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venerdì 25 novembre 2016

Femminicidio




L'ho uccisa ....

perchè non ha voluto stare al suo posto

perchè se non vuole stare con me non deve stare con nessuno

perchè se l'è cercata

perchè mi ha provocato

perchè a me non si deve dire di no

perchè deve fare quello che dico io e se non lo fa sono botte

perchè ho avuto un raptus

perchè mi voleva lasciare

perchè mi ha fatto arrabbiare

perchè mi metteva in discussione 

perchè la casa era in disordine

perchè non voleva scopare

perchè ho perso la testa

perchè cucinava male

perchè perchè perchè......

Il concetto di femmicidio si estende aldila’ della definizione giuridica di assassinio ed include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine.

La violenza di genere è una pratica prettamente maschile e riguarda il ruolo che una millenaria cultura maschilista vorrebbe imporre al genere femminile. 

Le donne che non si sottomettono a tale ruolo sono soggetti devianti che spaventano e destabilizzano.

Da angeli del focolare si trasformeranno in

stronze

troie

lesbiche

isteriche

fiche di legno

femministe  

Il femminicidio è un crimine di odio

martedì 31 maggio 2016

Una di voi

Qualche volta sei venuta qui.
Non ricordo che cosa cercavi ma ricordo i tuoi occhi, lo sguardo che faceva tenerezza.
La foto che gira ti rende giustizia perchè eri così anche dal vivo.
Che brutta locuzione ho scelto.
Tu non sei più viva.
Ti ha ammazzato.
So che non dovrebbe essere così ma il fatto di aver interagito con te, di averti conosciuta, anche solo fugacemente, mi rende la tua morte ancora più inaccettabile.
Me la sento addosso.
Sento la puzza di bruciato, sento l'odore della tua paura e vedo quegli occhi così dolci sbarrati dal terrore.
Non riesco a farmene una ragione.
Non ci riesco perchè non c'è una ragione.
Non c'è una cazzo di ragione nel tuo non essere più.
Mi dispiace non averti conosciuta meglio. Ci sono ragazzi e ragazze che passano qui anche solo per un saluto. Per una chiacchiera.
Mi ricordo di Giulia che si era lasciata col ragazzo e mi raccontava in lacrime il periodaccio che stava passando. Mi ricordo che dopo averci fatto pace mi portò il fidanzato in libreria per farmelo conoscere.
Mi ricordo di India, bellissima e triste. Lei si che era a rischio di femminicidio. Le dissi di evitare il suo ex perchè era davvero pericoloso e ricordo che ebbi paura per lei. Non l'ho più vista perchè probabilmente ha lasciato l'università. Spero che stia bene. Almeno non ho letto di lei sui giornali.
Mi dispiace che tu non sia diventata una frequentatrice. Voi di economia siete così. Passate come meteore e poi non vi si vede più fino al semestre successivo. Pochi/e di voi passano per un saluto e un po' di cazzeggio.
Avrei voluto darti qualche consiglio da zia; da persona grande ma non troppo. Non ti avrei fatto sentire stupida perchè eri innamorata di un coglione ma magari ti avrei raccontato un po' storie mie e di altre che ti avrebbero fatto sentire meno sola di fronte a certi comportamenti.
La verità è che tu la forza l'avevi tirata fuori visto che lo avevi lasciato.
Avevi voltato pagina, ti eri messa con un altro e vaffanculo a quel coglione.
Solo che il coglione non era d'accordo.
Lui non sapeva voltare pagina perchè quelli come lui sono niente senza qualcuno da controllare.
Quelli come lui non hanno niente dentro e vivono di riflesso; pensano che il mondo giri intorno a loro e non sanno bastarsi; perchè da soli, davanti allo specchio non vedono nulla.
Non riesco neanche ad immaginare come possa stare tua madre adesso.
L'avevi sentita poco prima.
Avrà passato una ventina di minuti tranquilla; il tempo che tu tornassi e parcheggiassi; poi la chiave nella toppa ed eccoti a casa. Invece no. Il tempo passava e tu non tornavi.
Alla fine ti ha trovata. Ti ha dovuto trovare così. Fumo, puzza di bruciato e tu non c'eri nella macchina. Forse eri ferita? Forse ti hanno portata all'ospedale? Forse...... eri poco più in là.
Poi più niente. Un baratro senza fine.
E noi adesso tutti a parlare della tua storia senza sapere niente di te.
Tutti a riempirci la bocca.
Tutti a parlarci addosso e sindacare come ai mondiali di calcio...quando diventiamo tutti allenatori.
E io, che ti ricordavo a malapena, adesso non riesco a dimenticarti.

