martedì 9 agosto 2011

Talbot, I numeri della sabbia

Dopo un lungo latitare eccomi di nuovo a parlare di libri.

Le statistiche ci dicono che in Italia i lettori sono una specie piuttosto rara e i grandi lettori (persone che leggono un libro al mese) una specie rarissima. Un libro al mese…un grande letore?! Sono rimasta esterrefatta quando ho sentito il servizio in TV. Considerato che da quando sono in ferie, ossia da 11 giorni ho letto 5 libri e ho gia’ addentato il sesto in quale statistica dovrei finire? O forse il ragionamento da fare dovrebbe essere il seguente: quanta gente non legge neanche l’etichetta di scadenza del latte se quelli come me aiutano a spalmare la quantita’ di letture fatte su una popolazione di analfabeto di ritorno che spinge l’Italia cosi’ in fondo alle classifiche di lettura?

Lasciamo perdere e passiamo al mio argomento preferito.

Oggi voglio parlare di una delle avventure lette durante queste ferie.

Talbot, I numeri della sabbia, Sperling e Kupfer.

Cominciamo con la quarta per capire di cosa parliamo.

“In questo romanzo singole esistenze si incrociano con il più grande mistero dell'umanità: la fine di tutto, l'Apocalisse. Più destini, più luoghi, più ipotesi, un'unica certezza: quella che la fine è vicina. Uno scienziato viene rapito. Un teologo si toglie la vita. Un riservato studioso e una donna, divisa fra due mondi, indagano: questa è la loro missione. Non l'hanno chiesta, ma non possono sottrarsi: il numero deve avere la sua soluzione. Oggi, prima che il mondo precipiti. E su tutto aleggia la potenza minacciosa di un magnate arabo che si prepara a ricacciare l'umanità nelle tenebre del Medioevo: le sue armi sono solo due numeri.”

L’Apocalisse e’ una parola greca che vuol dire Rivelazione. L’associazione di questa parola alla fine del mondo e’ dovuta all’ultimo capitolo della Bibbia, dove Giovanni ha una visione sugli eventi che chiuderanno la storia dell’uomo e apriranno le danze della resa dei conti tra il Bene e il Male che tenterà un ultimo colpo di coda per chiamare a se’ il maggior numero di anime umane.

Talbot provera’ in questo romanzo a tracciare un’ipotesi sugli eventi e soprattutto elabora una teoria numerologica sul dilemma che molti studiosi hanno cercato di risolvere: identificare il numero della Bestia 666.

Un ragionamento semplice ed affascinante che non rivelero’ naturalmente.

Il ritmo è incalzante e molto variegato, soprattutto perché i siti in cui la storia si svolge sono diversi.

Si comincia con la Città Eterna, Roma, con le sue magnificenze archeologiche e la sua storia millenaria.


Si passa a Dublino antica e affascinante capitale dell’Irlanda, con i suoi pub e la sua antica università.

Si arriva poi a Torino con la sua aura di oscurità religiosa


Si passa per Abu Dhabi moderna, ricchissima e immersa nel deserto

E si finisce in un posto affascinante come la Basilica di San Giulio sul lago d’Orta nei pressi di Padova.

Un viaggio interessante tra le righe di un’antica profezia che secondo l’autore va letta nella sua lingua d’origine: il greco..ma che io riporterò di seguito nell’italico idioma.

« Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. » (Apocalisse 13,16-18)


lunedì 25 luglio 2011

Gomez Jurado, Ultima ora nel deserto







Eccomi a parlarvi dell'ultima fatica di Juan Gomez Jurado: Ultima ora nel deserto, Longanesi editore.



Prima di tutto lasciamo parlare la quarta di copertina:




Una spedizione segreta, voluta e finanziata da un magnate ebreo americano, si muove nel deserto della Giordania. A guidarla è l’archeologo Cecyl Forrester, sulle tracce dell’Arca dell’Alleanza, la cui ubicazione è stata scoperta grazie a un nuovo frammento dei rotoli di Qumran. Assieme a Forrester viaggiano padre Fowler, agente dei servizi segreti del Vaticano, Andrea Otero, giornalista spagnola e la dottoressa israeliana Harel. Nessuno di loro però sa che c’è chi è disposto a tutto per far fallire la missione. Anche a uccidere.




Sicuramente Gomez Jurado ha un grosso talento nell’evocare scenari e situazioni coinvolgenti.




