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martedì 24 gennaio 2017

Non sei una pari



Tu Non Sei Una Pari. Mi dispiace.
C'e' un post che sta facendo il giro dei social media, in risposta alla Marcia delle Donne di Sabato 21 Gennaio, 2017. Inizia con "Io non sono una "disgrazia per le donne" perche' non sostengo la marcia delle donne. Non mi sento una "cittadina di seconda classe" perche' sono donna..."
Questa e' la mia risposta a quel post.
Ringrazia
Ringrazia. Ringrazia le donne che ti hanno dato una voce. Ringrazia le donne che sono state arrestate e imprigionate e picchiate e gassate per farti avere una voce. Ringrazia le donne che si sono rifiutate di arrendersi, le donne che hanno combattuto senza sosta per darti una voce. Ringrazia le donne che hanno interrotto le proprie vite, che -buon per te- non avevano "cose migliori da fare" che marciare e protestare e manifestare per la tua voce. Per non farti sentire come una "cittadina di seconda classe." Per farti sentire una "pari."
Ringrazia Susan B. Anthony e Alice Paul per il tuo diritto al voto.
Ringrazia Elizabeth Stanton per il tuo diritto al lavoro.
Ringrazia Maud Wood Park per la tua cura prenatale e la tua identita' al di fuori di tuo marito.
Ringrazia Rose Schneiderman per le tue condizioni di lavoro umane.
Ringrazia Eleanor Roosevelt e Molly Dewson per la tua possibilita' di lavorare in politica e modificare le norme.
Ringrazia Margaret Sanger per i tuoi anticoncezionali legali.
Ringrazia Carol Downer per i tuoi pari diritti riproduttivi.
Ringrazia Sarah Muller per la tua pari educazione.
Ringrazia Ruth Bader Ginsburg, Shannon Turner, Gloria Steinem, Zelda Kingoff Nordlinger, Rosa Parks, Angela Davis, Malika Saada Saar, Wagatwe Wanjuki, Ida B. Wells, Malala Yousafzai. Ringrazia tua madre, tua nonna, la sua bisnonna che non aveva la meta' dei diritti che hai tu adesso.
Tu puoi fare le tue scelte, parlare ed essere ascoltata, votare, lavorare, controllare il tuo corpo, difendere te stessa, difendere la tua famiglia, grazie alle donne che hanno marciato. Tu non hai fatto niente per guadagnarti quei diritti. Sei nata con quei diritti. Non hai fatto niente, ma cogli i benefici di donne, donne forti, donne che hanno combattuto la misoginia e resistito alla patriarchia e combattuto per te. E te ne stai sul to piedistallo, un piedistallo che sei fortunata ad avere, a digitare. Una guerriera da tastiera. Una combattente della noncuranza. Una che accetta cio' che le e' stato dato. Una che nega i fatti. Avvolta nella tua illusione di uguaglianza.
Tu non sei una pari. Anche se ti senti d'esserlo. Guadagni ancora meno di un uomo nel suo stesso lavoro. Guadagni meno come amministratrice, come atleta, come attrice, come dottoressa. Guadagni meno nel governo, nell'industria, nella sanita'.
Non hai ancora pieni diritti sul tuo stesso corpo. Gli uomini ancora dibattono sul tuo utero. Sulla tua cura prenatale. Sulle tue scelte.
Devi ancora pagare le tasse per necessita' sanitarie di base.
Devi ancora portare lo spray al pepe quando cammini da sola di notte. Devi ancora dimostrare in tribunale perche' eri ubriaca la notte che sei stata stuprata. Devi ancora giustificare il tuo comportamento quando un uomo si impone su di te.
Non hai ancora permesso di maternita' retribuito (o non retribuito). Devi ancora andare al lavoro anche quando il tuo corpo e' a pezzi. Quando soffri in silenzio da depressione post-parto.
Devi ancora combattere per allattare in pubblico. Devi ancora dimostrare ad altre donne che e' tuo diritto farlo. I tuoi seni ancora offendono.
Sei ancora oggettificata. Sei ancora fischiata. Sei ancora sessualizzata. Ti viene ancora detto che sei troppo magra o troppo grassa. Ti viene ancora detto che sei troppo vecchia o troppo giovane. Vieni elogiata quando "invecchi con grazia." Ti viene ancora detto che gli uomini invecchiano "meglio." Ti viene ancora detto di vestirti come una signora. Vieni ancora giudicata per i tuoi vestiti anziche' per cosa c'e' nella tua testa. La marca di borsa che porti conta ancora piu' della tua laurea universitaria.
Vieni ancora maltrattata da tuo marito, dal tuo ragazzo. Vieni ancora uccisa dai tuoi partner. Vieni ancora molestata, denigrata, disumanizzata.
Alle tue figlie viene ancora detto come sono belle prima che gl venga detto come sono intelligenti. Alle tue figlie viene ancora detto di comportarsi bene anche se "i maschi sono maschi." Alle tue figlie viene ancora detto che i maschi che gli tirano i capelli e le pizzicano lo fanno perche' gli piacciono.
Tu non sei una pari. Le tue figlie non sono pari. Siete ancora sistematicamente oppresse.
L'Estonia concede ai genitori fino a tre anni di permesso, pienamente retribuito per i primi 435 giorni. Gli USA non hanno norme che regolamentino il permesso di maternita'.
Le donne del Singapore si sentono al sicuro a camminare per la strada di notte. Le donne americane no.
Le donne della Nuova Zelanda hanno il divario salariale di genere piu' piccolo al mondo, al 5.6%. Il divario salariale degli USA e' del 20%.
L'Islanda ha il maggior numero di donne in amministrazione, al 44%. Gli USA al 4%.
Gli USA sono al 45° posto quando si tratta di uguaglianza delle donne. Dopo il Rwanda, Cuba, le Filippine, la Giamaica.
Ma lo capisco. Non vuoi ammetterlo. Non vuoi essere una vittima. Credi che il femminismo sia una parolaccia. Credi che non sia elegante combattere per l'uguaglianza. Odi la parola figa. A meno che ovviamente non sia per insultare un uomo che non rispecchia i tuoi standard di virilita'. Hai presente, il tipo di uomo che "permette" alla "sua" donna di fare tutto quello che le pare. Credi che le femministe siano emotive, irrazionali, irragionevoli. Perche' le donne non sono soddisfatte dalle proprie vite, dico bene? Accetta quello che hai e non ti arrabbiare, no?
Lo capisco. Vuoi sentirti in controllo. Non vuoi credere di essere oppressa. Perche' questo vorrebbe dire che sei davvero una "cittadina di seconda classe." Non vuoi sentirti come tale. Lo capisco. Ma non preoccuparti. Io camminero' per te. Io camminero' per tua figlia. E per la figlia di tua figlia. E forse tu vorrai ancora credere che il mondo non e' cambiato. Vorrai credere di aver sempre avuto i diritti che hai oggi. E va bene cosi'. Perche' alle donne che si prendono davvero cura delle altre donne e le sostengono non frega niente di quello che pensi di loro. A loro importa del proprio futuro e di quello delle donne che verranno dopo di loro.
Apri gli occhi. Aprili bene. Perche' io sono qui a dirti, insieme a milioni di altre donne, che tu non sei una pari. La nostra uguaglianza e' un'illusione. Un gioco di prestigio piacevole. Un trucco della mente. Mi dispiace dirtelo, ma tu non sei una pari. E non lo sono neanche le tue figlie.
Ma non preoccuparti. Noi cammineremo per te. Noi combatteremo per te. Noi ci alzeremo per te. E un giorno sarai davvero una pari, anziche' credere di esserlo e basta.
~ Dina Leygerman, 2017

