio. Probabilmente perché è la persona dell'ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente Banda della Magliana".

Valerio Fioravanti lo stima. Per il suo profilo criminale, per le conoscenze che aveva accumulato nel corso degli anni, per la sua dimestichezza con gli ordigni esplosivi e per la disponibilità di armi che vantava. Tutti elementi che lo rendevano un militante perfetto per gli obiettivi che i Nar si prefiggevano. Il gruppo compie la prima delle tante rapine per autofinanziarsi. I traveller cheques trafugati nel caveau della Chase Manhattan bank dell'Eur vengono affidati a Franco Giuseppucci, boss della Banda della Magliana, che provvederà a riciclarli.

I legami tra neofascisti e criminalità emergente della Capitale diventano sempre più stretti. Non c'è solo il denaro rubato da ripulire. Ci sono le armi che servono per gli agguati contro i nemici politici e gestite dalla malavita. Alcune, poi ritrovate in un garage nei sotterranei del ministero della Sanità a Roma, trasformato nella Santabarbara della destra terroristica, saranno rinvenute sul treno Taranto-Milano: solo dopo si scoprirà che si trattava di un tentativo di depistaggio dalle indagini sulla strage di Bologna. Depistaggio portato avanti da due altissimi esponenti dei nostri Servizi segreti, da tempo deviati dai loro compiti costituzionali, e nel quale fu coinvolto lo stesso Carminati, poi assolto nel processo d'appello.

Non sarà l'unica assoluzione per il mercenario dei Nar. Chiamato il "guercio" per una brutta ferita all'occhio sinistro provocata da un colpo di pistola esploso dai carabinieri nel tentativo di catturarlo, Massimo Carminati è sempre uscito indenne dai tanti processi che lo accusavano di reati pesantissimi. Nonostante molti pentiti lo abbiano indicato tra gli autori di attentati e agguati mortali, su di lui la magistratura non è mai riuscita a trovare prove in grado di inchiodarlo.

Così è accaduto per l'episodio più oscuro di quella stagione: l'omicidio di Mino Pecorelli, direttore del settimanale
Op Osservatorio Propaganda, iscritto alla P2 e legato ai Servizi segreti. Assassinato con tre colpi di pistola a Roma la sera del 20 marzo del 1979, il giornalista, famoso per i suoi ricatti che lanciava attraverso le pagine della rivista, si è portato nella tomba i tanti segreti che custodiva. Aveva appena stampato l'ultimo numero con un titolo eloquente, quello che anticipava lo scandalo delle tangenti ai partiti: "Gli assegni del Presidente". Secondo Antonio Mancini, pentito della Banda della Magliana, "fu Massimo Carminati a sparare assieme a Angiolino il Biondo, Michelangelo La Barbera, un killer di Cosa Nostra. Il delitto era servito alla banda per favorire la crescita del gruppo, favorendo entrature negli ambienti giudiziari e finanziari romani, ossia negli ambienti che detenevano il potere". L'assassinio di Pecorelli era un favore a Cosa nostra. Il cemento che avrebbe sancito l'alleanza con i clan di Palermo.

Solo nel 1998, dopo una grande operazione della polizia, grazie alle rivelazioni di numerosi pentiti dalle Magliana, Carminati fu condannato in secondo grado a 10 anni di reclusione. Del "guercio" non si è più sentito parlare. L'ex militante dei Nar, affiliato a pieno titolo nella banda più aggressiva e pericolosa della Capitale, emigra all'estero. Probabilmente in Giappone, terra di rifugio per molti terroristi neri latitanti. Poi, con la stessa discrezione e cautela di sempre, rientra nella Città Eterna e inizia a tessere le vecchie amicizie. Grazie anche alla conquista del Comune di Roma da parte della destra di Gianni Alemanno al quale la destra omicida di un tempo presenta il conto. Chiede favori e li ottiene. Con incarichi, prebende, assunzioni. Il nuovo sindaco si circonda dei personaggi che aveva conosciuto e di cui si era sempre circondato. Gli ideali sono gli stessi ma i tempi sono cambiati. Basta pistole, attentati, pistole e agguati. Ora girano tutti in doppio petto: è il momento degli affari. Miliardi da incassare subito e in modo facile.

Carminati conquista spazi e territori. Impone la sua autorità rimasta intatta, gestisce i traffici di cocaina che aveva invaso i quartieri bene

della Capitale, i prestiti a strozzo, l'assegnazione dei grandi appalti pubblici. Trovando il giusto equilibrio tra i nuovi gruppi criminali che si erano fatti largo nel deserto lasciato dalla ormai dissolta Banda della Magliana e i clan siciliani e calabresi sempre più attivi a Roma grazie ai loro referenti politici. Una spartizione perfetta. Scandita da una pace che ha consentito, fino a ieri, la gestione del più grande business affaristico politico-criminale del nuovo secolo."

venerdì 24 dicembre 2010

Magliana, quel che resta della banda


Qui troverete un elenco fornito di molti degli esponenti della banda della Magliana, le loro storie e il loro destino.

buon Natale criminale

giovedì 9 dicembre 2010

Antonio Mancini


Antonio Mancini è uno degli uomini della zona della Magliana che fa capo a Abbatino nonché uno dei promotori del nucleo originario nato in carcere attorno alla figura di Nicolino Selis. Nell'ambito dell'associazione ha il ruolo di "mediatore" tra il gruppo della Magliana e quello dei Testaccini. Originario di San Basilio, è colui che girava per le vie di Roma con una Ferrari metallizzata, colui che spara guardando in faccia la vittima e che passa le serate in compagnia di donne, cocaina e champagne dilapidando i miliardi "guadagnati". Nella banda della Magliana è l'unico a dirsi comunista, tanto che chiama i suoi cani Stalin e Cuba. Entra a far parte della banda nel 1979 una volta uscito dal carcere, e si trova nel mezzo di una organizzazione ormai ben strutturata, soprattutto nel traffico di stupefacenti. Nel 1994, in seguito al pentimento di Abbatino, diventa anche lui un collaboratore di giustizia. Oggi lavora come accompagnatore per disabili.
Nella serie Romanzo criminale è Ricotta

