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martedì 12 aprile 2011

Un Papa caro...anzi carissimo!



Io...se fossi Dio manderei per stracci il mio vicario in terra, ma a quanto pare il vicario non è d'accordo.



Da Micromega



Un fremito profondo agita la Chiesa del Nordest, che si appresta ad accogliere la visita pastorale di Benedetto XVI, in programma il 7 e l'8 maggio prossimi (prima tappa ad Aquileia, finale a Venezia). A turbare la comunità è il quadro di eccessi e pretese, che, con la malagrazia di un ospite non gradito, sta anticipando il viaggio del Papa. Inizialmente, a storcere il naso, era stata solo qualche anima candida. Era successo, per esempio, quando, ad inizio febbraio, si era saputo che la sartoria dei pontefici, la «X Regio» di Quarto d'Altino, aveva chiesto al governatore veneto Luca Zaia un contributo di ben 290 mila euro per la confezione delle vesti liturgiche, che saranno utilizzate durante la celebrazione della santa messa conclusiva di Parco San Giuliano, a Mestre. Poi era stata la volta dell'anticipazione sulle modalità di spostamento di Ratzinger, che in Laguna, dove un Papa manca del 1972, anno della storica visita di Paolo VI, si muoverà a bordo di elicotteri, jeep e motovedette. Anche in quel caso, però, ad agitarsi erano stati in pochi. Oggi, tuttavia, il disagio della Chiesa del Triveneto sembra avvertirsi con sempre maggiore evidenza. L'ultimo segnale, in questo senso, arriva da un piccolo centro del Vicentino, Calvene, dove il prete del paese, don Moreno Bagarella, ha deciso di scrivere al settimanale diocesano (la «Difesa del Popolo») per dichiarare la propria indisponibilità a versare la colletta speciale, promossa dai vescovi di Veneto e Friuli, per l'arrivo di Benedetto XVI. «Mi permetto di manifestare il mio dissenso –- ha affermato don Moreno nella sua lettera -– circa l'iniziativa dei vescovi di indire una colletta speciale per l'arrivo del Papa in maggio. Premetto che non metto in dubbio il valore della visita papale, ma vorrei comunicare il disagio dei parrocchiani di fronte al depliant mandatoci dalla curia e accompagnato dalle lettere dei vescovi. Il disagio – ha spiegato il sacerdote – è vedere come un evento così importante viene comunicato con un bollettino postale o con una colletta “consigliata”; cosa che a qualcuno fa subito esclamare: “Ecco un'altra occasione per la Chiesa di chiedere soldi». Don Moreno dunque ha proseguito. «Ma è proprio il caso di fare questa scelta così “sobria e generosa” – si è chiesto il prete – in questo momento in cui le famiglie hanno qualche difficoltà a dare le solite offerte in chiesa? E quale idea di chiesa passiamo ancora una volta alla nostra gente?

mercoledì 4 agosto 2010

Il santo impostore


Ho letto un libro illuminante su una delle figure più pregate, invocate e supplicate dal cattolico medio, anche non ignorante: padre Pio.
Mario Guarino, Il santo impostore, Kaos editore.
Riporto la recensione dal sito dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti alla quale ho aggiunto qualcosa di mio.

Mario Guarino, già autore dei Mercanti del Vaticano (dettagliatissimo reportage sulle scorrerie finanziarie della Chiesa cattolica), ci propone ora una biografia “non autorizzata” sul santo e agitatore politico più in voga del momento.
All’epoca della recensione questo volume era noto come Beato impostore. Successivamente è subentrata la santificazione di Francesco Forgione e il libro ha cambiato nome in Santo impostore. Il lavoro di Mario Guarino si basa soprattutto su fonti cattoliche: libri agiografici, entusiasti oltre ogni limite, e documenti ecclesiastici: quasi sempre, invece, dai contenuti particolarmente negativi nei confronti di padre Pio. Guarino accumula così un’impressionante mole di notizie che rendono il frate delle stimmate un personaggio terreno, assolutamente terreno nei suoi comportamenti, tale da rendere veramente discutibile la sua beatificazione anche da un punto di vista fideista: dalle finte malattie per evitare il trasferimento in un convento sgradito alle raccomandazioni per evitare il servizio militare. Non manca, all´interno del testo, la dettagliata ricostruzione di una strage avvenuta nel 1920 a San Giovanni Rotondo, che causò addirittura 14 morti e un centinaio di feriti, e causata da un gruppo di “Arditi di Cristo” dell´entourage del frate per protestare contro la legittima vittoria nelle elezioni comunali del partito socialista.
Di particolare interesse, inoltre, le pagine dedicate alla c.d. “Operazione Candelabri”: per impedire il trasferimento del frate: il podestà fascista e un avventuriero suoi sodali fecero stampare all´estero un libello diffamatorio nei confronti delle gerarchie vaticane. Il ricatto andò a segno e padre Pio poté tornare alle sue normali attività.
Non manca neanche, nel 1957, una truffa miliardaria rifilata dal solito “buon finanziere cattolico” ai cappuccini di San Giovanni Rotondo. Frati legati al voto di povertà che, abbagliati dalla promessa di lucrosi tassi d´interesse nell´ordine del 70 per cento, vengono raggirati senza che i tanto millantati poteri soprannaturali fossero di alcun aiuto al futuro santo al fine di scongiurare l´imbroglio.
Nel racconto l´abilità dimostrata nello sfuggire a ogni verifica scientifica delle fantomatiche stimmate riconduce, inoppugnabilmente, la vita di padre Pio a quella di un comune mortale, con i suoi vizî (tanti) e le sue virtù (discutibili).
Gli ultimi due capitoli sono dedicati al business legato al cappuccino.L´ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, fondato dal frate, dopo le sue disavventure finanziarie nel corso degli anni Settanta che costrinsero il Vaticano a intervenire, è ora una struttura di potere politico che incassa, annualmente, diversi miliardi dallo Stato e dalla Regione Puglia, diversi dei quali girati (come provvigione?) al Vaticano stesso. La magistratura ha avviato delle indagini sulla vicenda.
Quanto al convento, si narra degli otto miliardi affidati dai fedeli per costruire una nuova chiesa e svaniti nelle mani dell´ennesimo “buon finanziere cattolico”, delle concessioni edilizie concessegli in deroga al Piano Regolatore, nonché del business legato a souvenir e gadget varî: un mercato, del resto, fiorito molti anni prima, vivo il padre, con il mercimonio disgustoso delle pezzuole di stoffa usate per tamponare le sue stimmate insanguinate.
La gente arrivava a raccogliere gli sputi del frate e così cominciarono a girare tanti di quegli straccetti imbevuti di sangue da far sospettare che non fosse il sangue sgorgante dalle ferite di frate Pio. Si scoprì infatti che era sangue di pollo.Riguardo le stimmate possiamo dire che furono trovate nella cella del frate tintura di iodio e acido fenico che, usati in quantità, provocavano irritazioni e piaghe. Tracce di tintura furono rinvenute anche sulle mani del frate durante le pochissime visite mediche cui fu sottoposto. Un libro molto documentato, quindi: una voce fuori dal coro che fa emergere, sullo sfondo, un´Italia culturalmente arretrata, con una parte della popolazione che non vuole o non riesce a uscire da una realtà intrisa di superstizione

lunedì 17 maggio 2010

Santo Gradimento










Da Repubblica di oggi:




Indagine realizzata da Demos & Pi per la Repubblica in collaborazione con LaPolis-Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell'Università di Urbino "Carlo Bo". L'indagine è curata da Ilvo Diamanti e Luigi Ceccarini con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (Demos) e Filippo Nani (Medialab di Vicenza) per quella organizzativa. Martina Di Pierdomenico ha partecipato all'impostazione dell'indagine e all'analisi dei risultati. Il sondaggio è stato condotto dalla società Demetra di Venezia (metodo CATI, supervisione di Claudio Zilio) nel periodo 14-21 aprile 2010. Il campione intervistato (N=2058) è rappresentativo della popolazione italiana di 15 anni e oltre per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza.
Documento completo su
www.agcom.it

martedì 20 aprile 2010

4 domande a un prete



Quattro domande cruciali che Paolo Flores D’Arcais pone a padre Lombardi riguardo le fantomatiche ‘linee guida’ che il Vaticano sostiene esistere dal 2003 e che recentemente sono state pubblicate sul sito della Santa Sede.