venerdì 25 novembre 2016

Femminicidio




L'ho uccisa ....

perchè non ha voluto stare al suo posto

perchè se non vuole stare con me non deve stare con nessuno

perchè se l'è cercata

perchè mi ha provocato

perchè a me non si deve dire di no

perchè deve fare quello che dico io e se non lo fa sono botte

perchè ho avuto un raptus

perchè mi voleva lasciare

perchè mi ha fatto arrabbiare

perchè mi metteva in discussione 

perchè la casa era in disordine

perchè non voleva scopare

perchè ho perso la testa

perchè cucinava male

perchè perchè perchè......

Il concetto di femmicidio si estende aldila’ della definizione giuridica di assassinio ed include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine.

La violenza di genere è una pratica prettamente maschile e riguarda il ruolo che una millenaria cultura maschilista vorrebbe imporre al genere femminile. 

Le donne che non si sottomettono a tale ruolo sono soggetti devianti che spaventano e destabilizzano.

Da angeli del focolare si trasformeranno in

stronze

troie

lesbiche

isteriche

fiche di legno

femministe  

Il femminicidio è un crimine di odio

venerdì 1 aprile 2016

Joan Clayton strega - Penny dreadful


Qualche giorno fa ho finito di vedere la seconda stagione di Penny Dreadful. La prima stagione mi aveva profondamente delusa nonostante la sua trama oscura. Troppo inutile sesso esplicito che ruba minuti preziosi allo svolgimento della trama.
Non è perbenismo. Se avessi voluto vedere sesso avrei visto un porno.
Ho sempre pensato che quando in un film (o serie tv) il sesso viene spiattellato per più di 20 secondi è per coprire i grossolani buchi di una storyline priva di contenuti.
Non ce n'è bisogno quando la storia è buona.
Insomma io volevo spendere il mio penny per vedere sangue e orrore!
Un penny dreadful era una pubblicazione a basso costo destinata alla working class del XIX secolo. Opuscoli, scritti brevi e spesso sgrammaticati che narravano di vampiri e mostri venivano letti dal proletariato stanco e avvilito in un Inghilterra impietosa verso le classi povere. Sono i tempi di Jack the ripper, lo squartatore che cacciava nel poverissimo East end e sono i tempi della regina Vittoria, la buonanima che faceva coprire le gambe di sedie e tavolini per salvare la decenza mentre la parte orientale della sua Londra guaiva nel dolore e nella violenza.
Vabè sto divagando.
Nonostante la delusione della prima stagione ho perseverato diabolicamente guardando anche la seconda stagione. Meno male! Ho fatto bene; la stagione 2 è stata davvero bella!
Guarda caso di tempo per il sesso esplicito non ce n'è stato molto (non che sia mancato) dato che la trama aveva necessità di tutti i minuti possibili per dipanarsi e gli episodi erano anche piuttosto lunghi (oltre i 50 minuti).
In questa stagione si parla di streghe: una congrega insidia una dei protagonisti (Vanessa Ives) che è naturalmente dotata di poteri divinatori. La nostra eroina si troverà a fuggire in un posto dimenticato da dio e dagli uomini, nella brughiera inglese, alla ricerca di una donna che molti sussurrano essere una strega.
Un intero episodio è dedicato a questa donna e io oserei dire che è il più bello della stagione.