venerdì 26 novembre 2010

BANDA DELLA MAGLIANA - LA VERA STORIA su History Channel



Ieri sera è iniziata su History Channel una serie di documentari dedicati alla Banda della Magliana.
Viene mostrato l'unico filmato esistente di Franco Giuseppucci alias il Libanese mentre viene arrestato.
Ci sono interviste ai superstiti della banda come Antonio Mancini detto l'Accattone alias Ricotta della serie Romanzo criminale, Fabiola Moretti amica d'infanzia di Enrico alias Renatino DePedis alias il Dandy e compagna di Danilo Abbruciati (boss dei testaccini) e Renzo Danesi, proveniente dal Trullo.
Danesi è uno dei "fondatori" della banda. Nella serie Romanzo criminale non appare tra i personaggi. Dal 1992 è detenuto a Rebibbia, dove fa parte della compagnia teatrale del carcere. Fa parte dell'originario gruppo di malavitosi che girano intorno a Maurizio Abbatino, ed è tra coloro che prendono parte al rapimento del conte Grazioli (alias il conte Rosellini della serie) e al commando che ha ucciso Franchino Er Criminale (alias il Terribile della serie).
Attualmente si trova in stato di semilibertà

mercoledì 17 novembre 2010

Romanzo criminale 2


Qui troverete il trailer in anteprima della nuova serie di Romanzo criminale.

Cazzeggio degli attori.
Ecco la scaletta degli episodi:



Dal 18 novembre, ogni giovedì alle 21.00


su Sky Cinema 1 (canale 301)



Episodi 1-2 giovedì 18 novembre


Episodi 3-4 giovedì 25 novembre


Episodi 5-6 giovedì 2 dicembre


Episodi 7-8 giovedì 9 dicembre


Episodi 9-10 giovedì 16 dicembre

lunedì 15 novembre 2010

La banda della Magliana Dal 25 Novembre su History channel


Dal sito di History Channel.

"La Banda della Magliana è stata e resterà sempre un’esperienza criminale irripetibile”. Così Renzo Danesi, uno dei fondatori, ha definito la Banda della Magliana, il sodalizio criminale attivo a Roma tra la fine degli anni ’70 e i primi ’90. Giovani, spietati, incoscienti: i ragazzi della Banda sono questo. Amici goliardici un attimo prima e precisi killer subito dopo. La storia della Banda della Magliana passa per i leader che ne hanno segnato gli alti e i bassi, cercando di prendere il sopravvento sugli altri, ma finendo inevitabilmente con l’essere eliminati: dall’ispiratore Franco Giuseppucci fino al discusso “Renatino” De Pedis. Nata nel 1977 e inizialmente dedita alle rapine e ai sequestri di persona, la Banda della Magliana diventa presto una potente e ramificata organizzazione criminale, in un susseguirsi di omicidi locali e oscure vicende della storia d’Italia che vengono a galla ancora oggi. “Solo uno di noi poteva fregarci”, continua Danesi. La Banda della Magliana comincia a scricchiolare nel 1983, quando un affiliato decide di pentirsi e racconta tutto. La lunga agonia che ne segue porta gli amici di un tempo a sterminarsi l’uno con l’altro. Maurizio Abbatino, l’ultimo boss della Banda, subito dopo il suo arresto a Caracas nel 1992, si limitò ad un semplice e laconico sorriso per commentare la fine di quell’esperienza irripetibile

Scaletta:

Giovedi 25 Novembre

23:00 La nascita

01:00 La nascita

Venerdi 26 Novembre

22:00 La nascita

Sabato 27 Novembre

14:15 La nascita

Giovedi 2 Dicembre

23:00 La successione

01:00 La successione

Venerdi 3 Dicembre

22:00 La successione

02:50 La successione

Sabato 4 Dicembre

14:15 La successione

Giovedi 9 Dicembre

23:00 L'espansione

01:00 L'espansione

Venerdi 10 Dicembre

22:00 L'espansione

02:50 L'espansione

Sabato 11 Dicembre

14:15 L'espansione

Giovedi 16 Dicembre

23:00 La caduta

01:00 La caduta

Venerdi 17 Dicembre

22:00 La caduta

02:50 La caduta

Sabato 18 Dicembre

14:15 La caduta

venerdì 8 ottobre 2010

L'inquilino di Sant'Apollinare

Da Repubblica di oggi:

ROMA - "Sono anni ormai che le autorità ecclesiali romane hanno dichiarato di essere pronte ad aprire la tomba di De Pedis per farla ispezionare ed, eventualmente, per sistemare i resti dello stesso De Pedis in un altro luogo. Basta solo che le autorità competenti lo chiedano in conformità alle norme vigenti". A rispondere alla lettera di Walter Veltroni pubblicata ieri da Repubblica è il cardinale vicario Agostino Vallini, tramite il suo portavoce Angelo Zema. L'alto prelato fa sapere di essere rimasto "molto sorpreso ieri mattina dalla lettura della missiva".

La disponibilità a collaborare con le autorità italiane, spiega Zema, "è stata espressa ufficialmente sia il luglio scorso, con un comunicato di risposta a una inchiesta televisiva (di Chi l'ha visto, ndr) sul caso della sepoltura di De Pedis, che nel 2005 dall'allora cardinale vicario Camillo Ruini che, in una nota, spiegò testualmente che il Vicariato su questa vicenda non si oppone a qualsiasi richiesta di collaborazione che possa arrivare dalle autorità competenti". Ancora più ampia la risposta data dal successore di Ruini, il cardinal Vallini, che "in una nota del 2 luglio scorso - puntualizza ancora il portavoce Zema - disse che nulla osta da parte delle autorità ecclesiastiche a permettere alle autorità competenti di ispezionare la tomba; come pure nulla osta che su richiesta delle stesse autorità, ma anche col consenso della famiglia, la salma di Enrico De Pedis possa essere tumulata altrove.