- Le “linee guida” sono un testo che risale interamente al 2003, “attribuibile all’allora cardinal Ratzinger”, o sono state introdotte modificazioni e/o interpolazioni nei giorni precedenti la pubblicazione on line?



- Se l’ordine del Vaticano era di rispettare le leggi civili di ciascun paese, come mai nessun vescovo ha denunciato un prete pedofilo anche nei paesi dove tale denuncia è obbligatoria? Una rivolta di quei vescovi contro il volere del Papa?



- Perché Karol Wojtyla ha approvato la lettera con cui il cardinal Castrillon Hoyos si felicitava e solidarizzava con il vescovo di Bayeux-Lisieux mons. Pierre Pican che non avendo denunciato un prete pedofilo era stato condannato dalla giustizia francese a tre mesi con la condizionale? Il Papa contro il Papa? O addirittura il cardinal Ratzinger contro Giovanni Paolo II?



- Perché non vengono aperti gli archivi della Congregazione della dottrina della fede sui casi di pedofilia, e consegnati alle autorità giudiziarie, in modo che anche la giustizia terrena possa fare il suo corso, secondo le leggi vigenti in ciascun paese?



Il resto lo trovate sul Fatto di oggi

lunedì 14 dicembre 2009

Il rapporto Murphy

Io …se fossi Dio non aspetterei il 2012 per far piazza pulita dell’umanità.

Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest'anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il "mantenimento della disciplina" con tali mezzi. Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere. Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro

Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell'orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l'unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.

Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni

Padre Noel Reynolds ammise di aver abusato di più di 100 bambini nelle 8 parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre 30 anni di carriera. Spostato da una parrocchia all'altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui "comportamenti inappropriati" tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini. Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un'indagine sul suo conto. Arrestato nell'ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò. Confessò di aver violentato almeno cento bambini, raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima, violentandola brutalmente utilizzando un crocifisso che la polizia acquisì come prova.

Evidentemente a questo mostro era piaciuto molto il film "L' esorcista".


E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, fu stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital, anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

Le autorità dell'arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l'arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l'abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

Nel 2002, il governatore dell'Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un'intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall'incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: "I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un'organizzazione criminale, non la mia Chiesa".

Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l'arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell'inchiesta.
Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede "chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis". Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall'arcidiocesi di Dublino". La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.
La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l'indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l'attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall'offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime

Di qualche giorno fa è la notizia che il Vaticano si rammarica profondamente per le vicende narrate nel rapporto Ryan….ma del rapporto Murphy io non ho sentito neanche una parola.

giovedì 6 agosto 2009

Vittime e carnefici

Dal blog di Travaglio:
"Le gerarchie ecclesiastiche - formate da maschi adulti e illibati che dai tempi della disturbante adolescenza vivono rigorosamente tra loro sorvegliando da lontano i gesti e gli occhi misteriosi delle donne - considerano la pillola abortiva RU486, la cosiddetta “pillola del giorno dopo” che agisce entro le 7 settimane di gravidanza, un “pesticida umano”, “un veleno”, che le donne usano contro la vita. La sua “facilità di impiego” la rende diabolica, addirittura “una crepa nella civiltà”. In difesa della quale volentieri aggiungono la minaccia futura della scomunica e la pratica quotidiana delle offese. Guardandole solo da lontano e con rancore, i vescovi immaginano le donne dei sottouomini, con il peccato mortale incorporato nel cuore e specialmente nel corpo. Tutte figlie di Eva, intente appena possibile all’aborto, come gesto coerente che perfeziona il delitto della fornicazione, degenerato al punto da trasformare il suo contenuto vitale, in un viatico alla morte. Che poi questa faccenda del corpo che dona la vita, della donna che fecondata vive oltre la morte, generando figli, è a ben vedere la sua massima colpa. E’ l’incommensurabile ricchezza delle femmine che nessun maschio potrà mai eguagliare per quanti paramenti indossi e corone e denari. Salvo in un caso: imprigionando quel corpo femminile, circondandolo di regole, avvelenandolo di tabù. Decidendo lui il come e il quando usarlo. Trasformando quell’eccellenza naturale in un dovere o in una colpa, in un gesto di massima grazia, la natività, o in quello dell’abiezione morale, l’aborto. Proprio come insegnano tutte le religioni maschili da qualche migliaio di anni. "

Se invece di impicciarsi di fatti che non competono minimamente la loro sfera di maschi scapoli si ma non certo illibati, i membri del clero si impegnassero in una seria pulizia al loro interno, forse risulterebbero un po' più credibili quando tentano di stabilire regole etiche per chi non ha fatto la loro scelta. Assistiamo ancora a coperture ignobili da parte del Vaticano riguardo ai preti pedofili che hanno potuto e possono ancora predare tanti bimbi innocenti. L'ultimo scandalo per numero di colpevoli e di vittime è quello dell'Irlanda dove in tanti collegi sono stati perseguitati, abusati e distrutti nell'intimo centinaia di bambini.
Sul blog Viaggio nel silenzio si parla del rapporto Ryan che svela come "neppure gli ispettori statali furono in grado di fermare gli abusi, le violenze, gli stupri e le umiliazioni. Tuttavia, le scoperte della Commissione per gli Abusi sui Bambini non porteranno a denunce formali, poichè la Congregazione dei Fratelli Cristiani nel 2004 chiamò in giudizio la Commissione stessa affinché nessuno dei nomi dei suoi membri, vivo o morto, fosse svelato nel rapporto. Jhon Walsh, dell'Associazione dei Sopravvissuti agli Abusi, ha dichiarato di sentirsi tradito ed ingannato dalla mancanza di accuse formali. Nel documento finale non appaiono i veri nomi, né delle vittime né degli abusatori."
Ora se invece di scomunicare donne e dottori al di fuori delle mura vaticane il signor Ratzinger guardasse dentro i confini del suo piccolo e malefico staterello, troverebbe sicuramente tanti demoni da perseguitare e punire anche rispolverando le vecchie torture dell'Inquisizione.

Aggiungo anche che se la pillola abortiva fosse esistita prima forse molte donne, sapendo che i loro futuri figli sarebbero diventati uomini di dio ma anche predatori di bambini, forse avrebbero optato per un dignitoso flusso mestruale indotto chimicamente piuttosto che essere ricordate come generatrici di male puro quale sono.

giovedì 4 giugno 2009

Anche i mostri fanno i convegni


Dal blog Viaggio nel silenzio:


"Un avvenimento degli ultimi giorni ha suscitato un certo scalpore.

Il protagonista è Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’università di Milano-Bicocca. Casonato è stato l'organizzatore di un convegno tenutosi a Milano dal 20 al 22 maggio dal titolo "Abusi, falsi abusi e scienze forensi".

In tale contesto, Casonato commentava un dato diffuso dalla Società di Psicologia Giuridica, che attesta che, delle denunce per violenze ai minori, il 96% riguarda falsi abusi. L'esimio docente parla di psicosi collettiva, mettendola in correlazione con diverse cause, tra le quali "Un certo modello di cultura femminista" sostiene "che vede l’uomo come un essere intrinsecamente pericoloso per le donne e i bambini”.

Non contento, bersaglia anche le famiglie, ritenute responsabili della mancata sorveglianza dei propri figli: "Chiaro che se il figlio viene lasciato solo davanti al computer, davanti la televisione o in mezzo alla strada le probabilità che gli succeda qualcosa sono più elevate”.

Tralasciando l'ovvietà di alcune sentenziose affermazioni, è legittimo chiedersi da quali fonti sia stato tratto il dato in esame. Tale dato emerge da un convegno tenutosi a Roma il 18 maggio, su "La Testimonianza del minore in un giusto processo" e fa seguito ad una delibera dell'11 marzo 2009 della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che punta il dito contro la negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e imputati coinvolti nei processi per abusi sui minori. Sotto accusa anche gli inquirenti, rei di condurre "indagini improvvisate", e ovviamente i consulenti psicologi, rei di avere dubbia competenza, dubbia professionalità e di utilizzare tecniche di ascolto del minore di natura induttiva e suggestiva. Un polverone inutile, alla luce del fatto che già le sentenze di Corte di Cassazione avevano posto l'accento sulla necessità di una rigorosa circospezione nell'acquisizione della prova riguardante le dichiarazioni di minori e di bambini, poichè una certa politica televisiva tende a ingenerare in "molti genitori la convinzione dell'esistenza di pericoli anche dove non ci sono". (CASSAZIONE PENALE, Sezione III, Sentenza n. 35224 del 21/09/2007). Tuttavia, la stessa sentenza afferma che i bambini che, anche in tenera età, dichiarano di aver subito abusi sessuali possono essere una valida fonte di prova e le dichiarazioni dei genitori sui fatti loro riferiti dai figli hanno il peso di una testimonianza.