Vanessa aspetta un giorno e una notte davanti alla staccionata di questa vecchiaccia che se la ride guardandola da dietro la porta. Non può oltrepassare la staccionata perchè la nostra stregaccia ha posto un incantesimo di protezione intorno alla sua dimora che è poco più di una catapecchia scricchiolante in mezzo al nulla della brughiera nebbiosa.
Alla fine le consente di entrare.
Da questo momento la nostra Vanessa inizia il suo apprendistato presso Joan Clayton, mammana della brughiera di Ballantree, erborista, cartomante e strega diurna.
Qui finisce la storia che ha solleticato il mio immaginario e inizia la mia piccola digressione sulla figura di Joan Clayton. 
 

Archeologi, antropologi e studiosi dell'evoluzione della nostra specie concordano nell'ipotizzare che la divisione del lavoro secondo il genere abbia orientato i maschi verso la caccia e le femmine verso la raccolta. La caccia portava gli uomini ad allontanarsi lasciando le donne con la prole e i membri anziani. Queste naturalmente durante l'assenza degli uomini raccoglievano frutti e piante commestibili. É ovvio supporre che abbiano imparato a riconoscere erbe e frutti commestibili o velenosi. É ragionevole presumere che siano state le donne a sperimentare la cottura dei cibi e anche le proprietà benefiche oppure tossiche delle piante. Si potrebbe dire che l'erboristeria nasce dall'esperienza femminile. L'uso di piante a scopo medicamentoso è stato la pietra di posa della medicina umana almeno finchè non divenne appannaggio sacerdotale. Presto l'uso di piante ed erbe fu sostituito da preghiere e benedizioni. Quando la 'scienza' divenne un sapere iniziatico, destinato solo agli uomini, subì anche la contaminazione della religione e questo portò a sminuire l'erbologia che fu confinata nel tempo a tradizione popolare tramandata da donna a donna. Il sapere femminile divenne rimedio e mantenne connotazioni pagane che mal si accostavano ad una medicina sempre più teologica e spirituale (non senza l'utilizzo di piante però). Guaritrici e levatrici divennero presto figure socialmente liminali (di confine) e sfuggenti agli occhi della scienza ufficiale.
Tanto più che spesso la loro attività includeva anche procurare aborti alle donne che non volevano o non potevano dare alla luce un figlio.
Il passo da mammana/levatrice/guaritrice a strega è stato brevissimo.
Se aggiungiamo a questo la pratica derivante dal folklore di preparare incantesimi e fatture per gli scopi più disparati la via verso la marginalizzazione sociale di queste donne fu davvero facile.
Tutti richiedevano i servizi di queste donne ma nessuno era pronto a difenderle dalla condanna sociale poiché accostarsi a loro avrebbe significato accostarsi all'oscurità e al caos ontologico.
Anche nella storia di Joan Clayton assistiamo all'assedio alla casa della strega e al suo rogo.
La prima persona che inciterà gli altri a bruciare la strega sarà proprio la ragazza che pochi giorni prima aveva bussato alla porta di Joan per abortire.
Questo non è strano: figure come quelle di Joan Clayton servivano la comunità in segreto, lontano dagli sguardi e dai giudizi del gruppo. Si entrava dentro le case di queste donne portando i propri fardelli e i propri desideri più inconfessabili. Chi si rivolgeva loro voleva abortire o avere un filtro per costringere un'altra persona all'amore oppure chiedeva una fattura di morte. Ogni richiesta fatta alla strega era una macchia sull'anima e sul buon nome della persona che la formulava.
Chi entrava doveva mettere a nudo la propria essenza e manifestarla senza pudore, di conseguenza la fattucchiere diventava anche una testimone scomoda anche se silenziosa.
Questo aspetto viene sottolineato dalla nostra Joan nel momento in cui concede a Vanessa di entrare.
Il suo invito è chiaro e definitivo:
Lascia fuori dalla porta tutto ciò che eri. Tutto ciò che sei portalo con te”.

martedì 3 settembre 2013

Un altro Genere di comunicazione




Il blog Un altro Genere di comunicazione mostra in questo video il panorama desolante che ci offre cultura televisiva e giornalistica italiana.