Malgrado la nostra disponibilità finora nessuna autorità si è fatta avanti ufficialmente". "L'ampia volontà del cardinal Vallini, in sintonia col predecessore Ruini, a risolvere il caso - commentano in Vicariato - fu ampiamente riportata dalla stampa sia nel 2005 che nel luglio scorso con la pubblicazione dei comunicati diffusi dalla diocesi, riportati anche da Repubblica. it e dall'edizione quotidiana di Repubblica". Da qui "la sorpresa" provata dal cardinale Vallini nel leggere gli appunti mossi da Veltroni alle gerarchie ecclesiali romane sulla discussa tumulazione.

Non c'è invece sorpresa, ma voglia di puntualizzare da parte dell'attuale rettore della basilica di Sant'Apollinare, don Pedro Huidobro: "Non ho mai conosciuto De Pedis. Non ho motivi di dire né che fosse un benefettore della Chiesa né un delinquente. So che è morto ammazzato in strada, da uomo libero, e che è improprio dire che sia sepolto dentro la basilica. È in una cripta esterna, che poi è uno sgabuzzino piccolo, chiuso, umido in un'area non consacrata". Ad accoglierne i resti qui furono l'allora presidente della Cei monsignor Ugo Poletti e l'allora rettore monsignor Piero Vergari: "Si possono commettere errori - dice Huidobro, 54 anni, dal 2005 alla guida della basilica - ma bisogna salvare la buona fede. Non posso credere che Poletti e Vergari abbiano agito in cattiva fede, ma possono aver fatto una cosa imprudente".


Quello che mi chiedo è: perché il clero aspetta una richiesta ufficiale di un organo competente per spostare la salma di De Pedis alias Renatino alias il Dandy?

Non è sufficiente sapere chi è stato? Forse il misterioso favore che Renatino fece al cardinal Poletti ha ancora il suo peso.

martedì 21 settembre 2010

Torna in cella Fabiola Moretti



ROMA (20 settembre) - Torna in cella Fabiola Moretti, ex pentita della banda della Magliana e legata in passato a Danilo Abbruciati(Nembo Kid della serie tv), uno degli esponenti dell'organizzazione che ha insanguinato Roma a cavallo tra gli anni '70 e '80. In seguito legata anche ad Antonio Mancini (Ricotta della resie tv). I carabinieri della Stazione Roma Divino Amore l'hanno arrestata dopo averla sorpresa mentre passeggiava tranquillamente in strada, senza aver ottenuto alcuna autorizzazione ad allontanarsi dal proprio domicilio.

Arrestata con l'accusa di evasione, Fabiola Moretti, 55 anni, è stata trattenuta in caserma in attesa del rito direttissimo. Non è la prima volta che la Moretti, che ha precedenti per traffico di sostanze stupefacenti, evade dai domiciliari: era già successo il 23 marzo scorso e il 16 settembre del 2009. La Moretti, oltre a collaborare nell' inchiesta sulla banda della Magliana, è stata per anni la grande accusatrice dell'ex senatore Claudio Vitalone nell'ambito dell' inchiesta sull'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. La donna nel 1995 accusò Vitalone di essere uno dei mandanti del delitto, raccontando di essere stata testimone di incontri tra l'ex senatore ed Enrico de Pedis (il Dandy), uno dei capi storici della Banda della Magliana.

Il nome della donna è legato anche all'inchiesta della Procura di Roma sul sequestro di Emanuela Orlandi, avvenuto nel giugno del 1983. Grazie ai suoi racconti i pubblici ministeri romani sono arrivati a individuare in Sergio Virtù, ex autista di Renatino, uno degli autori materiali del sequestro della ragazza.

venerdì 17 settembre 2010

Il Freddo racconta Brusca


Se volete vedere il Freddo (Vinicio Marchioni) che ci racconta la vita del mafioso Giovanni Brusca non dovete far altro che cliccare qui la trasmissione della 7 'Città criminali'.

Buona visione

venerdì 9 luglio 2010

In nome di Dio


Il 26 Agosto del 1978 Albino Luciani fu eletto Papa e successore di Paolo VI.


In Vaticano, parecchie persone non erano contente di questa elezione al soglio pontificio ma, forse, il più scontento di tutti era monsignor Marcinkus.

Marcinkus era il più alto in grado all’interno dello I.O.R., l’Istituto per le Opere Religiose, altrimenti detto Banca Vaticana. Egli intuì immediatamente i pericoli dell’elezione di questo pontefice che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato chiaramente intendere di voler far tornare la chiesa cattolica a quegli ideali di carità cristiana propri del cristianesimo antico, rinunciando alle ricchezze superflue.

Su due punti Luciani sembrava irremovibile: l’iscrizione degli ecclesiastici alle logge deviate della massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque. L’irritazione del Papa peggiorava al solo sentire nominare personaggi come Calvi e Sindona che, attraverso il Banco Ambrosiano facevano transitare ingenti somme di denaro provenienti dalla mafia, dalla banda della Magliana e da società fittizie destinate a riciclare denaro sporco proveniente dal traffico di droga.

In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla P2, la massoneria deviata di Licio Gelli, buona parte dei quali erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico «O.P. Osservatore Politico» di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani.

Fabiola Moretti, ex compagna di Danilo Abbruciati (Nembo Kid della serie Romanzo criminale) ed ex compagna di Antonio Mancini ‘l’accattone’ (Ricotta della serie tv) testimonia di aver pulito una pistola. Dopo averla smontata e ripulita Abbruciati la guardò e le disse: ‘Lo sai che quello è l’abbacchio di Pecorelli?’ Voleva dire che era la pistola dell’omicidio.

Tornando alla lista ecclesiastico-massonica, questa comprendeva, fra gli altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de «L’osservatore Romano» don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo).

La morte di Albino Luciani, dopo solo 33 giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Era morto o l’avevano ucciso?


Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo.

Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano.

Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero.

Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi.



Un libro parla di questa oscura pagina della storia del trono di Pietro: David Yallop, In nome di Dio, Pironti 1985. Lo so è fuori commercio ma vale la pena sforzarsi per trovarlo in biblioteca o in rete.

Lo scrittore inglese individua 6 probabili sospetti dell’omicidio del Papa: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello I.O.R. Marcinkus (in basso a destra nella foto sotto), il banchiere Michele Sindona(in basso a sinistra nella foto sotto), il banchiere Roberto Calvi (in alto a destra nella foto sotto)e Licio Gelli maestro venerabile della Loggia P2 (in alto a sinistra nella foto sotto), cui appartenevano tutti i sospetti.

Secondo Yallop, Gelli decise l’assassinio, Sindona e Calvi avevano buone ragioni per desiderare la morte del Papa ed avevano le capacità ed i mezzi per organizzarlo, Marcinkus sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione mentre Cody era assenziente in quanto Luciani era intenzionato ad esonerarlo dalla sede di Chicago dove aveva attirato le attenzioni non solo della sua chiesa ma addirittura della giustizia cittadina e della corte federale per amnovre finanziarie poco chiare. Villot, infine, avrebbe facilitato materialmente l’operazione.

La morte di Giovanni Paolo I scongiurò i trasferimenti di questi cardinali dai posti chiave della Curia e infatti Marcinkus rimase al suo posto fino a fine carriera. Il successore di Luciani, Giovanni Paolo II, sfruttò al massimo le competenze del banchiere di Dio usando lo IOR come riciclatore di denaro fino a sottrarre almeno 300 miliardi di lire che furono inviati in Polonia per sostenere la causa di Solidarnosc contro il governo comunista di Jaruselski.

La sparizione di questa somma generò pericolosi malumori. Il denaro infatti non era stato investito ma speso. Il Banco Ambrosiano aveva operato da tramite per questa gigantesca speculazione e Calvi (Presidente della banca) non ne uscì vivo. Si dette alla latitanza e fu trovato impiccato a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri la mattina del 17 giugno 1982. In quel viaggio lo aveva accompagnato Flavio Carboni(a sinistra nella foto in basso), che, insieme a Pippo Calò (cassiere della mafia, a destra nella foto), Ernesto Diotallevi (banda della Magliana) e Silvano Vittor (contrabbandiere) furono processati per il delitto e in seguito assolti per insufficienza di prove.

La sparizione del denaro diede luogo ad altre rappresaglie.

Il 22 giugno 1983 scomparve nel nulla la cittadina vaticana Emanuela Orlandi.

Sabrina Minardi, ex amante di Enrico De Pedis, detto Renatino (il Dandy della serie tv) afferma che la ragazza fu rapita per dare un segnale a Giovanni Paolo II: restituire i miliardi che mafia ed esponenti della banda della Magliana (in particolare De Pedis) avevano prestato allo IOR attraverso il banco Ambrosiano.

A quanto pare Carboni non ha perso il vizio delle riunioni segrete dato che è di queste ore la notizia di un suo coinvolgimento in una sorta di gruppo segreto (loggia?) il cui scopo era favorire la promulgazione di leggi, il varo di delibere per appalti ecc.

mercoledì 23 giugno 2010

Emanuela Orlandi è scomparsa


Sono passati 27 anni dal giorno in cui Emanuela Orlandi scomparve misteriosamente.

Ricordo i manifesti che tappezzavano tutta Roma, anche il mio quartiere. Avevo 12 anni e ricordo che la vicenda di quella ragazza poco più grande mi me mi spaventò un po'. Mi comunicava la possibilità che nessuno è al sicuro, neanche una ragazza qualsiasi; una persona normale, anonima se vogliamo.

Ieri è stato l'anniversario della scomparsa e io la voglio ricordare con una lettura.

Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani, Fazi editore



"Ventidue giugno 1983. Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana di quindici anni, sparisce vicino alla chiesa di Sant'Apollinare. La capitale viene tappezzata da migliaia di manifesti con il suo ritratto e la scritta "Scomparsa". Ma non si scompare nel nulla al centro di Roma. Qualcuno ha visto, qualcuno sa. Sono passati venticinque anni da quel giorno e in tutto questo tempo la ragazzina non è mai stata ritrovata, né morta né viva. Eppure l'opinione pubblica non l'ha dimenticata perché il suo non è solo un caso di cronaca, ma un enigma insoluto. Anno dopo anno si è arricchito di tanti, forse troppi, scenari e attori: Marcinkus e lo IOR, Ali Agca e i Lupi Grigi, il KGB. Nel giugno del 2008, però, si apre una pista inaspettata: Sabrina Minardi - ex moglie di un famoso calciatore ma soprattutto amante storica di Enrico De Pedis, capo della Banda della Magliana - dichiara che Emanuela è stata rapita dal boss su ordine del vescovo Marcinkus e, in una seconda fase, uccisa e gettata in una betoniera. Strana coincidenza: De Pedis, ammazzato nel '90, è stato sepolto (in mezzo a cardinali, principi e artisti) proprio in quella chiesa di Sant'Apollinare da cui tutto sembra essere cominciato... Nessuno finora era riuscito a riannodare i fili che legano la scomparsa della Orlandi a quegli oscuri poteri che all'inizio degli anni Ottanta sembravano convergere in un'unica struttura politico-criminale, tanto potente da aver allungato i suoi tentacoli fin dentro il Vaticano"

martedì 27 aprile 2010

Storia di una holding criminale - spin off


Oggi riprenderò a parlare della banda della Magliana con un piccolo spin-off.


La figura che analizzerò è quella del criminologo Aldo Semerari, che aiutò molti componenti della banda fornendo loro false perizie di infermità mentale. Il professore fu anche un collegamento tra la banda e l’estremismo di destra.


I dati che riporto sono stati presi dalla rete.