Il romanzo si dipana, almeno nella sua prima parte, su due linee temporali: una nel presente e l’altra negli anni della seconda guerra mondiale, dalla notte dei cristalli, che vide l’inizio dei rastrellamenti degli ebrei tedeschi, alla scioà provocata dall’ olocausto di molti ebrei che si rifugiarono in America e in molti altri paesi.



Il ritmo è serrato mantenendo alta l’attenzione del lettore.








L’ambientazione nel deserto giordano è descritta in modo magistrale, così come la descrizione del Simun, un vento caldissimo che periodicamente colpisce le zone desertiche dell’Africa settentrionale e del medio oriente. Un vento mortale, definito ‘velenoso’ (simun=veleno) a causa dell’alta temperatura che può causare la morte istantanea per calore.



I guai vengono solo alla fine, quando i nodi vengono al pettine e si scoprirà l’identità del sabotatore e soprattutto quando si capirà come mai il nostro eroe, padre Fowler (già visto nell’ottimo precedente lavoro la spia di Dio), si affanni tanto a cercare di proteggere la giornalista e come mai abbia fatto carte false per partecipare alla spedizione.



Non rivelerò nulla della trama poiché chi ha amato il personaggio del prete d’assalto Fowler vorrà seguirlo nelle sue avventure, specie se il nostro scrittore gli dedicherà altre storie. Quello che però non posso nascondere è la delusione di un intreccio ben presentato che si poggia sulle fragilissime motivazioni dei singoli personaggi.



Solo per i fan di Gomez Jurado.

venerdì 24 giugno 2011

NO al decreto anti intercettazioni






Nessun bavaglio all'informazione e nessun aiuto ai criminali. Le intercettazioni sono uno strumento di indagine indispensabile e i cittadini hanno tutto il diritto di essere informati sulla condotta e sulle malefatte di chi governa

venerdì 17 giugno 2011

Sfiduciamolo!



Qui si trova la petizione on line per chiedere le dimissioni di Brunetta!

mercoledì 15 giugno 2011

Angelology di Danielle Trussoni



“1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,



2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.



3 Allora il Signore disse: « Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni ».



4 C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi”



Genesi Cap.6








La traduzione sembrerebbe lasciare dei piccoli interrogativi sulla natura di questi ‘uomini famosi’. La parola ebraica è Nefilim e indica appunto i figli ibridi nati dalle donne e dai figli di Dio ossia gli angeli.





Il libro di cui parleremo oggi si aggancia a questo passo della Bibbia e sviluppa una trama a dir poco originale.



Veniamo alla quarta:



Quando il padre l’aveva affidata alle suore francescane del convento di St. Rose, vicino a New York, Evangeline aveva soltanto dodici anni. In quella pace operosa, la bambina è diventata donna e ha poi scelto di prendere i voti. Adesso si occupa della biblioteca del convento, che ospita un’eccezionale collezione d’immagini angeliche. Ma, proprio in quel luogo apparentemente così lontano dai turbamenti del mondo, Evangeline scopre alcune lettere, spedite negli anni ’40 dall’ereditiera Abigail Rockefeller a una suora del St. Rose: in esse vengono citati una misteriosa spedizione nella Gola del Diavolo, in Bulgaria, e il ritrovamento di un cadavere perfettamente conservato. Il cadavere di un angelo. Per Evangeline, quelle lettere sono il primo tassello di una storia che affonda le sue radici nella notte dei tempi: la storia degli angeli che hanno tradito Dio e della malvagità che è scesa sulla Terra con un battito d’ali; la storia dei Nefilim, le creature generate dall’unione tra gli angeli ribelli e i mortali; la storia degli angelologi, un gruppo di studiosi che, da generazioni, si tramandano il segreto dell’esistenza dei Nefilim e combattono contro di loro. E, soprattutto, la storia di uno strumento musicale di origine divina e dai poteri straordinari, uno strumento andato perduto e che ora Evangeline ha il compito di recuperare, prima che lo facciano i Nefilim. Perché la storia degli angelologi è anche la sua storia, e la loro missione è la sua missione. Perché il destino dell’umanità è nelle sue mani








Non sarà il libro dell’anno ma l’argomento è molto affascinante ed è sicuramente trattato con originalità. In mezzo a tanta editoria new age sugli angeli e la loro natura benevola e protettrice degli uomini ecco un libro che individua nei Vigilanti, gli angeli ribelli del libro di Enoch caduti in disgrazia presso il creatore e gettati in un abisso senza fine, una specie vivente priva di amore e potenzialmente pericolosa. I loro figli, i Nefilim, essendo un ibrido umano-angelico, raccolgono i caratteri peggiori di entrambe le razze e dominano segretamente le società umane fomentando guerre e stimolando un’economia basata sullo sfruttamento della specie inferiore: l’uomo.