La donna divisa in pezzi di corpo da offrire allo sguardo di maschietti consumatori.

L'uomo dipinto come cacciatore/padrone/guida o capofamiglia che deve essere soddisfatto / invogliato e incentivato dalla donna in qualsiasi modo poichè Lui è la figura trainante della casa e della società.

La donna allora si trova a dover competere con

1- altre donne: deve essere più scaltra dell'amica o della collega o anche della vicina. I suoi piccoli segreti estetici non possono essere condivisi con nessuna! Tranne forse il pannolone per la pipì addosso che sembra essere un problema solo femminile. Allora le due pisciasotto in ascensore si guardano con complicità quando entra l'uomo e loro possono simulare di essere 'normali' ai suoi occhi. Come se agli non capitassero perdite di urina quando la prostata grida vendetta.

2- altri oggetti (perchè la donna è un oggetto): l'automobile è una rivale che sa come invogliare l'uomo a starle dentro! la donna si dispera gridando alla macchina 'che cos'hai più di me!'
L'eterna lotta contro la macchia sulla camicia del marito e la polvere che potrebbe far scappare il fidanzato da casa. Una donna moderna sa usare la tecnologia in suo favore : aspirapolvere e lavatrici di ultima generazione non hanno segreti per lei. Lui del resto lavora in ufficio e porta i soldi a casa, sporca le camicie e non deve starnutire quando torna a casa per spalmarsi sul divano aspettando la cena.

3- se stessa: stasera mettiti la crema contro la cellulite che ti trasformerà in una gran fica domattina. Trasforma i tuoi capelli di merda in splendidi ricci capricciosi. Allisciati quella scopa che hai in testa col prodotto setificante. Allunga le tue ciglia con effetto siliconico. Sgonfia un po' quella pancia ingurgitando litri di yogurt che ti faranno cagare anche il cerume che hai nelle orecchie. Bevi l'acqua che ti fa pisciare fino ad espellere anche il liquido spinale così sarai depurata...perchè sei brutta, cicciona, gonfia e pure spettinata! E poi hai pensato che tuo figlio (il bambino messo in pericolo dallo sporco è sempre un maschietto) sta sempre seduto per terra e i germi lo potrebbero attaccare? La vogliamo dare una pulita al pavimento? E al bagno? Impugna poi lo spolverino come una colt per debellare le particelle.

Un altro genere di comunicazione è possibile. Non facciamoci manipolare come fossimo due specie diverse.

giovedì 23 maggio 2013

Sessismo pubblicitario

 Ho provato a scrivere su Google 'Pubblicità sessista' nella sezione immagini e non avrei mai creduto che ci fossero così tanti input espliciti. non è solo una questione di cattivo gusto; è violenza, è abuso. in una società dove ormai si laureano più donne che uomini sembrano gli ultimi disperati tentativi di una specie in via di estinzione di dominare la specie che si sta facendo largo nella stessa nicchia ecologica.
Lo so è brutto descrivere così la competizione tra i sessi, ma è brutto anche parlare di competizione tra i sessi.

Siamo un'unica specie e non dovrebbe esserci una piramide alimentare con preda e predatore.
 Invece siamo ridotti proprio così.


Con la bevanda che invita il coglione che non può permettersi una bella vacanza sessuale a Cuba 


fino ad arrivare alla ciliegia che si chiama come una donna e quindi se proprio non riesci ancora a cedere alle lusinghe del cannibalismo di genere almeno ti consoli ingozzandoti di 'giorgia', 'celeste', 'stella'.....speriamo che ti strozzi con l'osso!

L'Art Director Club Italiano (ADCI) rivolge una petizione alla neoministra Josefa Idem contro gli stereotipi e i clichè di genere che si annidano nel settore pubblicitario come una colonia di pidocchi su una capigliatura folta.

"Tutti gli stereotipi ingessano lo sviluppo sociale. Gli stereotipi di genere, uniti agli stereotipi di ruolo (che nel caso delle donne sono gregari, secondari, ancillari, decorativi o ipersessualizzati) danneggiano le donne (e anche la pubblicità).

L’Art Directors Club Italiano è pronto a dare una voce a chiunque sia stufo di vedere pessima pubblicità in cui le donne vengono omologate come “casalinghe”, “nonne”, “amanti ad alto mantenimento” o “svenevoli ninfette” o “puri elementi decorativi”.

Come?

Firmando la petizione online.


Far capire che ciascuno di noi può contribuire attivamente al cambiamento, non siamo obbligati a subire."
Qui trovate la petizione da sottoscrivere.

venerdì 1 giugno 2012

Adotta una parola: FEMMINICIDIO



Ieri i tg hanno parlato dell'ennesima uccisione di una donna da parte del suo stalker.
Dall'inizio dell'anno 2012 siamo arrivati a 62 femminicidi.
Questa è la parola che l'ONU ha coniato per indicare l'oppressione del genere femminile nel sistema mondiale.
Una volta si parlava solo di 'fallo-logo-centrismo' ossia la centralità del genere maschile in tutti i campi del sapere e della politica.  
Riporto ciò che ho trovato in rete su questo argomento.

Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha appena parlato di femminicidio: «È la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni». Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale. Wikipedia scrive che «avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita».
È un termine coniato ufficialmente per la prima volta nel 2009, quando il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani per le 500 donne violentate e uccise dal 1993 nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua. C’erano cadaveri straziati buttati nella monnezza o sciolti nell’acido: secondo alcune denunce si sarebbero macchiati di questi orrori anche uomini delle forze dell’ordine. Certo, in Italia non siamo arrivati a questi livelli. Però, si tratta di delitti trasversali a tutte le classi sociali.


- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
Stefania Noce, femminista del Movimento studentesco, è stata uccisa a Catania dal compagno laureando in psicologia che lei diceva di amare «più della sua vita». A marzo di un anno fa nella periferia romana è stato trovato il tronco del cadavere di una donna mutilato: il caso è stato archiviato subito anche dai giornali. Come se volessimo tutti chiudere gli occhi davanti a questo orrore. Rashida Manjoo nella sua relazione ha detto che «la violenza domestica si rivela la forma più pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il Paese, come confermano le statistiche: dal 70 all’87 per cento dei casi si tratta di episodi all’interno della famiglia».
C’è chi sta peggio, l’abbiamo capito: dieci Paesi del Sudamerica, a cominciare dal Messico. Ma nel mondo cosiddetto civilizzato dell’Europa siamo messi davvero male. I numeri sembrano quelli di una strage. Nel 2010 le donne uccise in Italia sono state 127: il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente. Dati in continua crescita dal 2005 a oggi, e solo dal 2006 al 2009 le vittime sono state 439.


Per approfondire leggi qui
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
Le Nazioni Unite sostengono che «in 125 Paesi del mondo le leggi penalizzano davvero la violenza domestica e l’uguaglianza è garantita».
L’Italia, purtroppo, sembrerebbe far parte degli altri 139 Paesi.


- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
Non è solo una questione di costume, ma anche di diritto, come spiega bene, in fondo, la recente sentenza della Cassazione secondo la quale gli autori di uno stupro di gruppo non meritano il carcere. E non è un caso, alla fine, che proprio in Italia stia per nascere la figura di un avvocato specializzato solo nella difesa delle donne.


- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

venerdì 21 gennaio 2011

Il corpo delle donne



E’ un po’ che volevo parlare di un libro letto di recente, ma come spesso mi capita, più un argomento mi tocca più mi riesce difficile parlarne. E’ come se, dopo aver interiorizzato un’idea, non riuscissi a tirarla fuori in maniera razionale. Il libro di cui parlo è Il corpo delle donne di Lorella Zanardo. Questo libro nasce successivamente all’omonimo documentario a dir poco scioccante.


La quarta recita così:


Nel maggio del 2009 Lorella Zanardo ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, che si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine delle donne nella tv italiana. Oggetto e titolo: Il Corpo delle Donne. È stato l’inizio di un cambiamento e di una grande spinta per far riguadagnare centralità alle donne e misurare la loro incidenza sul tessuto sociale e culturale del nostro paese. L’autrice racconta qui la genesi del documentario, le reazioni che ha suscitato, l’interesse inaspettato da parte delle giovani generazioni, la necessità di uscire dagli stereotipi per giungere a una nuova definizione del femminile. Inoltre, mette a fuoco nuovi strumenti di lettura dell’immagine televisiva e dei messaggi che questa veicola. E con il capitolo Nuovi occhi per la tv passa dalla denuncia alla proposta di strumenti che consentono di guardare la tv con consapevolezza. “Spegnere la tv oggi non serve,” dice Lorella Zanardo, “il vero atto innovativo è guardarla. Insieme a chi normalmente la guarda.”



Il libro parte alla grande: la Zanardo porta il figlio a vedere una mostra fotografica sugli anni ’70 e si ritrova, felicemente stupita, in mezzo ad una calca spaventosa. La delusione sarà cocente quando scoprirà che la folla non è lì perché mossa da passione civile ma perché al piano di sotto c’è niente di meno che il Gabibbo. Partirà da questo piccolo evento nella vita della giornalista un’indagine sulla televisione italiana e sul ruolo che la donna incarna nel piccolo schermo.


Il panorama è desolante: ragazze appese in mezzo ai prosciutti, vestite con abiti sadomaso in fascia oraria protetta, conduttori di quiz e giochi vari, vestiti in giacca e cravatta (ad indicare la professionalità) affiancati da donne in bikini (ad indicare la funzione puramente decorativa e sessualmente stimolante). Inquadrature strettissime fra le gambe di una ragazza in costume che sale una scaletta per tuffarsi in una piscina; commenti di conduttori sul seno di una ragazza del pubblico (“Le tette le hai lasciate a casa?”); e poi donne mature che conducono programmi mattutini o pomeridiani con le facce devastate dalla chirurgia plastica che gonfia, tira e deforma il volto nascondendolo dietro un ‘burka di carne’ (parole dell’autrice) che nega loro l’identità e l’espressione dei sentimenti attraverso la mimica facciale.