Aldo Semerari è stato professore ordinario di Medicina Criminologia all’Università degli Studi di Roma “ La Sapienza ”, Direttore dell’Istituto di Psicopatologia Forense, perito tra i più autorevoli, noti e stimati nei Tribunali Italiani.


Seguì, fornendo consulenze e perizie psichiatriche i casi giudiziari più noti, eclatanti ed importanti in Italia negli anni settanta, come la perizia su Pelosi nel caso Pasolini, oppure il Boia di Alberga, membri del Clan dei Marsigliesi, mafiosi, Camorristi della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo nonché uomini di Cosa Nostra e della Banda della Magliana.


E’ considerato uno dei padri della Criminologia Italiana, autore di numerose pubblicazioni scientifiche, nonché primo traduttore in Italia del filosofo esistenzialista Karl Jaspers.


Semerari aveva confusi trascorsi politici. Negli anni 50 era militante del Partito Comunista Italiano, sino ad essere della corrente stalinista. Nel 1955 però lasciò il PCI, per dichiararsi, già nei primi anni 60, fascista. Aveva anche una svastica tatuata sul corpo.


Il Giudice Lupacchini, che ha scritto un libro sulla Banda della Magliana, così descrive Semerari : psichiatra forense, massone ed iscritto alla Loggia P2, diplomatico del Sovrano Militare Ordine di Malta e da sempre agente dei servizi d’informazione militare. A conoscenza dei retroscena più scabrosi del regime, e tra questi il delitto Moro. Propugnatore di teorie antisemite e visceralmente anticomunista, coltiva stretti rapporti con i più accesi ambienti neofascisti e si propone di cementare il neofascismo di Costruiamo l’Azione, del M.P.R. e di Ordine Nuovo, con le organizzazioni criminali non soltanto romane, in un unico aggregato antistatuale, finalisticamente orientato alla realizzazione di attentati dinamitardi, sequestri di persona, traffici di armi.


Il Giudice Lupacchini sostiene che, Aldo Semerari fungeva da garanzia per malavitosi, fascisti di borgata, banda della Magliana, camorristi e mafiosi, che spesso gli apparati di sicurezza usano come braccio armato. ( Otello Lupacchini, Banda della Magliana, Koinè, 2004).


La vita del Professore, era intessuta di singolarissime ed ambigue frequentazioni, relazioni pericolose, molto pericolose con il mondo criminale, che tra le varie cose lo avvicinarono fortemente alla strage di Bologna, ed è per questo motivo che, nel 1980 il Criminologo nero fu arrestato nell’ambito della detta inchiesta, venendo poi liberato dopo 8 mesi di detenzione, anche per l’intervento dei servizi segreti di mezzo mondo, ivi compreso l’intervento della CIA.


Il Criminologo Nero era noto poi anche per le sue singolari credenze religiose. Era dichiaratamente pagano, adoratore del Sole, nonché gran consumatore di fegato crudo in occasione dei riti del Solstizio. ( Destra Estrema e Criminale, Mario Caprara e Gianluca Semproni, Newton Compton Editori, Roma, 2007).


Secondo il Boss della Magliana, Abbatino (il Freddo della serie tv), il Prof. Semerari, nella sua Villa nelle campagne di Rieti, dormiva su un letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con la svastica, ed ai suoi dobermann dava ordini in tedesco.


Il 23 giugno 2000, sono stati scagionati gli unici imputati di una ventennale storia processuale che si intreccia con le trame dell’eversione nera, con i morti ammazzati della Banda della Magliana, con i segreti inconfessabili del sequestro Cirillo e con i tradimenti dei servizi segreti deviati. È stato lo stesso pubblico ministero, Salvatore Sbrizzi, a chiedere l’assoluzione per i cinque camorristi finiti sott’inchiesta, dopo il pentimento di Umberto Ammaturo: Antonio Baratto, Ciro e Pasquale Garofalo, Giovanni Monaco e Umberto Adinolfi. Erano ritenuti gli esecutori materiali del delitto, commesso su ordine proprio di Ammaturo, si disse, per punire la decisione della vittima di assumere nuovamente la difesa del padrino Raffaele Cutolo, suo acerrimo nemico. L’unica certezza è la data della scomparsa di Semerari, il 25 marzo 1982, e il luogo, Napoli, dove il docente si trova per una perizia psichiatrica su un detenuto del carcere psichiatrico di Sant’Eframo.


Il 1° aprile, un passante nota uno strano liquido uscire dalla portiera di una Fiat 128 rossa, parcheggiata in viale Elena, a Ottaviano, di fronte all’abitazione di Vincenzo Casillo, «braccio destro» del boss Raffaele Cutolo. Avvisa un vigile urbano, che a sua volta contatta i carabinieri.


Sul sedile anteriore, lato guida, si trova una busta di plastica insanguinata. Contiene la testa di Semerari, mozzata con una sega. Il corpo viene ritrovato nel bagagliaio. Che si tratti del cadavere del professore è quasi certo, anche se l’identificazione diventa ufficiale soltanto alle 13.30, quando il medico legale estrae dalla tasca della giacca una tessera ferroviaria intestata ad Aldo Semerari.


Il 1° aprile 1982 in quelle stesse ore a Roma, una collega di Semerari si spara un colpo di pistola in petto e muore in un lago di sangue. Si chiama Maria Fiorella Carrara e lavora come psichiatra nello studio del criminologo e anch’essa redige perizie per la criminalità organizzata. I vigili del fuoco la trovano distesa sul letto, con a fianco la «357 Magnum» con cui si è tolta la vita. Il suicidio della giovane donna sarà attribuito al dolore per la scomparsa dei genitori, morti entrambi di tumore… otto anni prima.


Il coinvolgimento di Semerari con i servizi deviati e con le indagini su molti casi fa pensare ad un omicidio maturato in ambienti più alti della semplice criminalità organizzata.


