giovedì 13 agosto 2009

Sharon Bolton - Sacrificio

Ci aveva svegliato un’allodola, proprio mentre la luce argentea dell’aurora iniziava ad ammorbidirsi e a diventare un’alba dorata. Prima di colazione andammo a fare una passeggiata lungo la scogliera e osservammo le onde che si rifrangevano sulle rocce sotto di noi, mentre stormi di uccelli marini si davano un gran daffare a preparare i nidi, in attesa dell’imminente arrivo dei piccoli. Era una giornata incerdibilmente calda per essere le fine di maggio. I fiori rosa dell’armeria marittima e le minusciole campanule azzurre erano sparsi lungo la scogliera come coriandoli. Tornando verso casa lungo la strada, non riuscivamo quasi a vedere l’erba, completamente nascosta dalle primule. Le Shetland erano nel momento di massimo splendore.”

Questo è il paesaggio che fa sfondo alla storia che ho letto:
Sharon Bolton, Sacrificio, Mondadori editore.
La quarta di copertina, come al solito ci viene in aiuto per un assaggio di trama.

La decisione di Tora Hamilton di trasferirsi assieme al marito alle isole Shetland non è stata facile. Da medico abituato alla frenesia della vita d'ospedale, si è ritrovata catapultata in una comunità fatta di eterni e immutabili riti e in una natura tanto bella quanto aspra. Una domenica mattina, mentre scava una buca per seppellire un animale domestico, Tora scopre il cadavere di una donna. Il suo corpo, perfettamente conservato dal fondo argilloso, rivela ancora chiaramente la cavità che qualcuno, forse il suo assassino, le ha praticato nel petto per strapparle il cuore. Sulla schiena, incisi a sangue, tre simboli runici. L'autopsia, condotta in assenza di medico legale da Tora stessa, svela un altro agghiacciante dettaglio. La donna, al momento della morte, aveva appena partorito. Chi era la donna? Che macabro rituale si è svolto sul suo corpo? E soprattutto, dov'è il suo bambino? Enigmi che Tora dovrebbe lasciare alla polizia. Non farlo sarà la sua condanna. O forse la sua salvezza.

Io odio le storie narrate usando la prima persona. Mi tolgono il piacere della descrizione dei pensieri altrui visto che le vicende sono vissute e raccontate esclusivamente dal protagonista. Mi danno quel leggero senso di costrizione che si sentirebbe nel dover vestire i panni di un’altra persona togliendo la serafica distanza di spettatore/lettore che si ha quando si legge una storia narrata e vista dal di fuori. È un mio limite, lo riconosco. Questo romanzo è narrato dalla protagonista, Tora, personaggio mediamente antipatico. La classica dottoressa con cui andrei a litigare se mi capitasse alla ASL come medico curante. A parte questa nota personale devo dire che Sacrificio è uno di quei libri che offrono spunti di ricerca e spingono a cercare di saperne un po’ di più su luoghi e storie.

I luoghi ad esempio:
Le Isole Shetland (un tempo il nome era scritto Zetland, e in antico erano chiamate Hjaltland,) costituiscono una delle 32 regioni unitarie scozzesi. Sono un gruppo di isole situate tra le Isole Orcadi e le Isole Fær Øer, al largo della costa settentrionale della Scozia. Su circa 100 isole, solo dodici sono abitate. A causa della loro latitudine, nelle limpide notti invernali si può talvolta vedere in cielo l'aurora boreale (chiamata anche "luci del nord"), mentre in estate la luce del giorno è quasi continua, un evento che sul posto viene chiamato "simmer dim" ("pallida estate").

In quel momento, il modo intorno a noi mutò completamente. Fino ad allora avevamo attraversato un paesaggio fatto di ombre nere e grigie, di rocce coperte di resti di vegetazione, che si stagliavano contro un cielo di un intenso blu violetto. Un’infinita varietà di sfumature in assenza di veri colori. E all’improvviso in cielo un grande merciaio srotolò una pezza di finissima seta verde che restò sospesa in aria, altissima, estendendosi fin dove giungeva lo sguardo, mobile e scintillante, continuamente mutevole, emamando e riflettendo una luce che non aveva eguali. Intorno il cielo si fece ancora più nero. Gli alberi e le rocce acquistarono un rilievo aspro mentre il merciaio scuoteva la sua stoffa, il cielo di seta si increrspava e sfumature di un verde che non avrei mai immaginato danzavano di fronte a noi. I cavalli si immbilizzarono.
“oh mio Dio” mormorò Helen.
“Cos’è?”
Da nordovest arrivò una silenziosa esplosione di colori, come se nel cielo avessero aperto una finestra per permettere agli sbigottiti mortali di dare un’occhiata ai loro tesori. Piovvero cascate di raggi di un verde argenteo mescolato a un viola profondo e ai rosa più teneri e delicati che si possano immaginare; (…) Era un colore così ricco eppure così leggero che guardandovi attravrso si cedevano ancora le stelle. E così ci unimmo alla schiera dei pochi privilegiati che, grazie a una fortunata coincidenza di ora, luogo e condizioni atmosferiche hanno potuto assistere all’aurora boreale.
“Le Luci del Nord” dissi.


Trovandosi al punto più alto delle isole, Ronas Hill (con un'altezza di 450 metri alla latitudine 60° 32' 04"), verso metà dell'estate il sole non tramonta mai, mentre verso metà dell'inverno, al contrario, non sorge. Il nome antico in lingua gaelica scozzese delle isole Shetland (Innse Cat, "Isole del popolo dei Gatti") fa pensare che gli abitanti originali facessero parte dello stesso gruppo tribale che abitava il Caithness (il "Promontorio del Popolo dei Gatti",) e il Sutherland (Cataibh, la "terra del popolo dei Gatti"). Intorno al VII secolo vi giunsero dei missionari che iniziarono a convertire la popolazione al Cristianesimo.
Essendo praticamente a metà strada tra la Scozia e la Norvegia l’influenza scandinava è molto forte e anche le leggende che si tramandano sono derivate dai culti del nord. Le rune di cui si parla nel libro, incise sul corpo della vittima, ad esempio sono un antico alfabeto scandinavo.



Anche la leggenda dei Kunal Troll che viene riferita (lo so che non dovrei anticipare dettagli succulenti ma non credo di rovinare la lettura a nessuno) è di chiara provenienza nordica.
I Kunal Troll, come anche le fate in molte leggende del nord Europa, rapiscono donne (a scopo riproduttivo) e bambini (a scopo alimentare) e lasciano al loro posto una sorta di sembiante o replica della persona sottratta. La replica non viene riconosciuta come tale da nessuno tranne che da un religioso
Sacrificio non è stato il libro più bello che ho letto ma è sicuramente denso di spunti da approfondire e soprattutto ci trasporta in luoghi lontani, austeri e magici dove il sole, a fasi alterne, stenta a sorgere o a tramontare e dove la natura e la storia si intrecciano indissolubilmente nell’oscurità del terreno costellato di antiche pietre e nell’imponenza delle scogliere a picco sul Mare del Nord.