lunedì 23 maggio 2016

La mia 25° ora





Considero Edward Norton un grande attore. È bravo quando fa il povero idiota ossessionato dallo shopping e dai gruppi di sostegno in Fight club, è bravo quando fa il nazifascio in American history X, è bravo quando fa l’attore pieno di sé in Birdman. È bravo e basta.

Non si può considerare bello ma come si può non amarlo quando riesce a dare profondità ad ogni personaggio che interpreta? Ora sto pensando alla 25° ora. Tra i suoi film non è quello che preferisco ma ad un certo punto il nostro Ed si getta a capofitto in un monologo qualunquista dove se la prende con chiunque. Per chiunque intendo ogni tipo umano che calpesta le strade della sua città; una città che a breve dovrà lasciare per farsi 7 anni di carcere.

Ecco che non risparmia neri, italiani, ebrei, agenti di wall street e chicchessia.

Tutti colpevoli, tutti difettati, tutti stronzi in un modo o nell’altro.



La città inevitabilmente crea delle separazioni culturali. Non parlo della divisione in quartieri alti e periferie. Parlo di una suddivisione dei cittadini in categorie specifiche: automobilisti, centauri (moto o motorino), ciclisti e pedoni. Quando ci si deve spostare da una parte all’altra della città si diventa parte di uno di questi sottogruppi di Sapiens. Il DNA muta istantaneamente e trasforma ognuno di noi in una specie nuova. C’è ovviamente una gerarchia che governa questi sottogruppi; una sorta di piramide alimentare. Al vertice c’è l’automobilista che dall’interno del veicolo diventa il padrone della strada. Attorno a lui, come sciami di insetti, si muovono i centauri che arriveranno prima di lui a destinazione e questo gli provoca una certa inquietudine e anche un po’ di invidia, almeno finchè non viene a piovere. Ci sono altri esemplari però che non arriveranno prima di lui e che provocano nel nostro automobilista un unico sentimento certo e assoluto: il disprezzo, sono i ciclisti.

Alla base della piramide ci siamo noi: i pedoni.

Come mandrie di gnu che attraversano il fiume ci muoviamo in branco ai semafori e subiamo i soprusi di tutte le altre specie.



Oggi, come il caro Ed Norton, voglio il mio minuto di qualunquismo.

Voglio sparare a zero su tutti.

Questo è il mio monologo della 25° ora.



In culo ai pedoni che attraversano la strada in diagonale.

Non siete gli alfieri negli scacchi.

Camminate lenti parlando al telefono come se vi trovaste nel cesso di casa vostra.

Non vi sopporta nessuno.

È colpa vostra se ci odiano tutti (a noi gnu). E datevi una mossa!



In culo ai ciclisti che pensano di stare in campagna.

La pista ciclabile dove sfrecciate è anche il mio fottuto marciapiede.

Vi lascio tutto lo spazio e cammino dove cacano i cani mentre voi vi incazzate se nella strettoia sono arrivata prima io e vi tocca frenare.

Fottetevi!

E soprattutto: che cazzo di lavoro fate se alle 17.30 siete vestiti come Bartali?



In culo a voi automobilisti! Siete i peggiori.

Guidate di merda.