Un libro che affronta scritti antichi come il libro di Enoch, escluso dalla Bibbia perché giudicato eretico, e miti altrettanto antichi come quello di Orfeo che grazie al suono di una lira incanta gli abitanti dell’Ade nel tentativo di strappare la sua amata Euridice dall’ombra senza fine.



Consigliato agli appassionati del lato oscuro ed apocrifo del cristianesimo.



Sconsigliato a chi pensa che l’angelo custode sia un essere spirituale a forma di bimbo paffuto che si cura dell’umanità guardandola con benevolenza.

giovedì 9 giugno 2011

Io vado a votare

Al referendum del 12 e 13 giugno.

Il voto referendario è l'unica forma di democrazia diretta.

Rinunciare all'utilizzo di questo strumento è rinunciare ad un pezzetto di libertà personale

martedì 24 maggio 2011

Sotto copertura di Preston e Child






Wikipedia dice: Un ingegnere sociale (social engineer) per definirsi tale deve saper fingere, sapere ingannare gli altri, in una parola saper mentire.


Un social engineer è molto bravo a nascondere la propria identità, fingendosi un'altra persona: in tal modo egli riesce a ricavare informazioni che non potrebbe mai ottenere con la sua identità reale.


Cosa fosse l’ingegneria sociale l’ho scoperto leggendo Profondo blu di Jeffery Deaver, che rimane uno dei thriller più belli che abbia mai letto.


Nella nuova fatica di Preston e Child, due autentici geni del genere, ritroviamo questa tipologia di approccio alle informazioni operata dal protagonista: Gideon Crew.


La quarta di copertina non ci spiega quasi nulla della trama, dato che parla delle prime 50 pagine di libro. La storia vera comincia proprio dopo gli eventi di seguito narrati.


Voleva soltanto una cosa: vendetta.


Quel ricordo lo avrebbe inseguito ovunque. Ogni giorno della sua vita.
Gideon ha solo dodici anni quando il padre, un matematico al servizio del governo americano, viene freddato sotto il suo sguardo impotente. Una raffica di proiettili sparati dalla polizia contro quell’uomo disarmato, ma ritenuto colpevole di alto tradimento, annienta il professor Melvin Crew, distrugge la sua reputazione e mette a repentaglio il futuro della sua famiglia. Dieci anni dopo, sul letto di morte, la madre rivela a Gideon una verità troppo a lungo taciuta: suo padre era innocente, ed è stato assassinato perché, in piena guerra fredda, era a conoscenza di segreti scomodi per l’Agenzia per la sicurezza degli Stati Uniti. «Pareggia i conti» gli sussurra la donna. È la vendetta l’unica eredità di Gideon, una missione quasi impossibile, dato che il file che dimostra l’innocenza di Melvin Crew sembra scomparso nel nulla. Ma Gideon non ha fretta: ha tutta la vita davanti per trovare il mandante della esecuzione del padre. E negli anni si prepara con cura, laureandosi al MIT e diventando un genio del calcolo della probabilità e un maestro nell’arte della contraffazione e della manipolazione. Ma quando finalmente la sua vendetta sta per compiersi, il destino lo viene a cercare di nuovo. Perché qualcuno ha studiato ogni sua mossa, e ora è deciso a fare di lui un agente molto speciale…


Credo proprio che Gideon Crew diventerà uno dei miei eroi preferiti … naturalmente dopo Lincoln Rhyme e Aloysius Pendergast.


Non dirò nulla della trama per non disturbare la lettura ai fan di Preston e Child.


Dirò solo che non resteranno delusi.

lunedì 23 maggio 2011

Il labirinto dei libri segreti

Devo dire che non è il libro dell’anno, ma non posso nascondere l’innegabile fascino profuso da alcune pagine. La trama è piena di difetti; a tratti il lettore faticherà non poco a mettere insieme i tasselli, visti i continui salti nel tempo operati dagli autori. A me piace il romanzo svolto su diversi piani temporali; mi piace viaggiare avanti e indietro e visitare le innumerevoli stanze del tempo che compongono la storia, ma alcuni salti temporali risultano ridondanti e la continua frammentazione del tessuto di questa trama rimane alla lunga indigesta.