”Chiunque combatta contro i mostri dovrebbe badare a non diventare un mostro egli stesso. Perché quando scruti l’abisso, l’abisso scruterà dentro di te.” Nietszsche

giovedì 4 febbraio 2010

Storia di una holding criminale oggi

Danilo Coppola: imprenditore italiano, componente del gruppo dei cosiddetti furbetti del quartierino. Negli ultimi anni, diverse sono le partecipazioni azionarie che ha acquistato; iniziando col 3% della Banca Nazionale del Lavoro (BNL) nel settembre 2003.

L'1 marzo 2007 viene arrestato e portato nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di bancarotta, riciclaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita; dove il 23 marzo 2007 tenta il suicidio.

Il 19 novembre 2007, in seguito ad un arresto cardiaco, viene ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dove entra in coma.

Il 6 dicembre 2007, scompare dall'ospedale dove era ricoverato, come denunciato dagli stessi genitori. Nel primo pomeriggio, contatta la redazione di Sky Tg24, dichiarando di essere vittima di una persecuzione. Qualche ora dopo si consegna alla polizia. Il 9 febbraio 2009 viene condannato dal Tribunale di Roma a sei anni di reclusione per bancarotta fraudolenta della società Micop.



Enrico Nicoletti: Costruttore, amico di Giuseppe Ciarrapico e politicamente vicino a Giulio Andreotti, Nicoletti svolge un’intensa attività di prestiti e depositi che serve a riciclare denaro sporco. Nel mandato di cattura a suo carico, il giudice Lupacchini scrive: ''Nicoletti funziona come una banca, nel senso che svolge un’attività di depositi e prestiti e attraverso una serie di operazioni di oculato reinvestimento moltiplica i capitali investiti dell’organizzazione''.

Nel 2006 viene arrestato insieme ai due figli. L'accusa è di aver riciclato, attraverso prestanome titolari di alcuni supermercati, ingenti somme di denaro provenienti dal clan camorristico dei Casalesi.

I due figli, Antonio e Massimo Nicoletti, rispettivamente di 43 e 42 anni sono amici di Danilo Copppola. L'accusa, per i Nicoletti, è di aver riciclato denaro "sporco" per conto dei Casalesi attraverso alcuni prestanome titolari di supermercati che in realtà erano controllati dal malavitoso romano. I tre sono tornati in libertà. Per Enrico erano scaduti i termini di carcerazione preventiva, mentre per i figli ha fatto buon gioco un cavillo burocratico.


Antonio Mancini, "Nino l'Accattone" alias Ricotta del film e dellla serie tv Romanzo Criminale.


Da Repubblica:

"È stato un bandito e un assassino ("Ho ucciso quattro volte", elenca sulle dita di una mano). Nel direttorio criminale padrone di Roma tra la metà degli anni '70 e i primi anni '90 e consegnato alla Storia come "Banda della Magliana", sedeva alla destra di Franco Giuseppucci "er Negro" e Maurizio Abbatino, "Crispino".

"La Banda della Magliana esiste ancora. Ha usato e continua ad usare i soldi di chi è morto e di chi è finito in galera. E non ha più bisogno di sparare. O almeno, di sparare troppo spesso". "Vedi - insiste - Io non sono uno che farfuglia. Non do opinioni. Dico che quella storia non è finita perché lo so. Basta andare a cercare chi ne è uscito alla grande quindici anni fa. O magari chiedersi come mai i miei soldi di bandito, un miliardo e trecento milioni di lire, sono finiti, come ho saputo, nelle tasche di Danilo Coppola. Il "furbetto del quartierino", quello delle scalate alle banche. Prima di andare dentro, avevo affidato quei soldi a Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda. E non li ho mai rivisti."

Qui trovate un'intervista a Mancini molto interessante.

Il servizio, apparso su Repubblica di oggi è già sparito dalla prima pagina come anche uno schema in Flash molto ben fatto che elenca tutti i componenti della banda.

Qualcuno si dev'essere arrabbiato!


giovedì 30 aprile 2009

Storia di una holding politico criminale - Parte 3


Il 16 marzo 1978 le Brigate rosse sequestrano l’allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Lo terranno in ostaggio per 55 giorni durante i quali si svolgeranno, in sedi diverse, trattative tra varie parti in campo: alcuni politici, le stesse Brigate rosse, membri della nuova camorra organizzata, della mafia e anche della banda della magliana. Verrano diffusi dalle BR sei comunicati, fatti trovare in posti pubblici previa telefonata a quotidiani romani. Ci fu però un settimo comunicato in cui il gruppo terroristico dichiarava di aver giustiziato l’onorevole Moro e di aver gettato il ciorpo nel lago della Duchessa (Rieti).
Il comunicato è un falso malconfezionato e il falsario che l’ha redatto è Antonio Chichiarelli detto Toni il falsario alias Il Larinese. Il Larinese è in buoni rapporti con la malavita romana e in particolare con Nembo Kid e il Libanese. I motivi per i quali il Larinese abbia confezionato questo maldestro tenativo di imitazione non saranno mai chiariti. Certo è che la banda della magliana fu allertata da più parti e invitata ad occuparsi del sequestro Moro. Raffaele Cutolo alias ‘O professore, su invito del suo avvocato Cangemi, contattò il Sardo e il Libanese per individuare il covo in cui era tenuto l’onorevole. Il Sardo, dopo pochi giorni, fece sapere al camorrista che il covo era stato individuato. Cutolo testimoniò in seguito: “Mi fu detto (dai miei tramiti) che i referenti politici dell’avvocato avevano detto di non mettere più il naso in quella vicenda”. Anche il Freddo conferma la notizia: “Durante il sequestro Moro ho partecipato a un incontro avvenuto sulla riva del Tevere, sotto ponte Marconi, al quale parteciparono il Sardo, il libanese e un uomo politico molto importante che se non ricordo male doveva essere l’onorevole Flaminio Piccoli. Io ed altri rimanemmo sulla strada. L’incontro serviva a stabilire i termini di un nostro intervento per salvare Moro.” Altre testimonianze sui contatti tra malavita e potere politico sulla vicenda Moro arrivano da Tommaso Buscetta che all’epoca stava tentando di intercedere per la liberazione dell’ostaggio. Pippo Calò alias Zio Carlo si oppose fermamente perché i suoi referenti politici non volevano che Moro fosse liberato.Anche il mafioso Stefano Bontade dichiarerà che Zio Carlo gli riferì: “ Ancora non l’hai capito che uomini politici di primo piano del suo partito non lo vogliono libero?” (dalla domanda di autorizzazione a procedere contro il senatore Giulio Andreotti, 8 giugno 1993)
Il 9 maggio 1978 il cadavere di Aldo Moro viene rinvenuto in una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. Il successivo 1 ottobre i reparti speciali antiterrorismo del generale Dalla Chiesa fanno irruzione nel covo brigatista di Via Montenevoso a Milano dove trovano il memoriale dell’onorevole Moro. Durante la sua prigionia Moro scrisse molte lettere, alcune delle quali furono fatte recapitare dai brigatisti. La maggior parte degli incartamenti rimasero però in mano brigatista. Secondo il giornalista Carmine Pecorelli alias il Pidocchio il memoriale che fu reso pubblico era stato preventivamente censurato occultando riferimenti imbarazzanti a esponenti del governo, primo fra tutti Andreotti (all’epoca presidente del consiglio).