Passate col rosso e vi inculate a vicenda nella speranza di guadagnare 30 centimetri di strada. Ascoltate sempre musica del cazzo: non vi vergognate a sparare a palla Gigi D’Alessio e Laura Pausini? Mordivoi! Mai una gioia! Che ne so? Uno che si sente i Tool a cannone.

Se è rosso vi fermate sulle striscie e a noi tocca circumnavigare il globo per attraversare. Oppure vi parcheggiate a cazzo di cane e a noi tocca scavalcarvi dal tettuccio per guadagnare l’altro lato della strada.



In culo ai centauri stagionali!

Usate la moto o il motorino solo quando è estate.

Vi riconosco dai cilindri lucidi lucidi e dai cerchi brillanti.

Non avete mai preso una goccia di pioggia e non sapete guidare.

Siete ridicoli; vi vestite da idioti imitando i coatti dei telefilm con quelle bandane sotto al casco.Ora poi che va di moda guidare con una gamba che penzola spero sempre che qualcuno ve la falci.

Avete tutto il mio disprezzo visto che uno di voi mi ha distrutto un ginocchio. Stronzi!



In culo al comune di Roma!

Le buche non stanno solo su strada.

Devo camminare guardando per terra sennò mi rompo una caviglia dentro le fessure dell’asfalto.

Ho visto sciami di vecchietti caracollati per terra per colpa dei dossi e dei crateri.

State attenti assessori dei miei coglioni: tra poco a Roma si vota.



In culo anche ai vigili che non servono a un cazzo.

Vi vedo chiacchierare della partita e del calcio mercato mentre intorno a voi c’è l’apocalisse.

Se qualcuno vi chiama per far rimuovere la macchina parcheggiata al posto del disabile gli dite che tanto ‘nun se po’ fa gnente’.

Morite male aspettando un’ambulanza bloccata da uno stronzo in doppia fila!



In culo agli autisti degli autobus.

Non ve ne frega un cazzo di nessuno. Vi divertite a sentire la gente che si lamenta dietro di voi perché manca l’aria. Tanto che vi frega? Voi state larghi e arieggiati al vostro posto di guida.

Siete mandriani dentro; ci portate al pascolo e ogni tanto lasciate un capo di bestiame indietro; poi mentre corre verso la fermata ed è quasi arrivato chiudete le porte e ve ne andate. Bastardi!



In culo ai passeggeri con le loro ascelle malvage. Salite sui mezzi alle 8 di mattina e puzzate di morte. Non dite che quando siete usciti profumavate. Non è vero. La vostra è una puzza atavica e ancestrale. Non vedete una saponetta da una settimana. Siete assassini di massa!

Ecco fatto

mercoledì 3 dicembre 2014

Pijamose Roma! Il Nero l'ha fatto - Romanzo criminale


In Romanzo criminale serie tv il Nero aveva il suo fascino.
risultava un ragazzo spietato con un suo codice di comportamento se non proprio d'onore.




Nella realtà storica Massimo Carminati veniva definito da Giuseppucci alias Libanese come 'un bravo ragazzo'.
 
Da La Repubblica di oggi ecco il suo excursus: 
"La storia di Massimo Carminati, 56 anni, milanese di nascita ma romano di adozione, si sviluppa proprio in quel periodo. Giovane, silenzioso, discreto, immerso nella piccola borghesia dell'epoca, frequenta subito gli ambienti dell'estrema destra e dopo aver militato in organizzazioni come il Fuan e Avanguardia nazionale, aderisce in pieno ai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari: la banda più decisa politicamente e più efficace da un punto di vista militare della galassia terroristica fascista. Stringe subito amicizia con i suoi compagni di liceo, l'Istituto paritario Federico Tozzi del quartiere di Monteverde: Alessandro Alibrandi, figlio di un noto giudice della Capitale, Franco Anselmi, ex missino e fondatore dei Nar, e Valerio Fioravanti, promettente attore poi condannato in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna (2 agosto del 1980, 85 morti e 218 feriti) assieme alla sua compagna Francesca Mambro.