E' importante sottolineare che tra gli oratori del convegno romano c'era anche Luisella De Cataldo Neuburger, psicologa, avvocato e consulente della difesa nel processo sui presunti abusi nella scuola materna di Rignano Flaminio. Per intenderci: il processo in cui "non c'è traccia di niente", secondo la signora in questione, mentre si affastellano le testimonianze di una ventina di bambini che raccontano di giochi "cattivissimi", di penetrazioni anali e vaginali, di fotografie e anche molto di peggio.

Tra i relatori anche Cataldo Intrieri, difensore di Riccardo Bianchini Riccardi nel processo per il crac Cirio (all'epoca Bianchini era amministratore Eurolat), e sempre di Bianchini ma anche di Alfredo Gaetani, presidente della Centrale del latte, nel processo per il crac Parmalat.

Altro relatore, l'avvocato Guglielmo Gulotta, conosciuto anche per aver assistito Antonio Aldo Sodaro, l’ex primario dell’Ospedale San Pietro di Roma accusato di abusi sessuali sulle sue pazienti anoressiche durante le sedute di ipnosi e condannato in appello a 5 anni e mezzo, oltre che per aver assistito un assicuratore di Trieste condannato a sei anni e mezzo, lo scorso novembre, per abusi sulla figlia di quattro anni.

Ospite al convegno, per esprimere il contributo della politica, l'ex legale di Berlusconi, Gaetano Pecorella, imputato per favoreggiamento del neonazista Zorzi, suo cliente, a sua volta imputato per la strage di piazza della Loggia.


Insomma, una sfilza di gente che con le vittime non ha mai avuto nulla a che fare, se non avendole come controparte in tribunale. Non fa specie, quindi, che un fermissimo ed entusiasta sostenitore del convegno e della delibera della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane sia Vittorio Apolloni, fondatore del Centro documentazione Falsi abusi, l'associazione che ha distribuito nelle scuole di Brescia, Torino e Rignano Flaminio un delirante vademecum con le 10 regole per non beccarsi una denuncia per abuso sessuale. A sentire Apolloni, sono falsi quasi tutti i casi di abusi sessuali denunciati: i bambini mentono, i genitori sono isterici, le indagini inattendibili, gli psicologi sono incompetenti. E' intervenuto in tutti i casi legati alle scuole materne, da Brescia a Rignano Flaminio, sostenedo sempre l'innocenza degli imputati. A sentir lui, insomma, siamo tutti una massa di psicotici ossessionati dall'idea della pedofilia, mentre invece la pedofilia non esiste. Strano, non si diceva lo stesso della mafia e poi saltarono in aria Falcone e Borsellino?

Ma Vittorio Apolloni ha una buona, anzi, un'ottima ragione per sostenere quanto afferma. La ragione si chiama Valerio. Valerio è suo figlio, condannato in appello a due anni e dieci mesi di carcere e a 100.000 euro di risarcimento alle famiglie di due bambini, un maschio e una femmina, vittime di abusi, avvenuti nella scuola materna «Bovetti» di La Loggia. Per i giudici, responsabili di quegli abusi sono Valerio Apolloni, presidente dell'ente morale che all'epoca gestiva la scuola, e Vanda Ballario, ex direttrice dell'istituto.

E' vero che esistono alcune denunce di abusi che si rivelano false, come nel caso riportato anche in Viaggio nel silenzio. Tuttavia è necessario operare un distinguo, poichè i casi denunciati non equivalgono a tutti i casi di abuso. La stragrande maggioranza degli abusi non viene mai denunciata. Com'è possibile dunque anche solo pensare di poter fare una statistica di una qualche validità?L'abuso non è un reato commesso in pubblico, ma in privato. Non è come una rapina. Non ci sono mai testimoni. Il testimone è il bambino stesso, la vittima stessa, che spesso è troppo piccolo anche per riuscire a verbalizzare adeguatamente quanto ha vissuto. Perchè la capacità di raccontare di un bambino non è la stessa di quella degli adulti. La capacità di dare una sequenza temporale agli avvenimenti, per esempio, è un'abilità che i bambini cominciano ad acquisire solo intorno agli otto o nove anni. Le testimonianze di questi bambini, dunque, devono essere valutate alla luce delle loro capacità comunicative, non in base ad astratti stereotipi da tribunale. Devono essere gli adulti, ad adeguarsi a loro, a capire. Questi adulti assai meno credibili dei bambini. "

martedì 19 maggio 2009

Se vuoi sparare a un uccello spara al tuo!


Io se fossi dio trasporterei i cacciatori, privati delle armi, in una realtà alternativa molto simile al film Gli Uccelli di Hitchcock. Stormi di volatili inferociti che cavano gli occhi ai nostri prodi connazionali che non vedono l'ora di imbracciare un fucile per uccidere specie protette durante la migrazione. Quanto mi divertirei ... se fossi dio.


Da Repubblica:

Proposta, ritirata dopo una rivolta all'interno della stessa maggioranza, oggi la caccia no limits torna in Aula, per un voto decisivo, grazie agli emendamenti della Lega. Uccidere animali protetti dalle direttive comunitarie sembra proprio una tentazione irresistibile per i parlamentari legati al partito di doppietta selvaggia. La ragione suggerirebbe di lasciar perdere: i sondaggi dicono che gli italiani sono in una buona parte contrari alla caccia e a maggioranza bulgara contro la caccia no limits; l'Unione europea ci tiene sotto tiro e sfoglia i fascicoli sui procedimenti già pendenti per le infrazioni alle direttive comunitarie sulla protezione degli uccelli migratori; all'interno della maggioranza l'ala contraria al massacro della fauna è consistente e la prospettiva di un calo di consensi preoccupa i vertici del Pdl. Eppure niente da fare. I talebani della doppietta sono inarrestabili. Inanellate una dietro l'altra, le proposte che negli ultimi mesi si sono accavallate nelle varie proposte di legge configurano un Paese in cui, grazie a un regime di deroghe spinto, si può fare praticamente di tutto. Sparare sui migratori in volo verso i luoghi di riproduzione, troncando così la catena della vita. Sparare in pieno agosto mentre le campagne sono popolate da chi cerca un po' di tranquillità. Mettere un fucile in mano a un ragazzino di 16 anni a cui non si affida una macchina. Cacciare dopo il tramonto e sulla neve. Creare migrazioni di doppiette che attraversano l'Italia per concentrarsi nelle regioni in cui è disponibile la preda più interessante, facendo saltare il rapporto tra cacciatore e territorio. Liberalizzare l'uso delle civette da appendere a testa in giù (gli zimbelli) in modo che la loro disperazione attiri altri uccelli da abbattere. E se poi qualche cacciatore riesce a mettersi fuori regola violando le poche norme rimaste, niente paura: pene più leggere per tutti. Ora manca solo il timbro del Parlamento

mercoledì 22 aprile 2009

L'immoralità dei moralizzatori


Io se fossi Dio farei un salto all'Istituto Provolo per regolare i conti.

