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lunedì 30 novembre 2009

Buon compleanno Lucy!


Oggi voglio ricordare un episodio importantissimo per la paleontologia e per l'umanità intera.

Esattamente 35 anni fa furono rinvenuti i resti dell'Australopiteco Lucy.


Da Wikipedia:

Il 30 novembre 1974, ad Afar, in Etiopia, Yves Coppens, Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray rinvennero i resti di un esemplare di femmina adulta, che venne chiamata Lucy, dell'età apparente di 25 anni, vissuta almeno 3,2 milioni di anni fa.
I resti comprendevano il 40% dello scheletro. Particolarmente importanti l'osso pelvico, il femore e la tibia perché la loro forma lascia pensare che questa specie fosse bipede. Lucy, così chiamata dai suoi scopritori in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, in amarico è Dinqinesh e significa "Tu sei meravigliosa". Il suo nome in codice è A.L. 288. Era alta 1,07 metri, piuttosto piccola per la sua specie, e pesava probabilmente tra i 29 e i 45 kg. Questa piccola donna ha denti simili a quelli umani, ma il cranio è ancora scimmiesco,capacità cranica tra i 375 e i 500 cc. Morì sulle rive di una palude, probabilmente di sfinimento, e miracolosamente nessun predatore ne sbranò i resti, disperdendone le membra, così che il corpo, sommerso dal fango, nel corso dei millenni si fossilizzò fino a diventare roccia. Dopo milioni di anni il suo scheletro è ritornato alla luce intatto e ci offre una preziosa testimonianza sulla costituzione fisica degli ominidi di quel periodo.

martedì 7 luglio 2009

Musica nella preistoria

Nature
Gran Bretagna

25 giugno 2009

La musica è un segno di modernità. Trovare un antico strumento musicale permette di attribuire alla popolazione che l’ha creato un comportamento complesso e forme di comunicazione avanzate. È per questo che il ritrovamento di quattro flauti in una cava vicino Ulm, in Germania, ha suscitato molto interesse.Si tratta di un flauto quasi completo, ricavato da un osso di avvoltoio, con cinque fori e l’imboccatura intagliata, e dei frammenti di tre flauti in avorio, ricavati da zanne di mammut. Risalgono a 35mila anni fa e appartenevano ai primi colonizzatori dell’Europa. Dopo aver risalito il corso del Danubio, questo popolo si era stabilito nel sud dell’attuale Germania. Secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature, era un popolo con una grande tradizione musicale. I flauti sono stati trovati in un “bidone dell’immondizia” preistorico: un cumulo di rifiuti che conteneva anche ossa di cavallo, renna, orso delle caverne e mammut, oltre a ossa bruciate e scarti di avorio.Questo particolare fa supporre che la musica fosse un elemento comune della vita di quel periodo e fosse suonata in circostanze diverse. Il suono del flauto in osso, o meglio della sua ricostruzione moderna, somiglia vagamente a quello di un flauto andino.

giovedì 2 aprile 2009

7 passi nella preistoria

Da Science:
Sette impronte di passi, frutto di una passeggiata preistorica, sono arrivate fino a noi. Scoperte a Ileret, in Kenya, sono le più antiche orme lasciate da un Homo mai ritrovate. Risalgono a circa 1,5 milioni di anni fa. Sono quindi molto più recenti delle impronte di australopiteco trovate a Laetoli, in Tanzania, che hanno 3,7 milioni di anni.Ma quelle kenyane, rinvenute vicino al lago Turkana, mostrano un'andatura più simile a quella dell'Homo sapiens che a quella dell'australopiteco, sia come struttura sia come meccanica del piede. Il tallone affonda in modo deciso, mentre l'alluce appare di dimensioni ridotte, allineato con le altre dita. È il piede di una scimmia che è scesa dagli alberi e ha assunto un'andatura bipede, osserva Science. A Ileret sono state scoperte anche altre tracce, ma quella con le sette impronte è la più lunga.L'ominide che l'ha lasciata era alto circa 1,76 metri. I ricercatori pensano che fosse fermo e che abbia cominciato a camminare con difficoltà sul terreno fangoso, già coperto dalle impronte di molti animali. Probabilmente si trattava di un H. ergaster oppure di un erectus. Tuttavia, dalle orme fossili parzialmente erose, è difficile capire se la sua andatura fosse esattamente come quella di un sapiens.

lunedì 30 marzo 2009

Sahelanthropus tchadensis


Discover Stati Uniti:

Non passa giorno senza che i paleoantropologi non aggiustino l’ambientazione, modifichino i personaggi e rivedano i tempi della nostra storia passata. Sulla base di nuovi fossili o di dati sull’identikit genetico dei nostri progenitori, devono continuamente rivedere frasi, aggiungere pagine o anche interi capitoli.Per esempio, fino a non molto tempo fa, l’Australopithecus afarensis di 3,6 milioni di anni (a cui appartiene lo scheletro trovato in Etiopia della famosa Lucy) era considerato il nostro antenato più antico. Ma il ritrovamento nelle dune del Sahara del Sahelanthropus tchadensis, che risale a ben sei o sette milioni di anni fa, ha creato scompiglio: la forma dei denti e altre caratteristiche fanno pensare che questa specie sia legata al ramo degli ominidi piuttosto che a quello delle scimmie. Si è aperto quindi un nuovo mistero sull’identità del primo antenato e sulle nostre origini.Nuovi reperti risponderanno presto al nuovo quesito, ma sicuramente ne apriranno degli altri. “In fin dei conti è procedendo con domande e risposte che scriveremo la nostra storia”, conclude il mensile statunitense Discover.