Un gruppo compatto, immerso nella militanza attiva, già disposto a tutto. A colpire, uccidere, morire. Hanno un loro punto di ritrovo, come succedeva spesso all'epoca. Non c'erano internet e i cellulari; per vedersi bisognava uscire di casa e incontrarsi in un posto che si presidiava stabilmente. Una piazza, un incrocio, un bar. La base di Carminati e dei suoi amici era il "Fungo": una torre alta e moderna nel quartiere Eur sulla cui cima spicca un ristorante che domina la città. All'epoca era noto per essere un ritrovo di neofascisti. Faceva parte di quei tanti luoghi che trasformavano Roma, come molte città, in un territorio a macchia di leopardo: alcune presidiate dai ragazzi di sinistra, altre da quelli di destra. A metà degli anni '70, il Fungo era anche frequentato dagli elementi di quella che sarebbe diventata una delle bande più potenti a Roma e in Italia: la Banda della Magliana.

Fu in questo luogo che Massimo Carminati iniziò il suo doppio percorso della militanza neofascista e della malavita organizzata. Ricorda Daniele Bianchessi nel suo libro "Un attimo... vent'anni": "Pur partecipando solo marginalmente a scontri e sparatorie della miniguerra che ha insanguinato la Capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio. Probabilmente perché è la persona dell'ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente Banda della Magliana".

Valerio Fioravanti lo stima. Per il suo profilo criminale, per le conoscenze che aveva accumulato nel corso degli anni, per la sua dimestichezza con gli ordigni esplosivi e per la disponibilità di armi che vantava. Tutti elementi che lo rendevano un militante perfetto per gli obiettivi che i Nar si prefiggevano. Il gruppo compie la prima delle tante rapine per autofinanziarsi. I traveller cheques trafugati nel caveau della Chase Manhattan bank dell'Eur vengono affidati a Franco Giuseppucci, boss della Banda della Magliana, che provvederà a riciclarli.

I legami tra neofascisti e criminalità emergente della Capitale diventano sempre più stretti. Non c'è solo il denaro rubato da ripulire. Ci sono le armi che servono per gli agguati contro i nemici politici e gestite dalla malavita. Alcune, poi ritrovate in un garage nei sotterranei del ministero della Sanità a Roma, trasformato nella Santabarbara della destra terroristica, saranno rinvenute sul treno Taranto-Milano: solo dopo si scoprirà che si trattava di un tentativo di depistaggio dalle indagini sulla strage di Bologna. Depistaggio portato avanti da due altissimi esponenti dei nostri Servizi segreti, da tempo deviati dai loro compiti costituzionali, e nel quale fu coinvolto lo stesso Carminati, poi assolto nel processo d'appello.

Non sarà l'unica assoluzione per il mercenario dei Nar. Chiamato il "guercio" per una brutta ferita all'occhio sinistro provocata da un colpo di pistola esploso dai carabinieri nel tentativo di catturarlo, Massimo Carminati è sempre uscito indenne dai tanti processi che lo accusavano di reati pesantissimi. Nonostante molti pentiti lo abbiano indicato tra gli autori di attentati e agguati mortali, su di lui la magistratura non è mai riuscita a trovare prove in grado di inchiodarlo.

Così è accaduto per l'episodio più oscuro di quella stagione: l'omicidio di Mino Pecorelli, direttore del settimanale
Op Osservatorio Propaganda, iscritto alla P2 e legato ai Servizi segreti. Assassinato con tre colpi di pistola a Roma la sera del 20 marzo del 1979, il giornalista, famoso per i suoi ricatti che lanciava attraverso le pagine della rivista, si è portato nella tomba i tanti segreti che custodiva. Aveva appena stampato l'ultimo numero con un titolo eloquente, quello che anticipava lo scandalo delle tangenti ai partiti: "Gli assegni del Presidente". Secondo Antonio Mancini, pentito della Banda della Magliana, "fu Massimo Carminati a sparare assieme a Angiolino il Biondo, Michelangelo La Barbera, un killer di Cosa Nostra. Il delitto era servito alla banda per favorire la crescita del gruppo, favorendo entrature negli ambienti giudiziari e finanziari romani, ossia negli ambienti che detenevano il potere". L'assassinio di Pecorelli era un favore a Cosa nostra. Il cemento che avrebbe sancito l'alleanza con i clan di Palermo.