Mentre dai pulpiti vaticani piovono condanne sull'interruzione di gravidanza, sull'uso degli anticoncezionali e del profilattico, sulla ricerca sulle staminali, sul diritto a morire con dignità rifiutando l'accanimento terapeutico, vicende davvero gravi, che coinvolgono il clero, passano in sordina.
Dal blog di Vania Lucia Gaito, autrice di Viaggio nel silenzio, Edizioni Chiare lettere:

"L'istituto Provolo è stato, fino alla metà degli anni Ottanta, un istituto per ragazzi sordi. Una specie di collegio dove si studiava, si mangiava, si faceva vita comunitaria, si dormiva in grandi camerate. Entravano a sei, sette, dieci, dodici anni. E avrebbero dovuto ricevere cure, educazione e sostegno. Invece ricevevano violenze e abusi. Le testimonianze sono raccapriccianti. Rapporti sodomitici nei bagni, nelle camere dei preti, in confessionale, sotto l'altare. Le vittime che hanno denunciato gli abusi sono 67, un numero impressionante. Violentati da sacerdoti e fatelli laici, da soli o in gruppo, costretti con punizioni fisiche e con percosse. Accusato anche un alto prelato, molto famoso a Verona, da un ex allievo, Bruno: seconda la testimonianza resa dalla vittima, due sacerdoti accompagnavano Bruno nel palazzo dell'ecclesiastico dove l'alto prelato abusava di lui. Ma non era il solo accusato: Bruno ha fatto nomi e cognomi di altri 15 sacerdoti e confratelli. E Bruno non è il solo.Bambini provenienti da famiglie povere, colpiti da sordità, che spesso fra le mura dell'istituto sono stati costretti a rimanerci fino ai 18 anni. Bambini ai quali la vita aveva già tolto molto.
Ma ormai, per la legge italiana, i reati sono caduti in prescrizione. E gli unici che possono prendere provvedimenti sono i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria, che hanno sempre gestito l'istituto, e la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha avocato a sè i procedimenti di questo genere fin dal 2001, con la lettera "De delictis gravioribus" firmata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger. Così, le vittime si sono rivolte ai superiori della Compagnia di Maria, al vescovo di Verona, ai vertici del Provolo: non chiedono nè risarcimenti economici nè condanne penali. Chiedono solo che i sacerdoti e i confratelli che avrebbero usato loro violenza, e sono almeno 25, siano allontanati. E' ovvio che non stiamo parlando di "casi isolati", come finora hanno tentato di farci credere i vari monsignor Rino Fisichella e le alte gerarchie vaticane. Perchè 25 casi isolati, tutti all'istituto Provolo, pare vadano oltre i più fantasiosi calcoli probabilistici.

Le vittime, riunite in associazione, hanno avuto almeno tre incontri col vescovo veronese, e diversi incontri coi vertici del Provolo. Raccontano un incontro con don Danilo Corradi, superiore generale dell'Istituto, durante il quale, di fronte a 50 ex allievi, don Danilo ha "chiesto 12 volte scusa, per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s'inginocchia." Un incontro che don Danilo nega, sostenendo di aver solo "sentito qualcosa" e di essere arrivato all'istituto solo nel 2003.

Dal vescovo, invece, ci andarono in 52. Pochi mesi prima, a settembre, avevano inviato una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta.

Ma monsignor Zenti, evidentemente non soddisfatto da quello che le vittime avrebbero già subito, aggiunge l'infamia di un'accusa pretestuosa: "Per quanto attiene l'accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all'oscuro" ha affermato rispondendo alle domande del giornalista dell'Espresso. "A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell'eventualità che non fossero esaudite. (...) Il meccanismo è ben conosciuto, fin dai tempi di Voltaire: "Calunniate, calunniate, qualcosa resterà". I bambini del Provolo non solo avrebbero dovuto subire percosse, violenze e abusi, ma da adulti, quando hanno osato rendere pubblico quanto sarebbe loro accaduto, vengono accusati di essere dei ricattatori. (...)

Una voce, quella delle vittime, soffocata dalle voci di chi grida più forte e solleva polemiche che non riguardano la legislazione di uno Stato ma la coscienza dell'individuo. Solo che al Vaticano non interessa parlare alle coscienze, da molto tempo il dialogo non è più con i cattolici, sebbene alcuni lo credano. Non basta, alle alte gerarchie, imporsi in termini di fede e di coscienza. Perchè quello che vediamo ogni giorno non è una Chiesa che parla ai suoi seguaci, ma una Chiesa che intende dimostrare a tutti la propria supremazia, la propria influenza, il proprio potere. Una Chiesa che di "ecclesiale" non ha più nulla e che, pur difendendolo a parole, sta nei fatti cancellando il Concilio Vaticano II.

Una Chiesa che ha la pretesa di prevaricare l'individuo, imponendogli con le leggi dello Stato quello che molti cattolici non si lasciano più imporre dalla "legge morale" della Chiesa. Parole, dunque. Prediche che vengono da pulpiti screditati dai fatti. Da pulpiti che pretendono l'impunità per le proprie colpe e al contempo pretendono di additare, vagliare, giudicare e condannare le idee e i comportamenti altrui.

E lo fanno in nome di una parola divina strumentalizzata a propria convenienza, storpiata, resa monca del suo vero messaggio d'amore.

In nome di una "ecclesia" in cui lo stesso Cristo non si sarebbe mai riconosciuto."

lunedì 30 marzo 2009

Un altro mostro in libertà


Io se fossi Dio a quest'ora non saprei più dove mettere le mani... anzi, addosso a chi metterle!
Per esempio bastonerei con fulmini globulari don Giorgio Carli.

Chi è costui? Don Giorgio Carli è un sacerdote "arrestato il 14 luglio 2003 con l'accusa di violenza sessuale continuata ai danni di una giovane donna, all'epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Fu prosciolto in primo grado, condannato a sette anni e mezzo in appello. In questi giorni la Corte di Cassazione lo ha prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato. Il sacerdote, assistito dall'avvocato Franco Coppi, lo stesso che in un primo momento era stato chiamato a difendere Pierino Gelmini ma che rinunciò in seguito ad alcune esternazioni troppo veementi di quest'ultimo, non ha voluto rinunciare alla prescrizione e il processo si è chiuso così. E la Diocesi non ha fatto attendere i commenti: «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». Affermazioni molto, molto lontane dalla verità. Perchè don Giorgio Carli non è assolto, è prescritto: come Andreotti. L'esistenza del reato è stata riconosciuta, visto che la Corte lo ha condannato al risarcimento delle parti lese per 760.000 euro. La Cassazione ha stabilito che le violenze sessuali ai danni della bambina che all’epoca frequentava la parrocchia di San Pio X ci furono. Don Giorgio non dovrà scontare in carcere la pena perchè è trascorso troppo tempo. Nessuna assoluzione, dunque, ma solo la "grazia" della prescrizione. E il fatto che don Carli torni a dire messa è vergognoso, indecente. Pesa. Pesa quanto l'assenza di qualsiasi solidarietà della Chiesa con la vittima."

Dal blog di Vania Lucia Gaito autrice di Viaggio nel silenzio. Leggetelo!

mercoledì 18 marzo 2009

Cristianesimo Wow!

Washington si scopre capitale della sieropositività. "Un rapporto dell'agenzia sanitaria della capitale ha rivelato che il 3 per cento dei residenti soffre di hiv o aids", racconta Time. Secondo gli standard internazionali quando il numero di infezioni supera l'1 per cento della popolazione si può parlare di epidemia. "Il tasso di infezione della città è più alto di quello dell'Africa occidentale, ed è paragonabile a quello dell'Uganda e di alcune parti del Kenya". Il rapporto documenta i casi registrati dalla fine del 2007 a oggi e mostra un aumento del 22 per cento nel numero di casi rispetto al 2006. "La ricerca indica che circa un terzo delle persone colpite non è consapevole della propria condizione", prosegue il settimanale, "e il numero di casi potrebbe essere superiore".
Con questi dati rassicuranti mi sembra giusto che papa Ratzinger rassicuri il popolo d'Africa e il mondo intero, dicendo che il preservativo non serve a fermare l'aids. In Africa poi la cultura popolare si tramanda che dall'HIV si guarisce avendo un rapporto sessuale con una vergine, con buona pace della malcapitata che nella maggioranza dei casi viene violentata, non essendo consenziente a farsi infettare.

Un cristianesimo sempre più a contatto con i tempi, una chiesa sempre più attenta e vicina alle sofferenze dei fedeli. Il vero Cristianesimo WOW! proposto nel film Dogma del mai troppo osannato Kevin Smith... genio cinematografico.

lunedì 16 febbraio 2009

Arrediamo le aule di tribunale! Croci o candelabri?