Il Pidocchio ha informatori molto attendibili poiché è un affiliato alla P2 di Licio Gelli (nella foto sotto) e i suoi sospetti troveranno conferma l’8 ottobre del 1990, quando nello stesso covo di Via Montenevoso verrà trovata una seconda copia del manoscritto che includeva scritti inediti.


In alcuni scritti Moro rivolgeva attacchi durissimi ad Andreotti che era invischiato in un passaggio di assegni tra il palazzinaro Caltagirone (attuale suocero di Pier Ferdinando Casini e proprietario del centro commerciale romano Parco Leonardo), il gruppo SIR di Nino Rovelli e l’Italcasse. Andreotti Avrebnbe negoziato personalmente alcuni assegni cedendoli a diverse persone (dalla domanda di autorizzazione a procedere contro il senatore Giulio Andreotti, 8 giugno 1993). Pecorelli era molto interessato alle vicende andreottiane e voleva dedicargli il numero della sua rivista OP (Osservatore Politico) col titolo ‘Gli assegni del presidente’. Per evitare l’uscita di questo numero Caltagirone fece consegnare 30 milioni alla rivista e 15 a Pecorelli. Il 20 marzo 1979 Pecorelli viene ucciso con 4 colpi di pistola silenziata. Gli autori dell’omicidio non saranno mai individuati anche se il terrorista dei NAR Walter Sordi afferma che Giusva Fioravanti aveva ucciso Pecorelli su mandato di Licio Gelli,o forse per fare un favore al Nero (Carminati), che a sua volta agiva per conto della banda della Magliana.

segue

martedì 28 aprile 2009

Storia di una holding politico criminale - Parte 2

Il primo passo del Libanese è collegare le batterie del Sardo e del Freddo per fare affari, tramite il Bufalo e Claudio Sicilia detto er Vesuviano alias Trentadenari, con la camorra di Cutolo. La camorra vende la droga e la nuova organizzazione romana la piazza su tutta Roma.
Il salto di qualità che farà da battesimo all’unione delle diverse batterie sarà una verifica operativa del sodalizio, attuata con un sequestro di persona.
Il 7 novembre 1977 a Settebagni viene sequestrato il Duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere. La custodia dell’ostaggio è affidata ad una modesta banda di Montespaccato e dopo quattro mesi di vessazioni il duca viene ucciso. Il riscatto pagato ammonta a 2 miliardi di lire, divisi tra quelli di Montespaccato e i romani del Libanese. Nonostante la somma ottenuta sia molto inferiore alla richiesta di 10 miliardi, l’operazione viene considerata un successo poiché la prospettiva di una collaborazione organica tra le batterie è fattibile e si sta già attuando nel traffico di stupefacenti.
Le regole operative del patto si basano sul concetto di ‘stecca para’ ossia l’equa suddivisione dei guadagni e dei rifornimenti di droga che sarà piazzata da ogni batteria nel proprio territorio di origine.
La nuova holding criminale è nata e la sua caratteristica consociativista permetterà di agire come un unico gruppo nei grandi progetti e di mantenere l’autonomia negli ambiti criminosi direttamente controllati. Una vera e propria agenzia criminale che offre personale specializzato e mezzi.
Come nell’antica Roma, il centro di potere esigeva un tributo ma concedeva alle province autonomia locale e gestione del territorio. La differenza qui è che il tributo si traduce in un fondo comune che, reinvestito, moltiplica i profitti.
Oltre al legame con la mafia e la camorra, il Libanese acquisisce il contributo tecnico-politico del fascista Aldo Semerari, noto criminologo romano che effettua perizie psichiatriche per i tribunali nazionali. A lui fanno riferimento ‘camerati’ come il prof. Fabio De Felice e il terrorista Aleandri (del gruppo del Nero).
I tre sono legati al venerabile Maestro della Loggia Massonica Propaganda 2 (detta P2) Licio Gelli. Alla P2 sono affiliati magistrati, dirigenti delle forze dell’ordine, capi dei servizi segreti (generale Giuseppe Santovito del Sismi tessera 1630 e generale Giulio Grassini del Sisde tessera 1620), nonché imprenditori come l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tessera 1816).
Il collegamento con Semerari e i massoni fa si che ci sia sempre un mutuo soccorso tra le parti. La banda ricicla soldi e bottini delle rapine dei terroristi e i terroristi ripagano con azioni criminali per conto della banda o di committenti dei servizi segreti. De Felice, Semerari, Aleandri, il Libanese, il Freddo e il Bufalo, insieme al malavitoso romano Alessandro D’Ortenzi detto Zanzarone si incontrano nell’estate del 1978 nella villa di De Felice vicino a Rieti e sanciscono un’alleanza politico criminale. D’Ortenzi, in una testimonianza, afferma che: “Non si giocava certo a briscola, si parlava della destabilizzazione del paese, di creare più caos possibile con degli attentati da eseguire nella varie città italiane per creare più confusione possibile, e una volta che lo stato era allo sbando, prendere il potere”. Stabilito il vincolo associativo tra le varie batterie di Roma, attivato il collegamento con la grande criminalità nazionale (mafia e camorra), con l’eversione neofascista e con la Loggia P2, la banda della Magliana una realtà consolidata e importante.
Un’organizzazione “nella quale l’antistato consuma tutto il suo potenziale eversivo e antagonista per divenire esso stesso istituzione e sistema che si arroga il diritto di eliminare tutte le sue variabili impazzite, di proteggere tutti coloro che operano all’interno delle sue finalità (…) è certo che se vi è stata un’organizzazione permanentemente dedita al malaffare che abbia avuto protezioni e che sia stata sottovalutata nonostante gli elementi di accusa raccolti, questa è la banda della Magliana. E ciò per la vastità dei coinvolgimenti istituzionali che essa ha saputo conquistare” Requisitoria dei pubblici ministeri di Bologna Libero Mancuso e Attilio Dardani, 13 Maggio 1986
Curiosità: La serie televisiva 'Romanzo criminale' è stata preceduta, il 15 ottobre 2008, da una campagna di marketing che ha visto, per un giorno, protagonisti, quattro busti ritraenti gli attori che interpretano i componenti della banda della Magliana. Alemanno giudicò l'iniziativa una trovata pubblicitaria di “cattivo gusto”.
(segue)