La Zanardo ci ricorda una donna vera, che non temeva di offrire l’immagine del suo vero sé.


Anna Magnani diceva al truccatore sul set: non coprirmi le occhiaie e le rughe! Ci ho messo una vita a farmele.


Mai come in questo momento diventa attuale una lettura del genere e si capisce bene quale sia la radice di questa sottocultura che ha portato all’ammasso i cervelli di tanti, troppi telespettatori che sono anestetizzati di fronte ad una ridondanza di corpi nudi di donne che non parlano, dovendo solo offrire all’occhio di chi guarda il loro corpo.


Vi ricordate Drive In?


Il nostro mister B. lavora col cervello della gente dagli anni ’80 offrendo un circo di giullari dalla comicità scadente e mignotte a basso costo. I risultati oggi, dopo più di 30 anni di questa cultura televisiva, sono ben descritti da Ray Bradbury in Farenheit 451. Libri bruciati, televisioni accese tutto il giorno dove gli attori si rivolgono allo spettatore chiamandolo cugino/a, facendolo sentire parte della famiglia.


Non riconoscete in questa descrizione un familiare o il vicino di scrivania o il passeggero accanto a voi sul mezzo che vi porta al lavoro? Quante volte avete sentito qualcuno esprimere il proprio parere sul comportamento del partecipante di questo o quel reality?


C’è un assopimento della capacità di giudizio e uno stimolo continuo verso un voyeurismo un po’ sadico nei confronti della donna che viene guardata, giudicata e maltrattata in misura direttamente proporzionale alla sua bellezza.


Poi ci stupiamo che gli scandalosi comportamenti del premier non suscitino il conato di vomito nella popolazione. Le interviste al popolino ci offrono vecchiacci libidinosi che fanno il tifo per un 73enne che va con le ragazzine o 30enni porno-dipendenti che invidiano il suddetto 73enne perché c’ha i soldi e il potere. Quello che non comprendo sono le elettrici di centrodestra che ancora difendono il vecchio porco, come le mamme degli stupratori sempre pronte a dire che è stata la ragazza a provocare.

mercoledì 9 luglio 2008

Per un pompino..però! Per un per un pompino però!


Direttamente dal cav day la canzone dell'estate!

Osteria delle ministre
paraponzi ponzi po
le ministre son maestre
paraponzi ponzi po
e se al letto son portento,
figuriamoci in Parlamento
dammela a me Carfagna
pari oppportunità


Riderei di cuore se non fosse che questo è il mio paese e quello è il governo che decide per me.

Nella vita non c’è nulla da temere, c’è solo da capire”. E' decisamente una buona indicazione.
Io penso di sapere e di conseguenza capire tante cose sulla storia recente del nostro paese.
E' proprio per questo che non riesco a non temere.
Non riesco a non avere paura per il futuro che si prospetta davanti a tutti noi, che fatichiamo a mettere insieme i soldi per campare, che non riusciamo ad avere una casa, un lavoro sicuro, una dignità civile che ci faccia comunicare l'orgoglio di essere gli eredi di Leonardo e Michelangelo.
Come scriveva Pasolini nei suoi Scritti corsari: Io so! Io so chi è stato ad affossare il nostro paese con leggi personali che hanno depenalizzato reati, con indulti che hanno fatto uscire amici, con condoni che hanno sdoganato ville in aree protette.

La frase che ho citato è della scienziata più celebre del secolo appena passato: Marie Curie.
Marie Sklodowska, nacque nel 1868 a Varsavia. Per fare l’università Marie dovette trasferirsi a Parigi, poiché in Polonia alle donne era preclusa. Dovette lavorare per mantenersi agli studi fin quando non ottenne una borsa di studio. In laboratorio conobbe Pierre Curie che presto divenne suo marito. Insieme condussero ricerche che li portarono a scoprire due nuovo elementi e le loro proprietà radioattive: il polonio ed il radio. Per questa scoperta ricevettero il premio Nobel, ma la cattedra di fisica alla Sorbona fu offerta solo a Pierre, mentre a Marie fu proposto di dirigere il laboratorio che l’università si impegnava a costruire per il marito. Dopo pochi mesi, nel 1906, Pierre morì travolto da un carro a cavalli. Il Governo francese diede per scontato che Marie si ritirasse e le offrì una pensione di vedovanza, ma lei annunciò che avrebbe continuato la ricerca. Dopo pressioni da parte di amici dei Curie, tra cui il fratello di Pierre, l’università offrì a Marie la cattedra del marito. Fu la prima donna che ricevette una cattedra alla Sorbona. Negli anni seguenti Marie isolò il radio allo stadio metallico e vinse un secondo premio Nobel, questa volta per la chimica. Nessuna persona aveva mai ricevuto questo riconoscimento per due volte nella vita.
In Italia probabilmente la nostra Marie avrebbe dovuto fare diversi pompini al Direttore del Dipartimento e al Preside di Facoltà, avrebbe dovuto far parte di commissioni d’esame truccate per dare la docenza al figlio di qualcuno, avrebbe dovuto promuovere agli esami il nipote decelebrato di qualcun altro, avrebbe infine dovuto adoperarsi con diverse prestazioni sessuali a dirigenti di partito dello schieramento vincente alle elezioni per ottenere un sottosegretariato al Ministero della ricerca. O fare il pompino Definitivo al presidente del consiglio per ottenere un bel Ministero.