"ROMA - Il 17 febbraio 2009 - e cioè in occasione della ricorrenza del 409° anniversario dell’esecuzione della condanna a morte, sul rogo, di Giordano Bruno - la Sesta Sezione Penale della Cassazione è chiamata a decidere il ricorso del giudice Luigi Tosti contro la sentenza del Tribunale dell’Aquila, che gli ha inflitto nel 2005 un anno di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere le udienze perché il Ministro di Giustizia si è rifiutato, a sua volta, di togliere i crocifissi dalle aule giudiziarie o di autorizzarlo ad esporre, a fianco dei crocifissi, la sua menorà ebraica.Il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana hanno esternato la loro viva preoccupazione e il loro disappunto per un’eventuale assoluzione del magistrato, ribadendo che l’unico simbolo religioso che merita di essere esposto nelle aule giudiziarie è il crocifisso e che, al contrario, affiancare ad esso la menorà degli ebrei, che si sono macchiati di deicidio, è un sacrilegio intollerabile e blasfemo. D’altro canto - sottolinea in una nota il Vaticano - il diritto costituzionale all’eguaglianza delle religioni non significa che “tutte le religioni debbano godere degli stessi diritti” perché in realtà Dio ha voluto e creato sul Pianeta Terra solo la Chiesa Cattolica che, dunque, è superiore a tutte le altre.Il Governo Berlusconi ha immediatamente rassicurato lo Stato del Vaticano e la C.E.I. e, dopo aver consultato una equipe di 12 emeriti costituzionalisti dell’Università Cattolica, ha diffuso una nota nella quale ha preannunciato che nella deprecabile ipotesi di assoluzione del magistrato sarà disposta un’ispezione immediata a carico dei giudici della suprema Corte - così come fatto per il dr. Mario Montanaro del Tribunale dell’Aquila - e sarà poi emanato un decreto - legge col quale si disporrà, in via di urgenza, l’annullamento dell’assoluzione della Cassazione e la conferma della condanna inflitta al giudice “anticrocifisso”. L’On.le Silvio Berlusconi si è detto fiducioso che il Presidente Giorgio Napolitano firmerà, in questo caso, il decreto. “In caso contrario - ha puntualizzato il Premier - sarò costretto a modificare anche su questo punto la Carta Costituzionale: mi sembra infatti grottesco - e degno di un regime comunista sovietico - che la Magistratura italiana possa deliberare sentenze che siano in contrasto con le direttive dello Stato del Vaticano e del Governo della Repubblica Pontificia Italiana. Il caso Englaro ha dimostrato a tutti gli italiani che la nostra Repubblica non si fonda su di una “Carta Costituzionale” realmente democratica, bensì su di una vera e propria “carta igienica” voluta da individui comunisti e filosovietici: non si giustifica, altrimenti, che il Tribunale di Milano, la Corte di Appello di Milano, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione civile, la Corte Costituzionale, la Corte Europea dei diritti dell’uomo e il TAR della Lombardia si siano tutti accaniti a dar torto al Governo italiano e alla Chiesa cattolica e ad accogliere, invece, le istanze di giustizia di Beppino Englaro"

giovedì 12 febbraio 2009

mercoledì 4 febbraio 2009

Ecumenismo vuol dire anche... far incazzare tutti

Io se fossi Dio...rimanderei giù mio figlio solo per pistare di botte l'erede di Pietro.
Dal blog di Vania Lucia Gaito:
"Benedetto XVI ha "promosso" l'ultra conservatore padre Gerhard Maria Wagner a vescovo ausiliare di Linz, in Austria. Tanto per essere chiari, padre Wagner è quel sacerdote divenuto famoso per aver accusato i popolari romanzi di Harry Potter di diffondere il satanismo. Lo stesso prete che definì l'uragano Katrina la giusta punizione di Dio per i peccatori di New Orleans. In un bollettino parrocchiale scrisse che la morte e la distruzione causata dalla uragano a New Orleans era una punizione divina per la città, a causa della sua eccessiva "tolleranza" nei confronti degli omosessuali e degli atteggiamenti sessuali troppo permissivi. E si dichiarò felice del fatto che l'uragano Katrina avesse distrutto non solo discoteche e bordelli di New Orleans, ma anche cinque delle cliniche della città, perchè vi si praticavano le interruzioni di gravidanza.Per dovere di cronaca, è necessario ricordare che i morti causati da Katrina furono quasi duemila, molti dei quali irriconoscibili per essere stati immersi nell'acqua per giorni e giorni prima di essere ripescati. La città fu semidistrutta, le case furono spazzate via, la Louisiana ha visto 300.000 suoi abitanti evacuati in Texas."

giovedì 29 gennaio 2009

Ama il tuo prossimo ... solo se non è ebreo

Papa Ratzinger ha tolto la scomunica ai lefebvriani, la cui colpa fu di aver rifiutato le decisioni del Concilio Vaticano II voluto da Giovanni XXIII per cercare di allineare la Chiesa cattolici ai tempi moderni. I lefebvriani: infatti celebrano messa in latino, non permettono alle donne di entrare in chiesa con i pantaloni e anche le riunioni per gli esercizi spirituali vengono tenute separatamente per uomini e donne. Non si sa mai…metti che tra un Ave Maria e un Padre nostro ci scappa una occhiatina ad una tetta….
Sulla decisione di riammettere tra le fila del cattolicesimo non mi pronuncio perché la cosa non mi riguarda affatto, non essendo io cattolica. Mi pronuncio invece sulla decisione di riammettere tra le fila del cattolicesimo il vescovo Williamson convinto negazionista. Una decisione che meriterebbe una giustificazione da parte del Vaticano, vista la gravità delle affermazioni di Williamson: “Mi hanno dato dell’antisemita ma non è corretto. È semplicemente un problema di verità storica: non ci sono prove dell’esistenza delle camere a gas. Non sono il solo a dirlo”.
Cito il blog Crimini e Vaticano : “Nessuna offerta di scuse come pure hanno fatto pubblicamente e in suo nome i lefebvriani. E sarebbe difficile visto che le sue teorie negazioniste Williamson le va ripetendo da almeno 20 anni e non ha mai smentito nessuna delle tante interviste in cui dissertava sull’argomento. Lui sostiene che gli ebrei uccisi nei campi di concentramento non furono sei milioni ma al massimo 300 mila, e nessuno di loro finì nelle camere a gas. I pochi fedelissimi che sono con lui sanno poco di tutto questo, loro Williamson lo considerano quasi un santo che li ha riportati ai buoni valori della tradizione, gonne comprese. (…) Ci deve essere qualche sguardo stupito se lui sente il bisogno di insistere: “Non è una questione di emozioni o di pancia ma di raziocinio. E dal punto di vista razionale non cambio idea, sulle camere a gas le prove non ci sono”.
Anche nel libro ‘All’estrema destra del padre” di cui ho parlato qui si parla dei lefebvriani, come anche dell’Opus Dei e di altre associazioni cattoliche ultraortodosse di chiara tendenza destrorsa quando non proprio neofascista.
A proposito delle tendenze politiche di questi integralisti cattolici Emilio Carnevali scrive su Micromega: “Non bisogna commettere l’errore di considerare le aberranti parole del vescovo Williamson come una voce dal sen sfuggita, come una convinzione personale espressa avventatamente nella forma di una gaffe planetaria (…) Come ha giustamente osservato Adriano Prosperi su Repubblica (27/1) l’itinerario dei seguaci di monsignor Lefebvre ha “un rap­porto molto preciso con lo stermi­nio degli ebrei. Ciò che spinse il prelato francese a ribellarsi alla Chiesa fu la dichiarazione sulla li­bertà religiosa e l'apertura verso l'ebraismo. (…) E non è un caso che questo mondo abbia finito per incrociare la battaglia “antimoderna” che Joseph Ratzinger ha ingaggiato sin dal giorno della sua designazione sul soglio pontificio. Come non è un caso che questi stessi gruppi siano spesso fortemente legati ad organizzazioni politiche della destra identitaria e xenofoba (in Italia i collegamenti fra Lega Nord, Forza Nuova e Fraternità di San Pio X sono sotto la luce del sole).”
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente... Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22, 37-39b)… ma se sei un lefebvriano amerai il tuo prossimo solo se non è ebreo.

mercoledì 21 gennaio 2009

Pio Laghi brucia all'inferno!

Io se fossi dio ... a questo punto mi fregherei le manine aspettando di giudicare l'omino qui sopra ritratto.