venerdì 24 aprile 2009

Storia di una holding politico criminale


Premessa: Questa è una storia vera. I suoi protagonisti hanno nomi reali, soprannomi e infine alias letterari (non tutti). Questo perché la letteratura, come spesso accade, riesce a far percepire la carne e il sangue più della cronaca.

I veri nomi dei protagonisti verranno man mano sostituiti dagli alias*.

Gli alias letterari derivano dal libro Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, edito da Einaudi e dalle trasposizioni filmiche e televisive omonime. La storia vera è descritta da Gianni Flamini in La banda della Magliana edito da Kaos, libro dal quale ho attinto a piene mani.
1975 Carcere romano di Regina Coeli.

Quattro detenuti si trasformano in manager e concepiscono un’idea vincente. Un’idea che darà vita alla più importante e famigerata holding criminale che Roma e l’Italia intera abbiano mai visto.
I quattro si chiamano Antonio Mancini detto l’Accattone o Ricotta, Nicolino Selis alias il Sardo, Giuseppe Maglioglio e Giovanni Girlando alias Satana. Parlano di Napoli e dell’ascesa criminale di un uomo non ancora conosciuto: un tale Raffaele Cutolo sta mettendo in piedi un’organizzazione criminale allo scopo di escludere dal territorio infiltrazioni di altre organizzazioni esterne alla città. La nuova idea di Cutolo passerà alla storia come Nuova Camorra Organizzata.

I quattro cominciano a pensare ai nomi dei possibili affiliati di una nuova organizzazione che possa coprire il territorio della capitale, dominata finora da tante piccole bande, dette ‘batterie’, sganciate l’una dall’altra. Escono fuori diversi nomi ma tutti concordano che una personalità di sicuro spessore criminale possa essere Gianfranco Urbani detto er Pantera alias il Puma. Urbani però rifiuta l’affiliazione preferendo un ruolo di collegamento con organizzazioni esterne e offre la sua disponibilità per risolvere conflitti interni. Farà da contatto con i thailandesi per gli approvvigionamenti di eroina e con la ‘ndrangheta calabrese.

Fuori dal carcere intanto crescono le batterie di Maurizio Abbatino detto Crispino alias il Freddo e di Franco Giuseppucci detto er Fornaretto o il Negro alias il Libanese. Era da poco stata sbaragliata dalle forze dell’ordine la banda dei Marsigliesi che si erano insediati nella capitale e avevano preso le redini del crimine di alto livello con traffico di droga e sequestri. Il vuoto lasciato viene così colmato dalla malavita romana, con la nascita della cosiddetta Banda della Magliana.

Al momento dell’uscita di scena dei marsigliesi spiccano tre batterie:

la prima è quella di Trastevere - Testaccio (i testaccini) di cui fanno parte Enrico De Pedis detto Renatino alias il Dandi e Danilo Abbruciati detto er Camaleonte alias Nembo Kid (attivo nell’orbita del mafioso Pippo Calò).


La seconda batteria è quella di Acilia – Ostia capeggiata da Nicolino Selis alias il Sardo, che annovera anche Giovanni Girlando alias Satana, Libero Mancone alias Fierolocchio, i fratelli Carnevale alias fratelli Buffoni. Questa batteria è legata alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.
Infine nel quartiere Magliana agisce una batteria indipendente formata da Maurizio Abbatino detto Crispino alias il Freddo, Marcello Colafigli detto Marcellone alias Bufalo, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro e altri. La batteria della Magliana ha contatti con i servizi segreti italiani, con i quali collabora in operazioni sporche e falsi attentati attribuiti a gruppi terroristi di destra e di sinistra.



Il ruolo primario nella tessitura del vincolo associativo tra queste batterie lo svolge Franco Giuseppucci alias il Libanese. Trentenne, leader riconosciuto da tutte le bande di Roma e dintorni il Libanese orbita nel campo delle scommesse clandestine (Ippodromi di Tor di Valle e Capannelle) e svolge la funzione di armiere per i rapinatori di mestiere. Gli vengono affidate le armi che lui custodisce in una roulotte parcheggiata al Gianicolo. Simpatizzante di estrema destra Giuseppucci è anche un collegamento con gruppi terroristi dell’estrema destra eversiva come i NAR di Giuseppe Valerio Fioravanti detto Giusva e suo fratello Cristiano e Massimo Carminati (alias il Nero).



*L’alias identifica il personaggio della serie tv Romanzo criminale

(segue)