Il problema è che la nostra cara vecchia Marie non era una gran fica e non avrebbe trovato nessuno disposto ad aiutarla solo perchè era una perla unica della nostra specie. Non avrebbe mai fatto parte delle quote rosa perchè quelle sembrano essere riservate solo all'harem dei nostri squallidi politici.

Allora non chiamiamole più quote rosa, chiamamole quote sorca.

Come recitavano le Iene: diamo un nome alle cose.

giovedì 26 giugno 2008

I pantaloni di Pitagora


Cavalcando l’onda del post precedente oggi parlerò di un libro decisamente rivelatore per me e per qualunque profano di storia della scienza. Parlo di Wertheim, I pantaloni di Pitagora. Dio, le donne e la matematica, Instar Libri.
Questo libro offre una panoramica sulla storia della scienza e in particolare sui contributi che sono stato dati, nell’arco dei secoli, da molte donne in seguito dimenticate. La tesi di fondo che motiva l’esclusione delle donne dal mondo scientifico è che la donna non sia portata per le materie scientifiche e tecniche. Questo mi ricorda tanto i discorsi del prof. di visual Basic che ripeteva questa tesi ad ogni lezione, salvo poi utilizzare ex alunne in gamba (e non particolarmente avvenenti .. lo dico per anticipare un commento ovvio) che tenevano lezioni a parte sul conteggio esadecimale e sulla programmazione a oggetti. Vabbè..storia di vita vissuta, come direbbe il mio adorato AleNet.
Tornando al libro in questione vorrei stralciare le storie di un paio di scienziate davvero in gamba, delle quali probabilmente nessuno di voi avrà sentito parlare.
Porterò due esempi molto lontani tra loro nel tempo.
La prima donna scienziata di cui si abbia notizia nella storia occidentale è Ipazia di Alessandria. Le sue opere sono andate perdute ma il suo ricordo permane nel tempo. Nacque nel IV secolo, periodo fortemente influenzato dal pensiero di Aristotele, secondo il quale la donna non era un essere del tutto umano (e qui immagino molti maschietti sogghignare …vi dirò, qualche volta avete decisamente ragione; ci sono donne che sono più assimilabili al mondo dei pennuti – l’oca nella fattispecie; d’altra parte ci sono uomini che sembrano essere rimasti un gradino indietro nella scala dell’evoluzione come quelli che leggono solo in un’occasione: quando gli capita a tiro Il corriere dello sport al bar, fanno commenti sulla commessa gnocca e si grattano il pacco ogni minuto. Questo per dire che le due metà del cielo hanno entrambe una rappresentanza poco onorevole).
Ma torniamo alla nostra Ipazia.
La leggenda narra che Teone, astro­nomo e matematico, volesse fare della figlia un essere per­fetto. Seguendo le orme del padre, Ipazia diventò una celebre insegnante di matematica e filoso­fia. Nel IV secolo la crescente pressione del settarismo reli­gioso aveva portato all'istituzione di scuole separate per cristiani, ebrei e pagani, ma Ipazia impartiva lezioni a tutti, e la sua casa rappresentava un luogo dove gli eru­diti si riunivano.
Oltre all'insegnamento si dedicò alla stesura di testi di matematica. Compilò tavole di posizione dei corpi celesti. Oltre agli aspetti teorici, Ipazia s'inte­ressò di meccanica e tecnologia applicata: progettò diver­si strumenti scientifici, compreso un astrolabio piano che serviva a calcolare il tempo e a misurare le posizioni del Sole, delle stelle e dei pianeti. Ipazia fu una dei tanti intellettuali che aderirono al movimento noto come Neoplatonismo, i cui seguaci proponevano la loro filosofia come risposta all'affermazione del Cristianesimo, e Pitagora come alternativa razionale alla figura di Cristo. Nel 412 un fanatico cristiano di nome Cirillo diventò Patriarca di Alessandria e avviò una campagna di allontanamento dalla città di Ebrei e Neoplatonici. Quale esponente di rilievo del secondo gruppo Ipazia attirò l'attenzione. Nel 415 fu aggredita da una turba di esaltati, fatta a pezzi e bruciata.
Dal IV secolo balziamo ora nel XX per parlare di Emmy Noether.
Emmy (1882-1935) è stata una dei più grandi matematici del secolo, chiamata insieme con altri a collaborare con Einstein nella formulazione della relatività generale. Emmy sviluppò anche uno dei concetti matematici diventati in seguito fondamentali tanto per la fisica delle particelle quanto per l'attuale ricerca di una sintesi tra relatività generale e meccanica quantistica. Una sua biografa la descrive così: “Ignorava qualsiasi convenzione legata alla femmini­lità. Era sovrappeso, entusiasta, caparbia, e poi disordi­nata, per nulla elegante, e sempre a proprio agio. Ama­bile, totalmente disinteressata, cordiale.” Possedeva molte delle qua­lità per cui Einstein ci risulta simpatico, ma in lei quei tratti sono stati bersaglio di critiche.
Emmy contribuì a sviluppare formulazioni matematiche per molti concetti della relatività generale, sempre senza incarico ufficiale né stipendio. La sua unica entrata veniva da un modesto fondo stanziato per lei dagli zii materni.
Fu tra i fondatori dell'algebra astratta che, in forma molto semplificata, sarebbe poi entrata in tutte le scuole degli Stati Uniti con il nome di ‘nuova matematica’. Gli esperti della disciplina la cono­scono per i suoi innovativi studi di algebra, ma ai fisici è nota per il teorema che porta il suo nome. Questo teorema è diventato centra­le nella ricerca contemporanea di una teoria unificata delle forze e delle particelle, la famosa teoria unica che dovrebbe fondere relatività e meccanica quantistica in un solo insieme.
Negli anni ‘30 Emmy Noether era internazional­mente considerata dai matematici una figura di primo piano, ma nel 1933, quando Hitler salì al potere ed ebbe luogo l’allontanamento degli accademici non ariani, fu tra i primi a perdere il posto. Donna, ebrea, libe­rale e pacifista, Emmy rappresentava tutto ciò che i nazisti disprezzavano. A differenza di Einstein, assunto presso l'Istituto di Studi Superiori di Princeton, Emmy non riuscì a ottenere un incarico di ricercatrice. Alla fine accettò di andare a insegnare matematica all'Università femminile di Bryn Mawr. Nel 1935, quando sembra­va che l'Istituto di Studi Superiori avesse deciso di assu­merla, morì per complicazioni insorte a seguito dell'aspor­tazione di una cisti ovarica.