L'11 gennaio scorso è morto Monsignor Pio Laghi. Qui avevo già accennato alla sua oscura fama di amico di dittatori come Massera e Pinochet.


Riporto un articolo di Vania Lucia Gaito, autrice di Viaggio nel silenzio, libro denuncia sui preti pedofili. L'articolo è apparso sul suo blog e su Micromega. Ne cito alcune parti.


"Si dice che "De mortuis nihil nisi bonum", dei morti non si può dire altro che bene. Ma in alcuni casi, per quanto ci si sforzi, non si può essere politically correct. E' il caso di monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico, 85 anni, buona parte dei quali trascorsi in missioni diplomatiche. (...) Pio Laghi non era solo "un uomo di grande valore e di preclari virtù", come lo ha ricordato su "Il Tempo" il presidente della regione Molise, Michele Iorio. Diversamente lo ricordano le Madres de Plaza de Mayo, le donne argentine madri, mogli e sorelle dei 30.000 desaparecidos durante la dittatura militare che terrorizzò l'Argentina dal 1974 al 1980. In quel periodo, monsignor Laghi era già Nunzio Apostolico in Argentina. E giocava a tennis con Emilio Massera, all'epoca a capo della Marina militare argentina, di cui era intimo amico. Il 19 maggio 1997 le Madri, con il patrocinio legale di Sergio Schoklender, presentarono denuncia alle autorità italiane contro Pio Laghi, che, come è scritto nella stessa denuncia, «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l'interno quanto verso l'esterno del Paese l'orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani». E inoltre denunciarono Laghi per «aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell'episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l'obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l'esercito estorcendo informazioni ai detenuti». (...) È debitamente accreditata la presenza di Pio Laghi nei campi di concentramento e di sterminio dell'Argentina, mentre accompagnava gruppi di militari in ispezione e interrogava i reclusi. (...) Il Nunzio Apostolico collaborava alle decisioni riguardanti i detenuti scomparsi. In alcuni casi personalmente e in altri attraverso il Vicariato castrense. Durante il processo agli ex Comandanti, monsignor Grasselli ammise di avere il compito di redigere uno schedario con i nomi delle persone scomparse e di tenersi in contatto con il governo militare per mantenere aggiornate le informazioni in suo possesso. Nel Fascicolo 1560 della Commissione Nazionale per la Scomparsa di Persone è depositato il fatto che monsignor Grasselli informò i familiari di uno degli scomparsi accorsi a cercare informazioni, che gli scomparsi si trovavano in luoghi di "riabilitazione" e che, a quelli che egli chiamava «irrecuperabili, è possibile che qualche persona pietosa faccia un'iniezione, e l'irrecuperabile si addormenti per sempre». Pesantissima, la denuncia del giornalista Horacio Verbitsky: all'arrivo in Argentina della Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell'OEA, i membri della Marina si ritrovarono una quantità di detenuti scomparsi ancora vivi da nascondere. A questo scopo, ricorsero ai buoni uffici di Pio Laghi. Monsignor Grasselli cedette al gruppo operativo dell'ESMA, con autorizzazione del Nunzio apostolico, un'isola nella località del Delta del Tigre chiamata «Il Silenzio», perché fosse utilizzata come Centro Transitorio di Concentramento di Detenuti. In quest'isola si riunivano regolarmente per il barbecue di fine settimana il cardinale primate di Buenos Aires Juan Carlos Aramburu e il Nunzio apostolico Pio Laghi. Quando vennero alla luce le scomparse, le torture e le atrocità commesse in questo campo di concentramento, monsignor Grasselli architettò una finta vendita dell'isola ai componenti del contingente militare della Marina, usando come identità dell'acquirente i documenti di uno dei detenuti desaparecidos registrati nel suo archivio, Marcelo Camilo Hernández, tentando di nascondere l'operato della nunziatura. Molte Madri si recarono da Pio Laghi, durante quegli anni terribili, a chiedere il suo intervento per la liberazione dei propri figli. Tra le tante, nel 1979, si reco dal Nunzio anche Hebe de Bonafini, presidente dell'Associazione Madres de Plaza de Mayo. Lo stesso Nunzio apostolico ne ordinò l'arresto, la donna fu portata via da diverse pattuglie di polizia mentre era ancora in attesa di essere ricevuta da Laghi. Fu trattenuta ed interrogata per cinque ore e fu rilasciata solo grazie all'intervento di centinaia di altre Madri che mobilitarono tutte le risorse disponibili. Quando nel 1997 firmò la denuncia contro Laghi, Hebe de Bonafini disse ai giornalisti: «L'ex nunzio è stato visto nei centri di detenzione clandestini, è stato consultato sul destino dei detenuti desaparecidos e sulla forma di esecuzione pietosa e cristiana degli stessi. Ha partecipato alla decisione sul trattamento da riservare alle donne incinte, a cui fu data la possibilità di scegliere tra tortura e stupro. (...) Noi Madri abbiamo sofferto il disprezzo della Chiesa, dai cui vertici giunse la decisione, che dipendeva forse anche da Laghi, di non somministrarci la comunione "perché, eravamo piene di odio".» (...) La denuncia, consegnata alla stampa, non fu riportata nè dall'Osservatore Romano nè da Avvenire, che si limitarono a definirla "un atto contro la giustizia, l'onestà e la verità storica" e a pubblicare con ampia risonanza la smentita di Pio Laghi. (...) In ossequio al proverbio che recita "cane non mangia cane", la Conferenza Episcopale Argentina pubblicò poche righe di comunicato per esprimere la propria solidarietà al cardinale. In quanto alla denuncia, Pio Laghi come cittadino italiano avrebbe potuto essere processato penalmente in Italia per delitti commessi all'estero, con un complesso procedimento: la denuncia doveva essere inoltrata alla Procura della Repubblica attraverso il Ministero di Grazia e Giustizia, l'unico titolato a deciderne la leggittimità. Tuttavia, in quanto cardinale, Pio Laghi godeva dall'immunità, in virtù del Concordato tra Italia e Santa Sede. Immunità che può essere sospesa o ritirata soltanto dal Papa, Giovanni Paolo II, che di fatto non la sospese e non la ritirò. Pertanto la denuncia non ebbe luogo a procedere. Eppure, il suo operato in Argentina gli valse la "promozione" a Nunzio apostolico negli Stati Uniti. (...) Laghi rappresentò il Vaticano negli Stati Uniti dal 1980 al 1990, il periodo in cui gli abusi sessuali di preti pedofili nei confronti di bambini furono numerosissimi e ampiamente ignorati dalla gerarchia. Dopo le sue peregrinazioni diplomatiche, tornò a Roma e Papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale nel giugno 1991. Ai nipoti del cardinale Laghi è stato inviato un telegramma di cordoglio da parte di Benedetto XVI: ''La triste notizia della scomparsa del vostro caro zio cardinale Pio Laghi ha suscitato viva commozione nel mio animo nel grato ricordo del suo lungo e generoso servizio alla Santa Sede in particolare come rappresentante pontificio in diversi paesi e come prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica''. Il Pontefice rassicurava i familiari: avrebbe pregato Dio affinchè "voglia donargli il premio concesso ai fedeli servitori del Vangelo". Ecco, se questi sono i fedeli servitori del Vangelo..."