Ho comunque apprezzato alcuni attimi di illuminazione. La qualità più bella di questo libro è l’atmosfera di una città magica e sfuggente per i suoi mille aspetti: Parigi.


Antica, bellissima e piena di piccoli e grandi segreti. Teatro della vita di tanti personaggi che hanno dato un’impronta indelebile alla storia europea e mondiale attraverso l’arte.



Seguiremo così Oscar Wilde in Rue des Beaux Arts, l’hotel che lo ospitò fino alla morte;



saremo accanto a Jim Morrison (vero protagonista della storia) in Rue Beautreillis 17 dove visse gli ultimi giorni della sua vita e dove morì in circostanze non chiare a giugno del 1971.



Visiteremo una Ile de Citè (sede di Notre Dame) di epoca romana, quando l’isola ospitava un bosco sacro per i Galli e dove i loro sacerdoti, i druidi, officiavano cerimonie che ancor oggi celebriamo come festa popolare il 31 ottobre


Conosceremo in particolare un druido il cui nome attraverserà i secoli per tornare nel 19° secolo ad incarnarsi nel fondatore dello spiritismo: Allan Kardec.



Tutti questi artisti e pensatori e molti altri che non ho nominato ma che appaiono nel libro sono accomunati dalla loro destinazione finale: il cimitero di Pere Lachaise






Luogo di eterno riposo per i morti e di meditazione per i vivi che visitano gli innumerevoli artisti e attori della storia lì sepolti.



Potremo così ammirare la tomba monumentale di Wilde






Il dolmen di Allan Kardec






E la lapide di Jim Morrison rimasta senza il busto che lo ritraeva, rubato da qualche idiota. Sulla lapide c’è una frase scritta in greco che sarà il leit motiv del libro:



Κατα τον δαιμόνα εαυτού – Segui lo spirito che ti appartiene



Un passo di questo strano libro evoca l’atmosfera di Pere Lachaise in modo particolare:




“E’la vostra ultima occasione, la nostra ultima speranza. In questo grembo o tomba, noi siamo liberi dal brulichio delle strade. Dovunque nuovi seguaci si aggiungono alla nostra processione. Ci troverai nel luogo dove puoi trovare insieme racconti di re, dèi in terra, guerrieri, ma soprattutto cuori di amanti ciondolanti come gioelli. Io sono una guida nel labirinto, un crocevia, un luogo dove gli spettri risiedono per sussurrare alle orecchie dei viaggiatori e interessarli al loro destino”



venerdì 20 maggio 2011

Current non deve chiudere




Da http://nocensura.current.com/


Sky ribalta la decisione di trasmettere il canale di Al Gore e si appresta a cancellare il solo canale di Informazione Indipendente in Italia


Dal 2008 Current lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono.

Per costruire servizi che arrivano dove gli altri non vanno.


Per dare ai propri telespettatori un'informazione varia e senza censura, perché conoscere la verità è l'unica via per formarsi un'opinione propria.


Dal 2008 Current è l'unico canale veramente indipendente in Italia.


A maggio del 2011 vogliono toglierti il diritto all'informazione indipendente. Vogliono oscurare Current.

Vogliamo fermarli.


Se lo vuoi anche tu, puoi fare la tua parte. Puoi scrivere direttamente a SKY chiedendo di non chiudere Current all'indirizzo tom.mockridge@skytv.it Amministratore Delegato di Sky Italia. Segui gli aggiornamenti su facebook.com/currentitalia e twitter (#salviamocurrent).

Tutti insieme, SALVIAMO CURRENT.


Da Main Fatti:


Intervistato in precedenza da Beppe Severgnini per Corriere.tv, l'ex vicepresidente americano aveva anche sottolineato come tale decisione sarebbe nata per fare "un favore a Berlusconi". "News Corp (la holding di Murdoch, ndr) sta cercando di entrare nel business del digitale terrestre - spiega Al Gore a Beppe Severgnini - però, per questo, ha bisogno del consenso di Berlusconi". Current Italia, infatti, spiega sempre Al Gore, è una "televisione realmente indipendente", ricordando come siano stati loro "i primi a mandare in onda Citizen Berlusconi o documentari che hanno mostrato che la sporcizia a Napoli c'è ancora". Il canale di Al Gore ospitò anche sul satellite Michele Santoro in occasione di "Raiperunanotte" nel 2010 quando i talk show furono interrotti in occasione delle regionali, ma trasmise anche il racconto personale di Roberto Saviano. In onda tra gli altri contenuti, attualmente, va "Passaparola" di Marco Travaglio, "Fuoriluogo" di Luca Telese e "Il Tritacarne" di Giuseppe Cruciani.