Solo nel 1998, dopo una grande operazione della polizia, grazie alle rivelazioni di numerosi pentiti dalle Magliana, Carminati fu condannato in secondo grado a 10 anni di reclusione. Del "guercio" non si è più sentito parlare. L'ex militante dei Nar, affiliato a pieno titolo nella banda più aggressiva e pericolosa della Capitale, emigra all'estero. Probabilmente in Giappone, terra di rifugio per molti terroristi neri latitanti. Poi, con la stessa discrezione e cautela di sempre, rientra nella Città Eterna e inizia a tessere le vecchie amicizie. Grazie anche alla conquista del Comune di Roma da parte della destra di Gianni Alemanno al quale la destra omicida di un tempo presenta il conto. Chiede favori e li ottiene. Con incarichi, prebende, assunzioni. Il nuovo sindaco si circonda dei personaggi che aveva conosciuto e di cui si era sempre circondato. Gli ideali sono gli stessi ma i tempi sono cambiati. Basta pistole, attentati, pistole e agguati. Ora girano tutti in doppio petto: è il momento degli affari. Miliardi da incassare subito e in modo facile.

Carminati conquista spazi e territori. Impone la sua autorità rimasta intatta, gestisce i traffici di cocaina che aveva invaso i quartieri bene

della Capitale, i prestiti a strozzo, l'assegnazione dei grandi appalti pubblici. Trovando il giusto equilibrio tra i nuovi gruppi criminali che si erano fatti largo nel deserto lasciato dalla ormai dissolta Banda della Magliana e i clan siciliani e calabresi sempre più attivi a Roma grazie ai loro referenti politici. Una spartizione perfetta. Scandita da una pace che ha consentito, fino a ieri, la gestione del più grande business affaristico politico-criminale del nuovo secolo."

giovedì 25 luglio 2013

Riabilitazione di Alan Turing


Dal fatto quotidiano:

Prima celebrato come eroe di guerra, poi condannato alla castrazione chimica per “indecenza” e semplicemente per il suo essere omosessuale. Infine costretto al suicidio, così è stato ricostruito dagli storici, due anni dopo la sentenza che, nel dopoguerra, lo fece entrare in forte depressione. Ora, a più di 60 anni dalle vicende, Alan Turing, matematico, logico, conosciuto anche come uno dei padri dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, verrà ufficialmente “perdonato” dal governo inglese, che annullerà quella sentenza di condanna e lo riabiliterà finalmente, inserendolo nell’empireo dei grandi uomini che contribuirono alla sconfitta del potere nazista. Lo ha fatto sapere il governo di coalizione fra conservatori e liberaldemocratici guidato da David Cameron. A ottobre verrà ufficialmente discusso in parlamento il disegno di legge per la riabilitazione di Turing. Ma non tutti sono contenti per questa mossa del governo, che è arrivata a pochi giorni dall’approvazione del matrimonio gay e dal sigillo della Regina alle nozze fra persone dello stesso sesso. Ben Summerskill, direttore dell’associazione gay Stonewall – una sorta di Arcigay britannica – ha bollato la mossa del governo come “ipocrita”. E ha aggiunto: “Questo non servirà a rendere giustizia alla figura di Turing. Meglio sarebbe che il suo pensiero venisse insegnato nelle scuole a ogni bambino. Questo gli renderebbe veramente giustizia”.  
A Turing, nei mesi passati, è stata dedicata un’importante mostra del museo londinese della Scienza. Una mostra, tuttavia, che si concentrava più sulle sue scoperte tecniche che sulla sua vita privata. Turing, infatti, riuscì a decodificare le comunicazioni segrete dei nazisti, aiutando così a vincere la Seconda Guerra Mondiale. Secondo molti studiosi, la scoperta di Turing avrebbe evitato la morte di ulteriori centinaia di migliaia di persone. Ora la stampa britannica dice apertamente che Turing fu “torturato” per il suo essere gay. Torture che il governo cerca di cancellare col bianchetto, approvando una legge che, appunto, pulisca la fedina penale di Turing e di altri importanti condannati. Dal 1885, anno dell’editto vittoriano sugli omosessuali, al 1967, ben 49mila persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender furono condannate nel Regno Unito semplicemente per il loro essere e per il loro stile di vita. Fra queste, uno dei più famosi fu lo scrittore, poeta, dandy e regista teatrale Oscar Wilde. Turing molto probabilmente – non vi è assoluta certezza – si avvelenò, molti altri si tolsero la vita o finirono nei manicomi di Stato.
Ora, appunto, il perdono. Per il quale il partito laburista all’opposizione ha sempre premuto. Sadiq Khan, musulmano, parlamentare del Labour e ministro ombra per gli affari relativi alla capitale, pochi mesi fa esortò l’esecutivo. “C’è un lavoro che non è mai stato completato, il governo deve perdonare Turing. A cento anni dalla sua nascita, è giunto il momento di correggere questo grande errore storico”. Da parte sua, il governo assicura che la legge di perdono passerà, al netto di qualche emendamento che forse ne rallenterà l’approvazione. Ai parlamentari, tuttavia, verrà data libertà di voto secondo la loro coscienza. Turing decodificò le comunicazioni fra nazisti, scritte in codice Enigma, così chiamato dal nome del marchingegno usato per cifrare e decifare messaggi e informazioni. “Ma il vero enigma è il perché nel Regno Unito si sia arrivati così tardi a un passo indietro ufficiale su Turing”, dicono ora gli attivisti gay del Paese. Leggenda vuole che Turing morì mordendo una mela avvelenata e che Steve Jobs si ispirò a lui quando pensò al logo della Apple.

mercoledì 10 luglio 2013

Buon compleanno Tesla



Il 10 Luglio 1856 nasceva in Serbia Nikola Tesla, la mente più importante che l'umanità abbia partorito negli ultimi due secoli.
Purtroppo la storia, che è scritta dai vincitori, non ha dato il giusto peso alle sue invenzioni; ma chi avesse un po' di curiosità e volesse sapere chi dobbiamo ringraziare ogni volta che accendiamo la luce può andare qui e qui.

Buon compleanno Nikola...e grazie per aver tentato di rendere migliore questo pianeta.

martedì 18 giugno 2013

bolzaneto: la Cassazione conferma le condanne


Da L'Internazionale:
La quinta sezione penale della cassazione ha confermato le sette condanne per le violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001.
Sette persone, sia poliziotti sia medici, sono state condannate. Quattro persone sono state assolte. E per 33 imputati il reato è andato in prescrizione.
La corte ha anche ridotto i risarcimenti nei confronti dei no global che hanno subìto le violenze nel luglio del 2001, che si erano costituiti parte civile. Alcuni risarcimenti dovranno essere valutati da un tribunale civile.
Il 5 marzo del 2010 la corte d’appello di Genova aveva condannato sette dei 44 imputati nel processo per le violenze a Bolzaneto.
Qui trovate l'intero articolo

venerdì 14 giugno 2013

GIUSEPPE UVA, A CINQUE ANNI DALLA SUA MORTE

Da Amnesty international
 Il 14 giugno 2013 saranno trascorsi cinque anni dalla morte di Giuseppe Uva, un uomo di 43 anni fermato alle 3 del mattino del 14 giugno 2008 a Varese. Insieme a un amico, Alberto Biggiogero, Giuseppe Uva venne portato in una caserma dei Carabinieri, da cui parti’ una richiesta di trattamento sanitario obbligatorio (Tso) a seguito della quale venne trasportato al pronto soccorso alle prime luci dell’alba. Successivamente, fu trasferito al reparto psichiatrico dell'ospedale di Varese, dove trascorse le ultime ore prima della morte, avvenuta nella mattinata.

