mercoledì 13 aprile 2016

La fin absolue du mond - Cigarette burns di John Carpenter

 
Qualche giorno fa ho visto un episodio della serie Master of horror che mi ha letteralmente stregata.
La serie MoH raccoglie episodi a tema horrror diretti da maestri del genere.
Non poteva mancare il mio adorato John Carpenter anche se non può certo essere imbrigliato dai legacci di un'unica, per quanto amabilmente oscura, corrente cinematografica.
L'episodio è Cigarette burns.
Le bruciature di sigaretta, nel gergo dell'industria cinematografica, sono i cerchietti di luce che appaiono nell'angolo in alto a destra dello schermo. Queste bruciature danno il segnale al proiezionista che è arrivato il momento di sostituire la bobina durante la proiezione di un film. Un dettaglio tecnico per un film che narra ciò che avviene alle spalle del pubblico pagante di un cinema.


 
Il protagonista, Kirby Sweetman (il nostro Daryl preferito della serie The walking dead), è il gestore indebitato di un cinema d'essay specializzato nella proiezione di film di nicchia, rari e talvolta estremi.
Un ricco collezionista lo incarica di trovare, dietro lautissimo compenso, l'unica copia esistente del film La fin absolue du monde di Hans Backovic, proiettato a Sitges nel corso del Festival del Cinema fantastico della Catalogna. Quell'unica proiezione provocò una strage tra gli spettatori che finirono per uccidersi a vicenda nei modi più cruenti. Per questo motivo la pellicola venne distrutta dal suo creatore. Questa almeno fu la versione ufficiale. In realtà il nostro collezionista sa per certo che una copia esiste ancora e lui pagherà qualunque cifra per averla.
Man mano che il nostro Kirby procede nelle indagini, bruciature di sigaretta appaiono davanti ai suoi occhi e i suoi incubi personali si riaffacciano in maniera sempre più prepotente. La realtà viene man mano invasa da una meta-realtà fatta di visioni oscure. Il messaggio principale che ci viene inviato è che un film è magia; ma nelle mani giuste può essere un'arma.
Tutto ruota intorno al mondo del cinema più che al film stesso: la sala cinematografica, il proiezionista che pur non avendo visto il film perde l'uso della mano, il critico che impazzisce e passa il resto della vita a scrivere la sua recensione definitiva del film (recensione infinita dato che tutta la casa è invasa da pile di fogli stampati), il direttore della fotografia che diventa cieco e infine il regista morto suicida.
Con il dipanarsi della trama il caos prorompe sempre più nella realtà. Si fa corporeo nella figura inquietante di un orrido angelo privato delle ali e tenuto prigioniero nella villa del collezionista committente di Kirby. È lui la fonte certa dell'esistenza di una copia intatta del film.
 
Finchè lui esiste, anche il film esiste (noi siamo parte della pellicola, stretti al negativo come l'anima alla carne).
La fin absolue du mond non ha una trama specifica ma è una carrellata di incubi insanguinati da corpi martoriati e mutilati. L'angelo stesso è stato sacrificato al film con la scena del taglio delle sue ali operato da un aguzzino armato di sega a mano.
Ali che il collezionista ha applicato allo schienale di una sedia nel suo sontuoso studio.
Cigarette burns si conclude con la riconsegna delle pizze da parte di Kirby all'angelo mutilato che così si ricongiunge al suo doppio su pellicola. Il suo sacrificio estremo ad un processo creativo che è il film viene in parte ripagato con la dannazione di tutti coloro che avevano partecipato ad una creazione aberrante e blasfema.
Carpenter come sempre si conferma come anticonformista del genere.
Non ci offre salvezza, non ci consegna un finale assolutorio. 
Non c'è mostro peggiore dell'uomo e non c'è universo più caotico di quello che genera l'uomo stesso. Non c'è un dio, non c'è neanche un demone tranne quello che noi creiamo con la nostra arte.
Mi viene in mente l'angelo con le ali strappate di Joel Peter Witkin
e penso anche che il nostro John non abbia nulla da invidiare a Cronenberg che con il suo Videodrome ci aveva invitato a transitare 'verso la nuova carne'.
Carpenter vìola la carne infettando i corpi (La cosa), deformandoli (Seme della follia), tagliandoli e cucendoli (Fantasmi da Marte), mutandoli attraverso la possessione (Signore del male). Anche qui assistiamo alla performance estrema del collezionista che avvolge le proprie budella nel proiettore per creare la proiezione 'definitiva'.
La arte di Carpenter è e sarà sempre antiautoritaria (Essi vivono), anche verso l'arte stessa.
Il messaggio racchiuso nella frase: un film è magia; ma nelle mani giuste può essere un'arma era stato già veicolato precedentemente.
Nel Seme della follia un libro farà impazzire tutti coloro che lo leggeranno e aprirà le porte di un universo dominato dal caos e dal male.
L'influenza di Chambers è palese. Nel suo Re giallo un copione teatrale rende pazzi tutti coloro che si avventurano a leggerlo.
L'arte è un'arma e Carpenter ci ha dimostrato ancora una volta di essere decisamente un buon tiratore.
Buona visione