martedì 25 novembre 2008

Uomini e croci


Sull’Osservatore Romano del 24/25 novembre è pubblicato un articolo dello scrittore Juan Manuel de Prada intitolato Una semplice croce. L’articolo critica la sentenza con cui il giudice Alejandro Valentin di Valladolid ha permesso la rimozione dei crocefissi da una scuola pubblica, in nome della laicità dello stato.
Riporto alcuni stralci: “Il crocifisso, in definitiva, può offendere solo quanti vogliono - e in questo consiste in realtà il laicismo, per quanto si nasconda dietro alibi giuridici - che lo Stato diventi un nuovo dio, con potere assoluto sulle anime (…) Da qualche tempo, un impulso autodistruttivo si sta impossessando dell'Europa, trovando la sua espressione più triste e pervicace nell'ansia di cancellare dalla nostra memoria il lascito morale e culturale del cristianesimo; e in Spagna questo impulso autodistruttivo assume espressioni violente. Come gli scorpioni che si pungono con il proprio pungiglione e agonizzano vittime del loro veleno, si direbbe che noi europei abbiamo deciso di annichilirci, emarginando e dimenticando l'eredità storica che ci costituisce. S'inizia a confondere la sana laicità dello Stato con una belligeranza antireligiosa che cerca di negare all'uomo il suo vincolo con la trascendenza, che cerca di cancellare la nostra genealogia spirituale e culturale.(...) Riferendosi alla situazione sociale del Paese, il cardinale Rouco Varela ha rilevato che la storia della Spagna degli ultimi due secoli è stata, per disgrazia, segnata da tensioni che più di una volta sono degenerate in contrasti fratricidi. L'ultimo e il più terribile di tutti negli anni Trenta, nel contesto di una situazione internazionale caratterizzata da ideologie totalitarie di diverso segno. Si tratta di perseguire, senza rimozioni e codardie, "un'autentica e sana purificazione della memoria", fondata sugli alti ideali della giustizia, della libertà fino a quello evangelico del perdono e dell'amore fraterno. A tale cammino di riconciliazione tra le persone sono chiamate specialmente le giovani generazioni, che devono superare il pesante passato dimenticando rancori e contrasti.
Le reazioni italiane come al solito offrono materia per satira e risate da tutto il mondo.
Pierferdinando Casini afferma che paesi come Italia e Spagna hanno un’identità cristiana e che “i sani principi della laicità” non si possono confondere “con un laicismo di stato” che non lascerebbe spazio “al bisogno innato di religiosità” e che potrebbe sradicare “dalla nostra vita Dio e la religione”.
Molto più teatrale Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa (mi viene da ridere solo a pensare alla carica istituzionale che ricopre questo beone): “il crocifisso non un solo un simbolo religioso, ma è il simbolo di quei valori su cui abbiamo costruito la nostra storia e la nostra civiltà”. Rinunciare ad essi saebbe segno di una crisi “molto più grave” di quella economica in corso, tanto da far sentenziare: “Le crisi economiche si superano solo partendo dai valori, diversamente ci sarà l’Apocalisse”. (!!!!!!!! L'Apocalisse! Cazzo! Questo ha scomodato pure l'Anticristo!)
L’unica voce razionale non poteva che venire da un matematico laico: Piergiorgio Odifreddi, autore del libro Perche' non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) edito da Longanesi sostiene che “anche la Spagna, dopo tanti anni di franchismo sta diventando un paese civile: sentenze come questa sembrano anormali a noi che abbiamo una tradizione diversa, anche se mettere i crocifissi nei luoghi pubblici è un modo un po’ surrettizio di fare propaganda religiosa, come lo è d’altronde l’ora di religione”. Ricordando la sentenza di qualche anno fa che ammetteva la rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici in Italia (contestata proprio dalla “laica” Boniver), Odifreddi ricorda: “Mi colpì la reazione del mondo politico: lo stesso presidente Ciampi (quello della vignetta qui sopra) disse che questa era una sentenza assurda, e che non andava seguita. Mi sembrò un comportamento abbastanza singolare per un Presidente della Repubblica, e che la dice lunga su quanto da noi il concetto di laicità sia piuttosto avveniristico”. Odifreddi sostiene che il problema non è la Chiesa, che “ritiene di avere un messaggio da dare, ed è giusto che usi tutti i mezzi possibili per diffonderlo, ma della classe politica”.
Dovremmo seguire i consigli del cardinale Rouco Varela e dimenticare rancori e contrasti? Ma cosa ci chiedono di dimenticare esattamente?
Tutte le porcate che furono fatte in nome di Dio? E non parlo delle Crociate medievali.
Beh io non ho alcuna intenzione di dimenticare.
Non voglio dimenticare del sostegno ai regimi totalitari in Sud America, né del sostegno al franchismo. In particolare oggi non voglio dimenticare un recente studio della storica Lucia Ceci docente di Storia contemporanea all'università di Roma Tor Vergata, la quale ha rispolverato un documento del 24 agosto 1937, in cui il cardinale Jorio mette per iscritto, all'attenzione di Papa Pio XI, un parere sconcertante rispetto al senso comune della morale cattolica.
La Chiesa avrebbe dovuto collaborare — «nei giusti limiti» del diritto canonico — alla campagna per la «sanità della razza». Le «ibride unioni» (tra uomini italiani e donne abissine; parliamo della guerra d’Africa) andavano impedite «per i saggi motivi igienico-sociali intesi dallo Stato»: «la sconvenienza di un coniugio fra un bianco e un negro», e «le accresciute deficienze morali nel carattere della prole nascitura». Segue l'approvazione papale del documento firmato dal cardinale Jorio, trasmesso alla nunziatura d'Italia già il 31 agosto di quel 1937.
Dobbiamo dimenticare anche questo?

venerdì 21 novembre 2008

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi

Io se fossi Dio ne fulminerei di preti!
Diversi mesi fa la trasmissione Annozero dedicò un’intera puntata sul documentario della BBC Sex crimes and the Vatican. Si parlò del Crimen sollicitationis e furono intervistate alcune persone che con coraggio raccontarono la loro esperienza di vittime di preti pedofili. Mi colpirono due ospiti. Uno si chiama Marco e ne parlerò in futuro; l’altra era una donna ormai adulta che parlò di come Don Lelio Cantini le rubò l’infanzia e l’adolescenza. Il racconto suo e quello di altre vittime è sul libro Viaggio nel silenzio di cui ho già parlato qui e qui .
La notizia di qualche tempo fa è la seguente: Don Lelio Cantini, parroco dell’arcidiocesi di Firenze, è stato condannato da un tribunale ecclesiastico, quindi su ordine di Benedetto XVI, a due pene: la «sospensione a divinis» e la «dimora vigilata». Il motivo? È stato riconosciuto colpevole di «abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, delitto di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione, abuso nell'esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze». Così recita il dispositivo della sentenza messo a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede, dopo un’indagine istruttoria eseguita da una sua apposita commissione.
Un tribunale religioso ha dunque emesso una sentenza valida solo se il condannato appartiene a quella confessione e, naturalmente non ha alcuna validità in sede civile o penale.
L’impareggiabile rivista Micromega solleva una serie di interrogativi.“Tra i problemi che emergono ne enunciamo alcuni:
– La sentenza accenna a reati plurimi e aggravati di pedofilia (una parola non a caso accuratamente evitata). Ma quali sono nella loro concretezza? Quanti sono? A danno di quanti minori sono stati commessi? E di minori di quale età e di quale sesso? Nulla di preciso emerge dalla sentenza pubblicata dalla stampa. Si sa per vie traverse che si è trattato di adolescenti dai dieci anni in su, forse circa una ventina, di ambedue i sessi, plagiati e stuprati in vari modi dal prete pedofilo. Ad “Annozero”, una signora fiorentina ha raccontato la sua storia orripilante di bambina (la donna che ha parlato ad Annozero) costretta dal prete anche a rapporti orali, poi spinta ogni volta ad ammettere in confessione di essere una «puttana» per ottenere l’assoluzione. Pratica pedofila plurima che si è prolungata in segreto nelle sale parrocchiali per ben oltre 14 anni, dal 1973 al 1987 e dopo. La domanda è: poiché il prete e le vittime sono cittadini italiani, e poiché siamo in uno Stato laico di diritto, le motivazioni analitiche della sentenza ecclesiastica non dovrebbero essere di pubblico dominio, e comunque a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta? E poi, data la gravità dei reati e l’obbligatorietà dell’azione penale prevista nel nostro ordinamento giuridico, non spetta alla magistratura ordinaria italiana intervenire con rapidità sul «caso», a tutela dei diritti delle vittime, e per punire in modo esemplare il colpevole?
– Il tribunale ecclesiastico ha ridotto il prete allo stato laicale: era un prete, e la Chiesa di cui era prete poteva spretarlo per indegnità morale, o per aver abusato del sacramento della confessione. Bisogna dire che don Cantini, il cui «caso» è esploso solo nel 2004, su denuncia dei parrocchiani, era stato già inquisito dall’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli, nel 2007, e condannato a pene di una mitezza sconcertante: non dire messa in pubblico e fare penitenza, recitando miserere e mea culpa per 5 anni. L’attuale sospensione a divinis è una pena più grave, ma sempre dello stesso ordine.
- La sentenza canonica di condanna, controfirmata da Benedetto XVI, implica però una seconda pena: la «dimora vigilata», o residenza coatta: il prete pedofilo non può abbandonare il Convitto ecclesiastico fiorentino, dove è ricoverato per motivi di salute, altrimenti verrebbe colpito da scomunica (nonostante i gravi reati, fa dunque ancora parte della comunione, o comunità cattolica). Domanda: può un tribunale religioso, non statale e non riconosciuto dallo Stato, applicare misure di restrizione della libertà personale ad un cittadino italiano (come don Cantini era e continua ad essere)? (…) Le misure canoniche di restrizione della libertà del prete fiorentino sono simboliche, astratte, non coinvolgendo nel controllo dei suoi movimenti polizia e carabinieri, di cui il papa, capo di Stato straniero, non dispone in Italia."
E il giorno dopo la scure del Papa, monsignor Claudio Maniago parlò: "I fatti che riguardano don Cantini sono stati per me fonte di sconvolgimento, anzi di interiore sbigottimento."