Conserva il tuo diritto a pensare, poichè anche pensare in modo erroneo è meglio che non pensare affatto. Insegnare superstizioni per cose vere è la più terribile tra le azioni

Ipazia di Alessandria

mercoledì 25 giugno 2008

Ada... un mito cyberpunk... una storia vera




Oggi voglio raccontare la vita di una delle tante donne che sono scomparse dalla storia della scienza ancor prima di entrarvi. Anche questa figura è uscita dalla porta della storia ufficiale salvo poi rientrare nelle pieghe del sapere attraverso le finestre dell’immaginario, grazie alla letteratura cyberpunk.
Augusta Ada Byron, figlia del famoso poeta, viene considerata la prima programmatrice della storia.
Figlia di Annabella Milbanke e di Lord Byron, sposò a diciannove anni Lord William King conte di Lovelace. A diciotto anni, assieme all’ingegnere Charles Babbage (1791-1871) progettò quella che passò alla storia come the Analitical Engine: la Macchina Analitica.
Babbage stava lavorando al progetto di una macchina (the Different Engine) che calcolasse tavole aritmetiche.
Nel 1842 Louis Menabrea, un ingegnere militare italiano, depositò nella Biblioteca Universale di Ginevra il suo Abbozzo della Macchina Analitica inventata da Charles Babbage. In seguito, scrisse Babbage, “la contessa di Lovelace mi informò di aver tradotto il libro di Menabrea dal francese all’inglese.” Impressionato da quel lavoro Babbage la invitò a raggiungerlo per sviluppare la macchina. Ada aveva aggiunto note a piè di pagina e sezioni esplicative che avevano valorizzato enormemente l’originale; a lavoro concluso Ada aveva ampliato di tre volte il libro di Menabrea.
Babbage pubblicò il libro di Ada, firmato solo con le sue iniziali: A. A. L. Nacque così un’intensa collaborazione tra Ada e Babbage. Il suggerimento di Ada su come la macchina avrebbe potuto calcolare i numeri di Bernoulli le è valso il titolo di prima programmatrice della storia.
Ada ebbe tre figli, ma non era votata alla maternità e preferiva lo studio al ruolo di madre. Fu malata per la gran parte della sua vita: aveva attacchi d’asma e paralisi che avevano fatto pensare ad una forma di isteria. Provò varie cure prima di passare all’oppio nel 1840. Nel 1851 le fu diagnosticata una profonda ulcerazione dell’utero. Morì nel 1852 a 36 anni presumibilmente di cancro.
Quando Ada esplorò le potenzialità della Macchina Analitica, pensava anche alla possibilità che tale macchina potesse comporre della musica.
Ora, un secolo dopo, il suo sogno è divenuto realtà: i computer compongono musica.

Ada Lovelace ha ispirato un personaggio letterario nel libro Different Engine degli autori cyberpunk William Gibson e Bruce Sterling, i quali vi hanno incluso le lettere autentiche scritte da Ada a Babbage. Inoltre un linguaggio software sviluppato nel 1979 dal Dipartimento della Difesa Americano fu chiamato ADA in suo onore.