A cinque anni dalla morte di Giuseppe Uva, Amnesty International Italia rileva quanto l’accertamento della verita’ sia ancora lontano.

Sulla morte di Giuseppe Uva sono stati aperti due procedimenti nei confronti del personale medico delle strutture presso le quali l’uomo venne trasferito, chiusi in primo grado con l’assoluzione degli imputati. Sull’intera vicenda rischia di cadere la prescrizione, in data 16 giugno 2014.

Il giudice di I grado ha rilevato la lacunosita’ dell’ipotesi accusatoria formulata dal pubblico ministero verso il personale medico, notando che essa poggiava ‘su basi talmente fragili da rendere francamente impossibile un qualsivoglia fondato giudizio sul merito dell’accusa (…)’, lasciando invece ‘oscure le ragioni per le quali un soggetto di soli 43 anni (…) potesse essere giunto a morte a poche ore di distanza dal ‘trattenimento’ operato nei suoi confronti dalle forze dell’ordine’.
 
Di fronte al mancato approfondimento, in fase di indagine, di quanto accaduto nel periodo trascorso tra l'intervento dei Carabinieri e l'ingresso di Giuseppe Uva al pronto soccorso, Amnesty International Italia esprime preoccupazione che le indagini portate avanti finora non siano conformi agli obblighi di efficacia, indipendenza, tempestivita’ e completezza che gli standard internazionali impongono agli stati, a fronte del decesso di una persona che si e’ trovata nelle mani delle forze di polizia.

Al contempo, l’organizzazione per i diritti umani rileva la costante stigmatizzazione nei confronti dei familiari di Giuseppe Uva, la cui sorella Lucia e’ stata querelata per diffamazione e risulta per questo indagata dalla stessa procura che ha la titolarita’ delle indagini sula morte di suo fratello.

Le vicende processuali del caso di Giuseppe Uva costituiscono per Amnesty International Italia un ulteriore segnale che e’ urgente, necessario e non piu’ differibile che il paese si doti di strumenti adeguati a prevenire morti in custodia, maltrattamenti e tortura da parte delle forze di polizia e ad investigarli in maniera efficace: tra questi, il reato di tortura e un meccanismo di prevenzione indipendente come richiesto dai trattati internazionali a cui l’Italia ha aderito e, in particolare, dal Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, ratificato dall’Italia nel 2013, come richiesto per anni da Amnesty International nei suoi appelli alle istituzioni italiane.

Le richieste dei provvedimenti legislativi e delle misure necessarie a prevenire l’impunita’ delle forze di polizia fanno parte dell’Agenda in 10 punti che Amnesty International ha sottoposto in vista delle ultime elezioni politiche a tutti i candidati e ai leader delle forze politiche in lizza, lanciando la campagna ‘Ricordati che devi rispondere’.

L’Agenda e’ stata sottoscritta da 440 candidati, di cui 117 sono stati poi eletti al parlamento.

Amnesty International Italia chiede il rispetto degli impegni presi da parte dei singoli parlamentari, nonche’ di tutti i leader che compongono il governo cosiddetto di larghe intese (Pd, Pdl, Scelta Civica, Partito radicale) in merito ai 10 punti della sua Agenda. L’organizzazione per i diritti umani sottolinea, in particolare, che tutti i leader delle forze politiche e dei partiti rappresentati nel governo si sono impegnati per l’introduzione di misure che garantiscano la trasparenza dell’operato delle forze di polizia e per l’introduzione del reato di tortura (punto 1 dell’Agenda) e si aspetta dunque che questo impegno sia mantenuto.