giovedì 19 maggio 2011

Doors - The crystal ship



Il libro che sto leggendo mi ha fatto rispolverare il ricordo di una canzone dei Doors e mi ha fatto conoscere una poesia di Jim Morrison della quale riporto solo i versi citati nel libro.



Del libro parlerò quando lo avrò finito.




Da ‘IL GIARDINO SEPARATO’ di Jim Morrison



La morte rende angeli tutti noi



e ci dà ali dove avevamo spalle



lisce come corvine grinfie






The crystal ship (testo)




Before you sleep unto



Unconsciousness



I'd like to have another kiss



Another flashing



Chanche at bliss



Another kiss



Another kiss



The days are bright



And filled with pain



Enclose me in your gentle rain



The time you ran



Was too insane



We'll meet again



We'll meet again



Oh tell me where



Your freedom lies



The streets are fields that never die



Deliver me from reasons why



You'd rather cry



I'd rather fly



The crystal ship



Is being filled



A thousand girl



A thousand thrills



A million ways to spend your time



When we get back



I'll drop a line







La nave di cristallo (traduzione)




Prima che tu scivoli nel sonno



Dell'incoscienza



Vorrei avere un altro bacio



Un'altra risplendente



Opportunità di beatitudine



Un altro bacio



Un altro bacio



I giorni sono luminosi



E pieni di dolore



Avvolgimi nella tua dolce pioggia



Il tempo da cui sei fuggita



Era troppo insensato



Ci incontreremo ancora



Ci incontreremo ancora



Dimmi dove



Giace la tua libertà



Le strade sono campi che non muoiono mai



Salvami dalle ragioni per cui



Tu dovresti piangere



Ed io dovrei volare



La nave di cristallo



Sta per essere riempita



Mille ragazze



Mille brividi



Un milione di modi per passare il tempo



Quando torneremo



Ti scriverò

video

venerdì 22 aprile 2011

Il rito


‘In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore’ direbbe Battiato.


Non posso concordare col maestro perché io adoro l’horror in tutte le sue vesti. Amo l’horror. Perché? Non lo so, ma adoro assistere alle manifestazioni del male in tutte le sue forme. Sarà una deviazione, me ne rendo conto.


Tra tutti i film del genere poi ho una predilezione per quelli di argomento religioso e, naturalemnte nessuno potrà mai eguagliare l’Esorcista. Ancora non ho conosciuto qualcuno che non si sia letteralmente cacato in mano vedendolo.


I film che parlano del Demonio con la D maiuscola rappresentano la lotta antichissima, ancestrale tra il Bene puro e il Male puro. Una lotta che risale a prima della creazione del mondo e dell’uomo la cui anima sembrerebbe essere la posta preferita dai due concorrenti in questa eterna partita a poker. L’ultima fatica filmica che affronta l’argomento è il Rito, interpretato da Anthony Hopkins.







C’è qualcosa che non funziona in questo film. Nonostante alcune scene particolarmente coinvolgenti e ansiogene e nonostante la bravura del nostro dottor Lectar, il sapore che resta alla fine della pellicola è quello di pasto sciapo. Le emozioni svaniscono subito lasciando la sensazione di un finale buttato là senza troppa convinzione.


Eppure lo scenario era perfetto.


Roma. La Città Eterna che ha visto il cristianesimo farsi strada a suon di esecuzioni nel nostro magnifico Colosseo.


Roma. Custode e baluardo della fede da due millenni, sede in Terra dell’incarnazione di Cristo nel suo vicario, il Papa. Roma con le sue antiche rovine e i suoi cortili pieni di gatti.




Qui giugne il protagonista, un seminarista americano molto poco convinto della sua fede il quale viene inviato a seguire un corso di esorcismo in Vaticano e viene poi indirizzato verso un esorcista per assistere all’esecuzione di un rito di esorcismo. Il prete esorcista è tipo brusco e sbrigativo, che non manca di simulare rituali di allontanamento del male laddove non ravvisi la vera presenza del maligno ma solo un po’ di creduloneria.