L´arcivescovo ausiliare uscente di Firenze, nel corso di quella che è stata la prima dichiarazione in assoluto da quando è esploso il caso dell´ex parroco della Regina della pace
Mai, prima d´ora, nonostante le vittime avessero a più riprese chiesto al loro ex compagno di parrocchia, nonché pupillo di don Cantini, di raccogliere le loro denunce (arrivate poi all´arcivescovo Antonelli solo per la mediazione del cardinale Silvano Piovanelli) e di dargli almeno un segno di solidarietà, Maniago aveva rilasciato la più piccola dichiarazione.
Adesso, di fronte a quella che appare come la più pesante smentita della reticenza di Maniago, nonché della sua fiducia incondizionata nell´ex protettore - nel 2003, il giorno della sua consacrazione a vescovo, definito «un prete vero, che mi è stato e mi è di esempio ancora» - il giovane vescovo sembra aver finalmente optato per una improvvisa apertura.
Maniago sostiene quindi di aver mantenuto «riservatezza» non «perché avessi sottovalutato la gravità dei fatti, ma per rispettare la discrezione richiesta da un caso così doloroso, sostenendo il delicato lavoro di discernimento che ha impegnato prima il cardinale Antonelli e poi la Santa Sede». La «nitida» decisione del Papa, perciò, conclude, «aiuta a riconoscere il peccato e costituisce per il peccatore un´occasione di espiazione e di richiesta di perdono», mentre «nessuno scandalo deve poter fermare il cammino di fede». Quanta santità in queste parole! Ma, come dice il detto popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e la puzza del marcio di quelle parole si sente anche in procura.
Oggi l'inchiesta penale su don Lelio Cantini entra nelle stanze della curia. Esplora i rapporti tra il prete e il suo allievo prediletto, il vescovo ausiliare Claudio Maniago. Verifica alcune denunce che lo coinvolgono in festini a luci rosse e tentativi di plagio di alcuni fedeli per costringerli a cedere le loro proprietà. L'alto prelato non risulta iscritto nel registro degli indagati, ma nei suoi confronti sono già stati disposti accertamenti e controlli. I magistrati hanno acquisito i tabulati delle sue telefonate e ora si concentrano sui conti correnti bancari proprio per stabilire la fondatezza delle accuse.
Due dipendenti della curia e due sacerdoti accusano Maniago di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo «coperto». Lo accusano soprattutto di aver partecipato alla gestione del patrimonio immobiliare sottratto ai parrocchiani. Poi vanno oltre e sostengono che anche lui avrebbe partecipato a festini a luci rosse. Parlano di diversi episodi, l'ultimo sarebbe avvenuto nel 2003. «Più volte — affermano — ci ha minacciato per costringerci al silenzio, ma adesso non possiamo più tacere». Il 21 aprile scorso, il pm Paolo Canessa, riceve nel suo ufficio un uomo, P. C., gay dichiarato, che ha riconosciuto nella foto pubblicata sulle pagine locali di un quotidiano il vescovo Maniago, come colui che partecipò, nell’agosto di dieci anni fa, a un incontro «sadomaso». «Era agosto 1996 — racconta — e io, che sono omosessuale, avevo messo un annuncio su un giornale, nella rubrica "incontri sadomaso". Attraverso il fermo-posta fui contattato da una persona che mi diede appuntamento alla Certosa. Quando arrivò mi accorsi che era un sacerdote. Mi portò in una parrocchia vicino Cecina dove c'era anche un dormitorio estivo. Mi disse di chiamarsi don Andrea. Lì trovammo un altro prete e due ragazzi, certamente meridionali. Ebbi con lui un rapporto sessuale, poi rimasi la notte. Il giorno dopo mi dissero che sarebbe arrivato quello che loro chiamavano "il padrone". La sera ci fu l'incontro di gruppo, quel sacerdote l'ho riconosciuto in fotografia. Era Claudio Maniago ».L'uomo entra nei dettagli, si sofferma sui particolari. «A un certo punto dissi basta, non potevo continuare». Paolo C. ricorda la sua fuga, la crisi. Dice di averne parlato con don Andrea «che in seguito mi aveva contattato varie volte». E aggiunge: «Mi offrirono dei soldi, poi mi fecero un bonifico. Avevo paura che si potesse pensare a una sorta di estorsione per comprare il mio silenzio, ma loro mi dissero che volevano farmi soltanto un'offerta». Sono poco più di tre milioni di lire. Il testimone fornisce i dati per risalire all'operazione, i pubblici ministeri delegano la polizia a effettuare le verifiche. Il passaggio di denaro viene rintracciato sulla Banca delle Marche. Ora proseguono gli accertamenti patrimoniali per scoprire se ci siano stati altri episodi analoghi. Soltanto quando il quadro sarà completato si deciderà se formalizzare le accuse. Prima dell'iscrizione nel registro degli indagati i magistrati vogliono incrociare i dati a disposizione ed effettuare altri riscontri.

martedì 21 ottobre 2008

Giornata dello sbattezzo

Io se fossi dio...mi farei sbattezzare!
“Suoi (della Chiesa) sudditi, perché battezzati”. Con queste parole, il 25 ottobre 1958, la Corte d’appello di Firenze assolveva il vescovo di Prato, che aveva denigrato pubblicamente due giovani, da poco sposati civilmente. Nel 1958 il vescovo di Prato definì «pubblici peccatori e concubini» una coppia di battezzati sposatasi civilmente. La coppia subì gravi danni economici, intentò una causa al vescovo e la perse: essendo ancora formalmente cattolici, continuavano infatti a essere sottoposti all’autorità ecclesiastica. Ogni prelato può dunque tranquillamente permettersi esternazioni denigratorie nei confronti dei battezzati.
Il 25 ottobre 2008, a cinquant’anni di distanza, l’UAAR organizza una Giornata dello sbattezzo. ‘Sbattezzo’ significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l’elementare diritto, stabilito da un provvedimento del Garante per la privacy, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche.
Stando al Catechismo della Chiesa cattolica (n. 1213), il battesimo è il mezzo «mediante il quale ci si libera dal peccato e, rigenerati come figli di Dio, si diventa membra di Cristo, ci si incorpora alla Chiesa e resi partecipi della sua missione». Come un bambino di pochi giorni possa essere reso partecipe della missione della Chiesa resta, ovviamente, un mistero della fede.
La Chiesa cattolica, nel corso della sua storia, ha spesso abusato del battesimo per ottenere “conversioni forzate”, soprattutto nei confronti degli ebrei. Ancora oggi il Codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce questa assurda norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori»! Qualora si verificasse, i genitori dello sfortunato bambino potrebbero denunciare il battezzante per violazione dell’art. 30 della Costituzione
Per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo e agnostico è da considerarsi un apostata, e pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. 1364), un tipo di provvedimento canonico che si applica automaticamente, anche se la Chiesa non è al corrente del “delitto” commesso (lo stesso provvedimento comminato dal codice, per esempio, alla fattispecie di aborto volontario).
La giornata dello sbattezzo verrà presentata alla stampa e all’opinione pubblica venerdì 24 ottobre, ore 18, presso la Libreria Bibli (via dei Fienaroli 28, Trastevere, Roma).