venerdì 7 giugno 2013

Progetto PRISM


 Da Internazionale

Un estratto del documento che descrive il progetto Prism. (The Guardian)
La National security agency ha ottenuto l’accesso diretto ai dati degli utenti di Google, Facebook, Apple e altre aziende tecnologiche statunitensi per controllare le conversazioni all’estero. Lo rivelano il Guardian e il Washington Post, che sono entrati in possesso di un documento riservato dell’agenzia di sicurezza nazionale datato aprile 2013.
L’accesso ai dati da parte della Nsa rientra in un programma per la sicurezza nazionale chiamato Prism, che permette alle autorità di accedere direttamente ai server di alcune delle maggiori aziende tecnologiche del paese. La raccolta delle informazioni è cominciata nel dicembre del 2007.
L’agenzia ha messo sotto controllo diverse attività degli utenti stranieri: ricerche online, foto, email, trasferimento di file, videochat e scambi di messaggi di testo.
Le nove aziende coinvolte nel progetto Prism, stando al documento, sono: Aol, Apple, Facebook, Google, Microsoft, PalTalk, Skype e Yahoo. Anche Dropbox sarebbe dovuta entrare a far parte di questo gruppo di aziende.
Dopo la pubblicazione delle inchieste, Google ha diffuso un comunicato per spiegare la sua posizione. “Google si preoccupa seriamente della sicurezza dei dati degli utenti. Forniamo dati ai governi in conformità con la legge e rivediamo con grande attenzione tutte le richieste che ci vengono fatte. Di tanto in tanto qualcuno avanza la supposizione che abbiamo creato una back door, una porta di servizio per consentire al governo l’accesso ai nostri sistemi, ma Google non ha una back door attraverso cui il governo possa accedere ai dati privati degli utenti”, ha dichiarato l’azienda.
Un portavoce della Apple ha dichiarato che l’azienda non era a conoscenza dell’esistenza di Prism, mentre Facebook ha dichiarato che di solito non fornisce i suoi dati alle organizzazioni governative senza autorizzazione.
La Microsoft è stata la prima azienda coinvolta, nel 2007, seguita da Yahoo nel 2008. Facebook e PalTalk sono entrate nel 2009, mentre la Apple nel 2012, come mostra una delle slide del documento riservato.
Scrive Quartz: “C’è un nome che manca tra le grandi aziende che hanno partecipato al progetto Prism: Twitter. La startup fondata sette anni fa è molto rispettata per il modo in cui difende la privacy dei suoi utenti”.
 




Secondo le stime del Guardian, più di 77mila documenti di intelligence contengono informazioni ottenute attraverso Prism tra il 2007 e oggi.
L’accesso della Nsa ai dati degli utenti, fa notare il Guardian, è stato possibile grazie ad alcune modifiche alla legge sulla sorveglianza del 1978, il Foreign intelligence surveillance act, reintrodotta dal presidente Bush dopo l’11 settembre e rinnovata da Barack Obama nel dicembre 2012. La legge regola la raccolta di informazioni di intelligence fuori dal paese.
Le aziende statunitensi sono obbligate legalmente a dare le informazioni degli utenti alle agenzie di sicurezza, ma il programma Prism va oltre, perché permette un accesso diretto ai loro server. Quindi le informazioni di chi naviga in rete possono essere ottenute senza dover chiedere l’autorizzazione a un tribunale, e neanche agli stessi fornitori dei contenuti.
Nella presentazione di Prism il progetto è descritto come un modo per controllare le attività terroristiche fuori dagli Stati Uniti, ma secondo molte organizzazioni per i diritti civili si tratta in realtà di una grave violazione della privacy degli utenti. Nel dicembre del 2012, alcuni senatori statunitensi avevano contestato proprio per questo motivo la scelta di promulgare la legge Fisa.
La rivelazione arriva a un giorno di distanza da quella sul controllo dei tabulati telefonici di milioni di cittadini statunitensi, in cui è coinvolta l’azienda di telecomunicazioni Verizon.