La cosa non piace al nostro giovane e scettico seminarista che vorrebbe vedere un po’ più di medici e un po’ meno preti intorno a certi ‘pazienti’. Ben presto dovrà confrontarsi invece col maligno che lo braccherà, lo provocherà e lo indurrà a mettere a nudo i suoi traumi e a confrontarsi con le sue incertezze sulla fede e sulla vita. Insomma il vero psicologo sembrerebbe essere proprio il Demonio. E il suo lavoro lo fa talmente bene da risolvere tutti i nodi emotivi e psicologici del nostro eroe.


Lo so; sto smontando l’atmosfera. In realtà l’unico punto forte del film è proprio l’atmosfera, l’ambientazione perfetta di antiche mura e vicoli soffocanti; le case vecchie e semibuie alle quali il nostro giovane americano fatica ad abituarsi.


Purtroppo è tutto il resto a stonare.





Più che una lotta tra Bene e Male sembra una variante del sogno americano: se ci credi puoi raggiungere la vetta. Sembra una produzione di Scientology: scopri il tuo vero io e avrai il mondo ai tuoi piedi. Così il nostro eroe, a un passo dall’abisso, riesce a vincere la lotta sul demone credendo non in Dio ma in sé stesso.


Una storia di possessione dovrebbe essere un po’ più europea, dovrebbe lasciare maggiore spazio allo smarrimento, lasciare da parte il raziocinio e trascinare lo spettatore nell’abisso caotico del Male che non dorme mai.


Si dice che la vittoria più grande del Demonio sia aver fatto credere al mondo di non esistere. Qui invece abbiamo un entità che fa di tutto per dimostrare la propria esistenza allo scettico. Come un life coach (sono quelli che ti portano ad avere fiducia in te stesso per realizzarti nel lavoro) alla fine riesce a tirar fuori dal seminarista l’esorcista che è in lui e inevitabilmente se la prende in quel posto perché viene scacciato dal corpo del posseduto.






La perfezione di un film come l’esorcista non è stato solo il trucco e il vomito verde. La figura di padre Karras è meravigliosa: un uomo, un prete di lunga esperienza che sta perdendo la fede nel mondo e forse anche in Dio. Razionale ma anche empatico verso il dolore del prossimo. Pronto ad ascoltare le parole del vecchio esorcista che lotterà insieme a lui. Pronto a dare la vita per salvare una bambina massacrata nel corpo e nell’anima da un Male antichissimo che si diverte a disputarsi con Dio le anime degli uomini da un tempo immemorabile.


C’è spessore, c’è sofferenza interiore e c’è sacrificio. Tutto ciò che chiunque abbia un retaggio culturale cattolico percepisce e comprende. Il Rito è invece una produzione anglosassone, protestante e forse anche un po’ new age. Scopri il professionista che è in te. Non c’entra nulla l’antica lotta tra il Creatore e l’Angelo Caduto.


Tirando le somme è un film da vedere perché Hopkins è Hopkins e secondo me va visto sempre. Magari non al cinema pagando 7 e passa euro. Piacerà molto ai manager e ai giovani del PDL.


martedì 12 aprile 2011

Un Papa caro...anzi carissimo!



Io...se fossi Dio manderei per stracci il mio vicario in terra, ma a quanto pare il vicario non è d'accordo.



Da Micromega



Un fremito profondo agita la Chiesa del Nordest, che si appresta ad accogliere la visita pastorale di Benedetto XVI, in programma il 7 e l'8 maggio prossimi (prima tappa ad Aquileia, finale a Venezia). A turbare la comunità è il quadro di eccessi e pretese, che, con la malagrazia di un ospite non gradito, sta anticipando il viaggio del Papa. Inizialmente, a storcere il naso, era stata solo qualche anima candida. Era successo, per esempio, quando, ad inizio febbraio, si era saputo che la sartoria dei pontefici, la «X Regio» di Quarto d'Altino, aveva chiesto al governatore veneto Luca Zaia un contributo di ben 290 mila euro per la confezione delle vesti liturgiche, che saranno utilizzate durante la celebrazione della santa messa conclusiva di Parco San Giuliano, a Mestre. Poi era stata la volta dell'anticipazione sulle modalità di spostamento di Ratzinger, che in Laguna, dove un Papa manca del 1972, anno della storica visita di Paolo VI, si muoverà a bordo di elicotteri, jeep e motovedette. Anche in quel caso, però, ad agitarsi erano stati in pochi. Oggi, tuttavia, il disagio della Chiesa del Triveneto sembra avvertirsi con sempre maggiore evidenza. L'ultimo segnale, in questo senso, arriva da un piccolo centro del Vicentino, Calvene, dove il prete del paese, don Moreno Bagarella, ha deciso di scrivere al settimanale diocesano (la «Difesa del Popolo») per dichiarare la propria indisponibilità a versare la colletta speciale, promossa dai vescovi di Veneto e Friuli, per l'arrivo di Benedetto XVI. «Mi permetto di manifestare il mio dissenso –- ha affermato don Moreno nella sua lettera -– circa l'iniziativa dei vescovi di indire una colletta speciale per l'arrivo del Papa in maggio. Premetto che non metto in dubbio il valore della visita papale, ma vorrei comunicare il disagio dei parrocchiani di fronte al depliant mandatoci dalla curia e accompagnato dalle lettere dei vescovi. Il disagio – ha spiegato il sacerdote – è vedere come un evento così importante viene comunicato con un bollettino postale o con una colletta “consigliata”; cosa che a qualcuno fa subito esclamare: “Ecco un'altra occasione per la Chiesa di chiedere soldi». Don Moreno dunque ha proseguito. «Ma è proprio il caso di fare questa scelta così “sobria e generosa” – si è chiesto il prete – in questo momento in cui le famiglie hanno qualche difficoltà a dare le solite offerte in chiesa? E quale idea di chiesa passiamo ancora una volta alla nostra gente?

lunedì 11 aprile 2011

Documenti FBI su oggetti volanti


Da Repubblica


Questa volta il documento sugli Ufo viene niente meno che dall'FBI. Secondo l'agente Guy Hottel, il 22 marzo del 1950 tre oggetti volanti non identificati precipitarono nel New Mexico e furono "catturati" dal servizio investigativo americano. All'interno dei velivoli c'erano nove corpi dalle fattezze umanoidi alti circa 90-100 centimetri. Gli oggetti non identificati avevano un diametro di circa 16 m ed erano leggermente rialzati al centro. Insomma Ufo nel senso più classico del termine. "Gli occupanti erano vestiti come i piloti dei jet", racconta Hottel nel suo documento. E' possibile, conclude l'agente dell'FBI, che gli oggetti volanti siano precipitati causa delle interferenze dei numerosi radar presenti nell'area. Questa testimonianza è in una serie di altri atti resi pubblici dall'FBI negli ultimi giorni in un suo sito Internet dove vengono divulgati documenti non più segreti richiesti dai cittadini statunitensi. Il sito Vault 1 presenta testi che riguardano vari aspetti delle investigazioni dell'FBI, dai diritti civili ai ganster, dalle testimonianze di ricerche su organizzazioni criminali fino a quelli che vengono definiti "fenomeni inspiegati". I documenti vengono lasciati sul sito fin quando vi è una certa richiesta da parte del pubblico, dopo di che vengono cancellati. Attualmente tra i documenti c'è, tra gli altri, il caso Hottel. Interessante però è anche il documento che riguarda il caso ufologico noto come "incidente di


Roswell". Si verificò nel luglio del 1947, quando qualcosa di strano per quell'epoca precipitò in prossimità della cittadina di Roswell, nel New Messico. I racconti passati di mano in mano segnalano che dapprima un comunicato stampa pubblicato dalla base aerea che si trovava in prossimità di quella località parlava proprio di un "disco volante", ma poi le dichiarazioni ufficiali statunitensi spiegarono che si trattava di un semplice pallone sonda e a tal proposito vennero mostrate alcune immagini. Il caso però ha continuato ad alimentare sospetti e ancora oggi viene avanzata l'ipotesi che a cadere nel deserto non fu un pallone sonda, ma qualcosa di sconosciuto. Ebbene il sito dell'FBI il caso sembra offrire una soluzione: si parla di un oggetto che aveva la forma di un disco esagonale che doveva essere sospeso per mezzo di un cavo a un pallone, il quale aveva un diametro di circa sei metri e mezzo, e si dice anche tuttavia, che secondo comunicazioni telefoniche tra due basi aeree l'ipotesi del pallone sonda fosse poco credibile. In ogni caso il pallone e il disco vennero portati alla base aerea e lì trattenuti senza ulteriori analisi.